Le primarie democratiche del 2026 stanno diventando un campo di battaglia per la selezione della nuova classe dirigente del partito. Il conflitto non replica quello trumpiano che abbiamo descritto nell’articolo precedente.1 Nel GOP Donald Trump usa le primarie dall’alto per trasformare il partito in uno strumento di fedeltà personale: scaglia i suoi candidati contro chi devia dalla linea, premia con il suo endorsement chi obbedisce. L’obiettivo è forgiare un Congresso ben integrato nel suo progetto autocratico.
Tra i Democratici, invece, si sta svolgendo una battaglia per l’anima del partito. L’establishment punta sì su candidati calati dall’alto, ma cerca gli “eleggibili”, centristi capaci di attrarre gli indipendenti e i repubblicani non trumpiani nei collegi competitivi. Questa strategia è contestata dalle reti progressiste interne ed esterne al partito, guidate da figure iconiche della sinistra democratica come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez (comunemente indicata con l’acronimo AOC), che vedono nelle primarie una leva per sfidare dal basso apparati e finanziatori tradizionali e cercano di imporre una classe politica nuova, capace di mobilitare energie rimaste fuori dal voto.
Su questa partita aleggia la figura di Barack Obama. Anche l’universo obamiano appare diviso. Una parte dei più stretti collaboratori dell’ex presidente resta vicina alla prudenza centrista; un’altra parte – e Obama sembra essere tra questi – sembra aver colto la necessità di un “populismo progressista” capace di parlare di salari, costo della vita, casa, sanità e lavoro, ma anche di famiglia, patria e fede. I candidati obamiani dunque non necessariamente coincidono con la “sinistra” tradizionale.
La strategia moderata-centrista
l primo fronte è il Democratic Congressional Campaign Committee, la struttura del partito che lavora per eleggere democratici alla Camera. Nel maggio 2026 il DCCC ha allargato il programma “Red to Blue”, pensato per sostenere candidati competitivi nei collegi contendibili attraverso appoggio organizzativo e finanziario ai profili ritenuti più forti per novembre.2 Per i progressisti, invece, l’ eleggibilità” non è che il vecchio argomento con cui l’establishment democratico giustifica la scelta di candidati moderati e rassicuranti. Una profezia autoavverante: il partito finanzia i moderati, li rende visibili, li protegge, poi usa il loro vantaggio come prova che solo i moderati possano vincere.3
Il caso più chiaro è California-22, collegio contendibile oggi in mano al repubblicano David Valadao. Il DCCC sostiene Jasmeet Bains, deputata statale e medico, candidata dal profilo moderato. Contro di lei corre Randy Villegas, professore universitario e progressista sostenuto da Bernie Sanders, Dolores Huerta (storica sindacalista e leader per i diritti civili) e il Working Families Party, formazione della sinistra che cerca di influenzare il partito dall’esterno. Il distretto è diventato più favorevole ai Democratici dopo il ridisegno dei collegi, ma Valadao resta una figura forte e ben finanziata. La primaria si terrà nel giugno 2026.4 Qui la battaglia appare in forma quasi pura: il DCCC prepara la sfida al repubblicano selezionando un eleggibile; i progressisti cercano di adeguare l’offerta politica alle domande della base.
Su questo terreno il vecchio centro democratico è ben rappresentato da Third Way, il principale think tank dell’area, che ha una linea molto chiara: i collegi contendibili decidono la maggioranza alla Camera e il modello nazionale per vincere lì non sarebbe Zohran Mamdani – il socialista democratico che si è imposto alle primarie di New York e ha conquistato la carica di sindaco in una città profondamente progressista – ma Abigail Spanberger e Mikie Sherrill, due moderate che hanno vinto la corsa per il governatorato in Virginia e New Jersey attraendo indecisi e swing voters.5
Le diverse strade dei progressisti
Il secondo fronte è la costruzione di una macchina progressista alternativa. Justice Democrats, Fire Agency, Working Families Party e altre reti nate attorno all’esperienza Sanders reclutano candidati, li formano, raccolgono fondi, costruiscono campagne. L’obiettivo è portare in Congresso un nuovo personale politico: militanti, insegnanti, sindacalisti, organizer, candidati meno tecnocratici, più popolari, capaci di allargare il blocco sociale progressista democratico.
Graham Platner è uno degli esempi più citati. Si presenta in Maine, uno dei terreni decisivi per il Senato. Il seggio è repubblicano ma contendibile. Platner, veterano dei Marines e coltivatore di ostriche, guida una campagna anti-corporate, sindacale, favorevole alla sanità universale. Rompe la caricatura della “sinistra da campus universitario” e parla un linguaggio ruvido. La proposta di eliminare le tasse federali su benzina e diesel, compensando il gettito con tasse sugli ultra-ricchi, traduce il populismo economico in una misura immediata per uno Stato dove energia e trasporti pesano molto sulle famiglie. La sua candidatura ha oscurato quella di Janet Mills, figura istituzionale sostenuta dall’establishment democratico. La primaria è prevista per giugno 2026.6
Anche Analilia Mejia nel New Jersey-11 appartiene a questa costellazione. Progressive organizer già alla guida della New Jersey Working Families Alliance e direttrice politica della campagna Sanders 2020, ha vinto una primaria speciale contro Tom Malinowski, figura più istituzionale ed ex membro del Congresso. Il distretto è favorevole ai Democratici, quindi la sfida riguardava direttamente gli equilibri interni al partito. Il profilo di Mejia racconta un modello preciso: una militante cresciuta nelle reti progressiste e sindacali, prodotto dell’infrastruttura organizzativa costruita dalla sinistra democratica nell’ultimo decennio, capace di trasformare il suo capitale militante in una candidatura congressuale.7
Esistono però strade diverse. In Texas, uno Stato fortemente repubblicano, quindi difficile, la primaria democratica per il Senato statale ha visto la vittoria di James Talarico contro Jasmine Crockett. Nessuno dei due rappresentava la sinistra socialdemocratica. Crockett – donna, nera, avvocata, già deputata e vicina a Kamala Harris – esprimeva una linea identitaria tradizionale: diritti civili, razza, rappresentanza delle minoranze. Talarico ha invece combinato linguaggio religioso, populismo economico e appello generazionale. Qui lo schema “centro contro sinistra” è meno lineare. Talarico non è un centrista clintoniano, ma neanche un progressista urbano-socialista nel solco Sanders-AOC. Il suo linguaggio evoca un progressismo morale e comunitario, patriottico e radicato nella fede: ma è una fede che gli fa dire che bisogna “ribaltare i tavoli” come fece Gesù quando cacciò i mercanti dal tempio.8 La sua vittoria suggerisce che la nuova élite democratica, quella capace di trasformare la rabbia sociale in fiducia elettorale, potrebbe avere un profilo non riconducibile alle catergorie tradizionali destra/centro/sinistra, già del resto un po’ ellittiche rispetto alla storia americana.
