Costituzione e falsità

senatoDopo le apo­rie del rifor­mando senato, tocca ad alcune fal­sità. È falso che il bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio sia causa di intol­le­ra­bili ritardi. Si veda il sito www​.senato​.it, voce “Leggi e docu­menti”, sot­to­voce “Sta­ti­sti­che”. Si tro­ve­ranno i dati dell’attività legi­sla­tiva. Gran parte risale al governo e in spe­cie ai decreti-legge, che entrano imme­dia­ta­mente in vigore, men­tre il tempo medio per il voto finale sulle leggi di con­ver­sione — la parte che spetta al par­la­mento — non supera in que­sta legi­sla­tura le due set­ti­mane in cia­scuna camera. Ritardi? E di chi? Per non par­lare di leggi — ancor­ché con­te­sta­tis­sime, ricor­diamo le leggi-vergogna — pas­sate in entrambe le camere nel giro di pochi giorni o set­ti­mane. Qua­lun­que sistema demo­cra­tico — euro­peo o extraeu­ro­peo, mono o bica­me­rale — mostra tempi ana­lo­ghi o supe­riori nella pro­du­zione legi­sla­tiva. È falso, in ogni caso, che dal bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio si esca neces­sa­ria­mente con un senato non elet­tivo. Al con­tra­rio, nelle ultime legi­sla­ture sono mol­te­plici le pro­po­ste di camere dif­fe­ren­ziate nei poteri, anche per la fidu­cia e il bilan­cio, ma entrambe elet­tive. Pro­po­ste che inve­stono sul senato, piut­to­sto che azze­rarne il peso poli­tico e isti­tu­zio­nale. Baste­rebbe leggerle.

È falso che il senato non elet­tivo abbatta radi­cal­mente i costi. Sem­pre sul sito del senato è pos­si­bile leg­gere i bilanci, dai quali risulta che l’indennità è una fra­zione del costo totale dell’istituzione. In mas­sima parte i costi sono dovuti agli immo­bili, ai ser­vizi, al per­so­nale. Costi che rimar­reb­bero, con l’aggiunta delle spese di per­ma­nenza ai Roma dei sena­tori di nuovo conio. Qual­cuno dovrà pure pagare, e non fa dif­fe­renza chi.

È falso che il senato non elet­tivo ci alli­nei ad altri esempi euro­pei. È vero il con­tra­rio. Non è un modello spa­gnolo, dove la com­po­si­zione del senato è mista, con una parte pre­va­lente elet­tiva. E già così è con­si­de­rato di scarso peso poli­tico e isti­tu­zio­nale. Non è un modello tede­sco: nel Bun­de­srat sie­dono i rap­pre­sen­tanti degli ese­cu­tivi dei Lan­der, che votano in blocco per il Land di appar­te­nenza. È falso, ancora, che sia un sistema simile a quello fran­cese, che ha preso da ultimo la strada oppo­sta, vie­tando il cumulo del man­dato par­la­men­tare con ogni carica ese­cu­tiva regio­nale e locale, per ripu­lire la poli­tica e ripri­sti­nare la fidu­cia dei fran­cesi nelle istituzioni.

È falso che con­ce­dere al sena­tore sin­daco o gover­na­tore l’autorizzazione della camera di appar­te­nenza per arre­sti, per­qui­si­zioni, seque­stri, inter­cet­ta­zioni sarebbe com­pen­sato dalla attri­bu­zione alla Corte costi­tu­zio­nale di una fun­zione di appello sul diniego di auto­riz­za­zione da parte dell’assemblea. La gua­ren­ti­gia costi­tu­zio­nale fun­zio­ne­rebbe in ogni caso come deter­rente per l’avvio dell’indagine, e smi­nui­rebbe l’efficacia del con­trollo giu­di­zia­rio su quello che a buona ragione può defi­nirsi il ven­tre molle del paese.
È falso che un senato non elet­tivo possa eser­ci­tare con mag­gior forza fun­zioni di con­trollo e di vigi­lanza sul governo e le ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che. Quand’anche i sena­tori plu­ri­man­da­tari aves­sero il tempo, la voglia e la com­pe­tenza per farlo, è chiaro che la parte più rile­vante dell’assemblea è com­po­sta di per­sone che con il governo discu­tono — altrove — di risorse, la cui dispo­ni­bi­lità è con­cre­ta­mente rimessa allo stesso governo. Chi apri­rebbe mai con­flitti veri?

