La menzogna

03 Giu 2010

Ezio Mauro

C’è qualcosa che lega insieme l’attacco di Berlusconi a Repubblica, durante l’ultima puntata di Ballarò, (dopo che Massimo Giannini gli aveva ricordato le sue dichiarazioni di sostegno agli evasori fiscali), le accuse all’Ipsos perché Nando Pagnoncelli aveva semplicemente illustrato il suo calo di consensi nei sondaggi, e la legge che vuole imbavagliare la stampa: è l’uso della menzogna come arte di governo, per la paura – anzi il terrore – che il Premier prova per la verità.
In due occasioni il Presidente del Consiglio (2004 e 2008) aveva pubblicamente spiegato che bisogna considerare “giustificabile” l’elusione o l’evasione quando le tasse sono troppo alte (come in Italia), perché in questo caso l’evasione “è in sintonia con l’intimo sentimento di moralità” del contribuente. L’altra sera ha preferito dimenticarsene, negando platealmente la realtà, pur di rientrare in qualche modo dentro la cornice di emergenza economico-finanziaria disegnata dal suo ministro dell’Economia, che ormai lo commissaria persino in tivù.
L’accusa all’Ipsos e a Pagnoncelli è la conferma di una visione totalmente ideologica del Paese e della politica, dove non c’è spazio per l’irruzione della verità e i sondaggi che non certificano l’immutabilità perenne del consenso e del comando sono automaticamente “fasulli”: semplicemente perché non coincidono con l’immagine che il leader ha di sé, e che lo specchio magico dei suoi telegiornali gli restituisce ogni giorno, rassicurandolo nel controllo della realtà.
Il rifiuto di ogni contraddittorio, confermato da quel telefono riagganciato in diretta televisiva dopo il diktat sovrano, è la prova di un arroccamento più impaurito che arrogante, con il Premier ormai incapace di discutere e di accettare un confronto. Si capisce perfettamente, dopo l’ultimo reality show berlusconiano, la legge bavaglio: impediamo ai giornali di raccontare la realtà, così un’unica verità di Stato verrà distribuita ai cittadini del più felice Paese del mondo. Ma le bugie hanno le gambe corte, e il tempo dell’inganno è scaduto.

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