Obama e il populismo progressista
L’universo obamiano si inserisce in questa partita non lineare. Per anni l’obamismo ha significato coalizioni ampie, linguaggio post-ideologico, gradualismo, fiducia nella competenza e cautela istituzionale. Nel 2026 qualcosa si smuove. Da un lato esponenti moderati come Jim Messina, manager della campagna Obama nel 2012, pendono dalla parte dell’establishment. Recentemente Messina ha partecipato a un meeting di Third Way centrato sulla necessità di scongiurare il rischio che la nuova sinistra “modello AOC” diventi il volto del partito in vista delle presidenziali del 2028.9
Dall’altro lato David Axelrod, architetto politico della vittoria di Obama nel 2008, ha ospitato proprio Alexandria Ocasio-Cortez in una lunga conversazione pubblica nel suo Institute of Politics dell’Università a Chicago. Offrendole una piattaforma di alto profilo ne ha legittimato non solo le ambizioni politiche, ma anche le posizioni radicali su sanità pubblica, salario dignitoso, diritti dei lavoratori, potere dei miliardari e working class.10
Personalmente, Barack Obama si sta impegnando in più direzioni. Resta una figura decisiva per il campo democratico moderato e istituzionale. Nelle elezioni a governatore del 2025 in Virginia e New Jersey ha sostenuto Abigail Spanberger e Mikie Sherrill.11 Ma l’ex presidente ha anche cominciato a dialogare con figure che il vecchio centro avrebbe trattato con grande sospetto. In una conversazione pubblica al Presidential Center di Chicago ha citato positivamente Zohran Mamdani e ha insistito su un linguaggio semplice: salari, costo della vita, dignità, pensioni, giustizia economica.12 E in Texas ha incontrato James Talarico, lanciando un segnale di sostegno a una figura progressista ma non socialista, radicata nella fede ma non bigotta, patriottica ma non nazionalista.13
L’evoluzione dell’obamismo conferma dunque che la vecchia formula clintoniana appare logora anche a settori che non hanno alcuna intenzione di diventare sandersiani. Ma l’obamismo più attento sembra voler selezionare, dentro l’energia progressista, ciò che può diventare maggioritario. E la formula potrebbe essere quella di un populismo progressista declinato in una chiave tutta americana: meno prudente del centrismo tradizionale, meno ideologico della nuova sinistra urbana, capace di parlare all’America con un linguaggio che viene dalle sue stesse viscere. Come Trump, ma contro Trump.
- O. Cappelli, “Manipolare le elezioni nell’era trumpiana/2. A che servono le primarie?”, Libertà e Giustizia, 14 maggio 2026 ↩︎
- Matthew Choi, Dan Merica, “‘A betrayal’: Democrats fume at establishment wading into primaries”, The Washington Post, 6 maggio 2026 ↩︎
- Emma Janssen, “Establishment Dems and the Self-Fulfilling Prophecy of Moderation”, The American Prospect, 6 maggio 2026 ↩︎
- Anabel Sosa, “Dueling Calif. Democrats battle to unseat longtime GOP incumbent”, San Francisco Gate, 6 maggio 2026 ↩︎
- “Renewal or Ruin: The Stakes of Choosing the Right Model for Democrats”, Third Way, 25 novembre 2025 ↩︎
- Ben Geman, “Platner calls for ending federal gas, diesel taxes”, Axios, 8 maggio 2026 ↩︎
- Mike Catalini, “Analilia Mejia, progressive ally of Bernie Sanders, wins special New Jersey House primary”, Associated Press, 2 febbraio 2026 ↩︎
- Viviana Mazza, “James Talarico vince le primarie in Texas”, Corriere della sera, 26 marzo 2026 ↩︎
- Holly Otterbein, “Centrist Dems launch ’28 mission: Stop AOC”, Axios, 1 marzo 2026 ↩︎
- Eward Helmore, “‘My ambition is to change the country,’ AOC says when asked about seeking higher office in 2028”, The Guardian, 9 maggio 2026 ↩︎
- Brakkton Booke, Madison Fernandez, “Democrats are searching for their next leader. But they still have Obama”, Politico, 1 novembre 2025 ↩︎
- Joseph A. Wulfsohn, “Obama, Colbert praise Mamdani as they discuss Democratic Party’s future”, The New York Post, 6 maggio 2026 ↩︎
- Jesse Bedayn, “Obama meets with Talarico, aiming to boost Democrat’s bid for US Senate in Texas”, Associated Press, 12 maggio 2026 ↩︎