È falso che le riforme isti­tu­zio­nali le chieda l’Europa. Altre, forse, ma non que­ste. I fal­chi euro­pei hanno messo bene in chiaro che s’interessano ai conti e niente altro. L’aspro con­fronto in atto guarda a un arco tem­po­rale limi­tato a un anno, o due. E qui abbiamo riforme che in prin­ci­pio pro­du­cono effetti dal 2018. Tanto meno l’Europa si cura della prova musco­lare che il governo tiene tanto a esi­bire. Comun­que vada, sui pro­blemi finan­ziari e di debito pub­blico non inci­derà affatto.
Infine, è solo una mezza verità che di simili solu­zioni si par­lava già in Assem­blea Costi­tuente. L’antico pre­ce­dente non nobi­lita la pro­po­sta di oggi. Una let­tura com­ples­siva degli atti ci dice che per tutti — favo­re­voli e con­trari al bica­me­ra­li­smo — la rap­pre­sen­ta­ti­vità era la chiave neces­sa­ria per la costru­zione di isti­tu­zioni forti e dura­ture. Per­ché per tutti era nelle assem­blee rap­pre­sen­ta­tive la casa del popolo sovrano.

Il pro­getto del governo invece svi­li­sce il par­la­mento, con un senato non elet­tivo, e una legge elet­to­rale cape­stro per la camera. Senza nem­meno rie­qui­li­brare con un raf­for­za­mento degli isti­tuti di demo­cra­zia diretta e di par­te­ci­pa­zione. Al con­tra­rio, se si guarda in spe­cie a quel che passa in emen­da­mento sulla ini­zia­tiva legi­sla­tiva popo­lare. Domani, sarà più o meno facile per i cit­ta­dini far sen­tire la pro­pria voce dove si decide? Sarà più dif­fi­cile. E non saranno le e-mail man­date a una casella di posta gover­na­tiva a dimo­strare il contrario.

Com­pren­diamo le ansie del Pre­si­dente Napo­li­tano. Ma si può mai costruire sul non detto, il non vero, il falso tout court? A voler essere spe­ri­co­lati, in un tempo di cita­zioni colte potremo dire ade­lante, ma con jui­cio. E magari ricor­dare che i gover­nanti anti­chi tene­vano buono il popolo con pane e cir­censi. Qui invece si pro­met­tono pane e riforme. Riforme prima, pane poi. E almeno quelli si divertivano.

27 commenti

  • On . Villone.

    Le sue osservazioni mi sembrano molto giuste. Mi sembra che lei stia FINALMENTE denunciando la GRANDE MENZOGNA che sta dietro alla propaganda sulle “riforme” urgenti e opportune, “a prescindere” dal loro contenuto.

    Nessuno sinora ha mai messo in discussione la “neolingua” dei riformatori, fondata sui dogmi, martellati quotidianamente dai media, di governabilità, stabilità, celerità decisionale. In realtà il problema vero è quello opposto, della vera e genuina rappresentanza sulla base di cui impostare vere maggioranze di governo che consentano di legiferare seriamente. Un problema che l’ Italia ha avuto dal 1861, non dal 1993, ed ha sempre risolto in modo precario ( o col trasformismo o con le capacità del premier- quando il premier aveva la stoffa- di costruire le maggioranze) o ha semplicemente by-passato cancellando rappresentanza e libertà politiche.

    Eppure, anche senza andare tanto indietro, dovremmo ricordare bene i frutti copiosi e ricchi del lungo e stabile governo Berlusconi. Oppure potremmo ricordare gli effetti mirabolanti della più rapida legge costituzionale mai approvata in Italia, il pareggio di bilancio introdotto in tempi fulminanti in Costituzione, senza che ce lo chiedesse l’ Europa ( che chiedeva una semplice legge). A proposito c’è in Parlamento qualcuno che possa ammettere di averla votata consapevolmente? O si tratta di legge votata da ognuno a propria insaputa?

    Ma se il problema è la genuinità della rappresentanza, perché la sinistra o i difensori della Costituzione non vanno loro all’attacco a chiedere delle vere riforme, quelle di cui ha bisogno il paese, e prima di tutto un Parlamento rappresentativo? Andava poi così male il Mattarellum che imponeva un unico rappresentante per collegio per costringere i partiti a coalizzarsi e a selezionare persone affidabili? Andrebbe così male un proporzionale alla tedesca con sbarramenti e con sfiducia costruttiva ? Come può poi un Parlamento di nominati, per giunta oggetto di una pesante sentenza della Corte Costituzionale, mutilare gli strumenti di democrazia diretta previsti in Costituzione (referendum abrogativi e leggi di iniziativa popolare)?

    Mi viene a questo punto un sospetto: perché tutta questa fretta su riforme che non servono a migliorare di un euro i nostri conti pubblici? Non sarà che la GRANDE MENZOGNA ha le ore contate? Però proprio per questo è ora il momento di una presa di posizione decisa di chi difende le riforme vere, quelle che servono a ricreare la fiducia e la speranza degli Italiani ( di cui parla tanto il presidente del Consiglio) e a riaffermare che la sovranità appartiene ai cittadini ed abbisogna di limiti e forme essenziali a salvare i principi costituzionali. BISOGNA DIRE AL PAESE CHE esse sono esattamente l’opposto di quelle che sta promuovendo il governo attuale.
    Il governo attuale non solo non ha mai ricevuto alcuna “investitura” né ufficiale né ufficiosa a riscrivere la Carta, ma non ha neppure una maggioranza vera che sostenga le riforme ( il patto- segreto nei contenuti- del Nazzareno che valore può avere di fronte all’art. 1 della Costituzione? ) . C’è qualcun altro che le sostiene nell’ombra? Forse. Ma questa è una ragione ulteriore per lanciare la sfida. Subito, prima che si possa gridare all’emergenza, magari vera.

    Cordialmente

    Umberto Baldocchi

    Lucca

  • Caro Massimo hai perfettamente ragione, il dibattito sulle riforme si fonda su argomenti assunti come incontrovertibili mentre si tratta di stereotipi completamente falsi. Da qui la necessità di non perdersi in distinzioni tecnicistiche che finiscono comunque per accreditare la necessità delle riforme. Esse sono possibili, in limitati casi auspicabili, ma assolutamente mai necessarie. L’elettività del Senato, per esempio, è solo un aspetto, nemmeno il principale, del problema. La parola d’ordine per chi ritiene sciagurato questo disegno riformista pertanto è una sola: giù le mani dalla nostra Costituzione. Non avete nessuna legittimità costituente.

  • Si continua a percorrere strade chiuse!

    L’on. Villone ci offre l’ennesima denuncia del Misfatto in corso d’opera.

    Il sig. Baldocchi pare rivolgersi alla sinistra ufficiale, parlamentare e non, quale possibile efficace oppositore al Misfatto di cui sopra. Il che è vano, altrimenti non saremmo arrivati a questi punti!

    Il sig. Petrini afferma perentoriamente: “Giù le mani dalla Costituzione”! E magari bastasse!

    Tutto questo, e moltissimo altro di simile, mentre si continua a citare “la Sovranità Popolare” come un inutile intercalare, come fosse un inconveniente tecnico in cui sarebbero incorsi i Padri Costituenti.

    Mentre è, NON A CASO, l’articolo UNO!

    Ed è, per me, ma non solo, l’unico mezzo per opporsi realmente ed efficacemente a che un Parlamento di nominati, delegittimato dalla Corte Costituzionale, possa arrogarsi il diritto di (contro)riformare la Carta.

    Il Popolo Sovrano che brandisce gli articoli che consentono la Democrazia Diretta Propositiva, 50,71 e 40 se serve, per ottenere riforme, per riaffermare la propria Sovranità, per ritrovare la Dignità di Cittadinanza, per abbattere l’arroganza della casta e di ogni altra lobby e blindare la Carta da ogni attacco lesivo del suo spirito originario e autentico, ma non dagli opportuni aggiornamenti.

  • Sono d’accordo col sig. Paolo Barbieri. Ho usato il termine sinistra in modo un po’ generico ( aggiungendo anche ” o i difensori della Costituzione”) per riferirmi a coloro che contrastano il piano del Nazzareno e lo stravolgimento della Costituzione. Non sapevo quale termine usare.

    Quello che però intendevo dire è che le vere “riforme” che sono quella della legge elettorale ed anche quelle della Costituzione – ma per tutelarne i principi e per garantire meglio la democrazia (a partire dai vincoli che garantiscano la discussione delle leggi di iniziativa popolare ) sono l’opposto di ciò che sta facendo ora il governo. Qualcuno dovrà pure contrapporre delle riforme che adeguino le istituzioni alle esigenze attuali e che rovescino lo stravolgimento in corso.

    O il sistema istituzionale funziona bene già così e garantisce i diritti sanciti nei principi costituzionali?

    Io non credo che “difende” i principi costituzionali non debba proporre riforme, anche costituzionali.

    Umberto Baldocchi

  • Certo sig. Baldocchi,

    chi intende difendere i principi costituzionali ha il diritto/dovere di proporre riforme. E di proposte sagge se ne ricordano parecchie, anche apparse in questi spazi di recente da persone stimate. E addirittura il prof. Rodotà già nel lontano 1985 suggeriva dell’opportunità di modificare il bicameralismo perfetto

    Quello che intendevo affermare è che denunce e preoccupati allarmi, ne sono stati lanciati innumerevoli.

    Come sono state lanciate tanto insistite quanto chiaramente inutili proposte e appelli alle istituzioni. Recentissima quella al presidente Napolitano dalla presidente Bonsanti, che è parsa tanto anacronistica quanto provocatoria.

    Come inutili si sono rivelate le manifestazioni tradizionali: clamoroso che dopo 3 settimane da “La Via Maestra” del 12/10/13, il Senato abbia approvato in 3a lettura con maggioranza qualificata, la modifica del 138 contro la quale era stata indetta la manifestazione!

    Per tutto quanto sopra ritengo che “La Vera Via Maestra”, ma anche l’unica rimasta, e per breve tempo ancora, sia quella della “Sovranità Popolare Realizzata”, che esercita la Costituzione liberandola dalla bacheca dove raccoglie la polvere delle cose in disuso e gli insulti dei vecchi demolitori e dei nuovi rottamattori.

  • Il sig. Baldocchi ha centrato il problema chiedendo “vera e genuina rappresentanza”.
    Infatti ci affligge da anni la mancanza del rapporto diretto tra eletto ed elettore, eppure la costituzione lo prescrive negli articoli 56 e 58.
    Da tempo l’elezione la si deve al capo partito e al gruppo di potere. L’elettore è un seccante inciso tra due mandati, ma ancora per poco, arrivano le riforme in preparazione!

    Venuto meno il rapporto diretto tra eletto ed elettore, la soluzione non può essere che quella del sig. Barbieri “Democrazia Diretta Propositiva, articoli 50 e 71 della costituzione”.

    Che la dirigenza di LeG si faccia promotrice di democrazia diretta costituzionale, coordinando le iniziative e fornendo le necessarie competenze.

  • Il sig. Eugenio

    nel suo intervento tra altro di interessante, afferma e ribadisce: “Venuto meno il rapporto diretto tra eletto ed elettore, la soluzione non può essere che quella del sig. Barbieri “Democrazia Diretta Propositiva, articoli 50 e 71 della costituzione”.

    Tenendo presente che gli archivi delle “commissioni parlamentari” sono pieni di proposte secondo il 71 e petizioni secondo il 50 dimenticate ed abbandonate, pare necessario, per evitare lo stesso destino, che a proporle e sostenerle sia la Sovranità Popolare Realizzata, almeno una volta nella storia.

  • diciamola tutta:e’ in corso un vero golpe;un parlamento illeggittimo perche’ votato da una legge elettorale incostituzionale,un governo e un presidente del consiglio non eletti dal popolo,un accordo sciagurato con un pregiudicato,espulso dal senato,privato dei diritti civili e affidato ai servizi sociali,tutti insieme stanno snaturando le basi dello stato proponendo una torsione autoritaria.Renzi riesce dove Berlusconi non arrivo’;ma e’ grottesco che insieme si ritrovino,per cui il giudizio sul”rottamatore”non puo’ che derivare dal vecchio proverbio:dimmi con chi vai e ti diro’ chi sei!!!

  • Abbiamo già espresso mille volte ogni sorta di analisi, allarmi, lamenti e commenti!

    Non sarebbe il caso di stringere sul solo argomento di possibile utilità nel tempo breve che ci consentono le norme delle modifiche costituzionali?

    E cioè sul “Come se ne esce? Come ci si può opporre nei mesi che ci restano di Costituzione integra?”

  • non c’è alcun dubbio che di questi problemi se ne discusso tantissimo, e ciò cosa significa che oramai è una cosa vecchia, e non ne dobbiamo più parlare? o forse siamo ancora in tempo a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e farci sentire da questi rottamatori pericolosi? io dico insistiamo e opponiamoci oltre ogni possibile limite. Le falsità restano sempre falsità. W la nostra COSTITUZIONE.

  • Ora ho un po’ più chiare le cose, vedo che concordiamo su parecchi punti

    A mio avviso però viviamo già CULTURALMENTE in una democrazia impolitica e plebiscitaria in cui scegliamo o meglio confermiamo un leader autopropostosi e lanciato dai media che fa quello che a lui pare più opportuno. Questo è anche il risultato delle primarie all’italiana.
    Questo è ciò che si vuole legittimare con le “riforme”.

    E’ per questo che dobbiamo noi fare le riforme per uscire da questa pseudodemocrazia che toglie speranza all’ Italia e fiducia ai cittadini.
    E impedisce anche ogni ripresa economica, distruggendo la fiducia e alimentando solo la fiducia nei potenti ( perché altrimenti aumenterebbe la corruzione se non per questo meccanismo di infeudazioni successive?)

    Non capisco bene cosa sia la Sovranità Popolare realizzata. ma credo che si debba uscire dalla trappola del pensiero unico e riscoprire il linguaggio delle vere Costituzioni moderne.

    La rappresentanza vera e genuina, le maggioranze vere e non costruite sono o no un elemento cardine della democrazia?

    Chi le difende oggi in Italia? Chi ne parla? Chi le scrive sulla sua bandiera politica?

    Umberto Baldocchi

    Lucca

    umbaldoc@tin.it

  • Certo, sig. Mario, che siamo ancora in tempo per ‘ sensibilizzare maggiormente l’ opinione pubblica e farci sentire dai rottamatori pericolosi ‘. Una occasione importante, per esempio, è quella del presidio davanti al Senato promosso, per martedì 15 luglio, da Pancho Pardi e al quale mi auguro che tutti i sostenitori della ‘ democrazia diretta ‘ – di cui leggiamo spesso il richiamo agli artt.50 e 71 della Costituzione – vorranno partecipare.
    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Sig. De Stefanis,

    ho già consumato troppe suole, troppe speranze e troppo tempo in manifestazioni inefficaci se non inutili.

    Ed ormai la prospettiva sempre più corta mi impone di pretendere di più: non ho più tempo per la sola testimonianza, non mi basta! E non sopporto più il “potere costituito” che sbeffeggia i dimostranti.

    Non voglio “tirare i remi in barca”, ma remare più forte per arrivare presto a riva e superare la risacca o la corrente contraria che me ne allontana!

    Comunque auguri di cuore per “Tutti a Roma” e per il Paese!

    Paolo Barbieri, cittadino semplice.

  • Non dubitavo della sua risposta, sig. Barbieri. Gli appelli della Bonsanti non contano nulla. I sit-in, figuriamoci. I cortei e le manifestazioni di piazza non ne parliamo. E, soprattutto, che perdita di tempo fare riunioni di partito o di associazione o di comitato. Quando c’è questa vincente e luminosa strada della ‘ democrazia diretta ‘. Comoda, da casa, totalmente disincarnata dalla realtà, delegante molto di più della bistrattata democrazia rappresentativa. Altro che mare aperto !
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Prima di discutere di possibili e auspicabili mobilitazioni popolari, che non siano semplici girotondi ( o di azioni di democrazia diretta), dovremmo chiederci tutti una cosa: ma gli italiani sanno davvero quale è la funzione essenziale di una costituzione entro un sistema democratico? sanno a cosa esso serve davvero?

    E se non lo sanno, perché dovrebbero difenderla? Anzi, se la Costituzione ostacolasse l’uscita dalla crisi perché non sbarazzarsene?

    Guardate che nei migliori Licei italiani, a cosa serve davvero una Costituzione lo sa forse il 5% dei diciottenni. Gli altri ( il 95%) pensano che sia una Legge che mira a regolamentare i comportamenti dei cittadini, a ricordare i loro doveri e ad elencare una serie di “diritti” che non c’è modo di far valere. Nel migliore dei casi quindi un libro dei sogni. Nel peggiore un catalogo dei doveri da ricordare a persone che cercano di fare i fatti loro.

    Pensate che i cittadini comuni ne sappiano di più? Che sappiano distinguere tra l’articolo di una costituzione vera e il corrispondente articolo di una pseudo-costituzione di un paese non democratico, di una vecchia democrazia popolare ad esempio? Io ho fatto la prova.

    Scusate la provocazione. Voglio solo dire che finché non si legano le questioni costituzionali alle questioni sociali, a quelle della vita di tutti i giorni, non ci sarà nessuna mobilitazione vera.

    I “professori” devono saper parlare all’uomo comune e ai sui bisogni. altrimenti restano “professoroni”, come, i giustamente, mi sembra abbia già detto qualcuno. Nel vecchio PCI e nella DC i professori e i grandi studiosi- che abbondavano- sapevano spiegarsi benissimo con l’uomo della strada.

    Umberto Baldocchi

  • Personalmente credo che gli Italiani abbiano assimilato per averlo sentito enunciare enne volte, che la nostra è una Costituzione molto buona e ben fatta, che attende dalla nascita una concreta applicazione.

    Sanno anche che i politici attuali, ampiamente disprezzati, sono molto al di sotto dello spessore dei Costituenti e per questo sono preoccupati.

    Che la Costituzione sia un ostacolo alla ripresa non mi pare una tesi diffusa mentre è diffusa la consapevolezza della necessità di un suo aggiornamento.

    Che sia ancora “un libro dei sogni” è purtroppo vero e le riforme perseguibili con una tornata di Democrazia Diretta Propositiva, andrebbero nel senso della sua realizzazione: un fisco equo, una giustizia migliore, una maggior considerazione dell’istruzione e della cultura, ecc..

    Certamente a domande precise le risposte sarebbero incerte e impacciate, ma a domande su cosa pensano della Costituzione credo che le risposte sarebbero di ampia stima.

    Legare la Costituzione ai problemi sociali, magari a partire dal “diritto al lavoro” è senz’altro “IL PROBLEMA”. Ma non saranno certo i mediocri che da diverse legislature occupano le camere (Razzi e Scilipoti, Cuffaro e Cosentino, Dell’Utri e Previti, Genovese e De Gregorio, ecc) al posto dei professori che ne sono fuori (Rodotà e Zagrebelsky, Saraceno e Settis, Carlin Petrini e Riccardo Ily,ecc). Che sanno certamente parlare, ma raramente possono raggiungere folle con microfoni e telecamere. Più spesso editoriali, libri o convegni per i pochi più attenti.

    E tendo a credere che messi nella possibilità di scegliere tra politici e professori affiderebbero il loro futuro a questi ultimi.

    Paolo Barbieri

  • Gli interventi del prof. Baldocchi – che so particolarmente impegnato sui temi della rappresentatività , della partecipazione e del rapporto tra cittadini e istituzioni – mi suggeriscono questa riflessione.
    Io non credo che sotto attacco sia semplicemente una ‘ Carta ‘, un insieme di norme – sui diritti e i doveri di cittadini e istituzioni – sui quali si fonda, si costituisce appunto,una organizzazione statuale, un patto sociale, una comunità di cittadini.
    Sotto attacco è l’ agibilità politica che sostanzia una democrazia e che dà, quindi, un enorme fastidio a chi vuole instaurare un regime oligarchico.
    Un regime in cui la società civile è retrocessa ad anonima ‘ massa di sudditi ‘ e le istituzioni democratiche a puri organi di ratifica di quanto deciso dal ristretto gruppo al potere.
    Questo scenario – fin troppo evidente per chi non ha occhi distratti – è il risultato di un colossale fallimento della nostra Repubblica ( e, quindi, di tutti noi : cittadini e istituzioni ) il cui compito era quello indicato dal secondo comma dell’ art.3,Cost.: ‘ rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ EFFETTIVA partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.
    Se è, allora, corretto porsi la domanda su quale sia il livello di cultura politico-istituzionale-costituzionale che i nostri concittadini sono in grado di esprimere, è anche vero che la sconsolante risposta che ‘ i fatti sotto i nostri occhi ‘ ci consegnano dovrebbe portarci a riflessioni meno severe nei confronti dei ‘ professori ‘ ( che non saprebbero più parlare all’ uomo comune ) e meno indulgenti nei confronti di quegli ‘ uomini comuni ‘ che pensano di risolvere le ‘ questioni sociali ‘ rifiutando in blocco partiti, sindacati, associazioni, movimenti. Tutti quegli strumenti, insomma, che ci permettono di fare politica e far crescere la democrazia, che di dibattito politico e di concrete prassi solidali vive.
    Voglio dire – in conclusione – che la consapevolezza civica, che caratterizzerebbe quelle che il prof. Baldocchi chiama ‘ mobilitazioni vere ‘, è il frutto di una personale ricerca che può venire aiutata, certo, da ‘ professori ‘ che sappiano usare termini accessibili a tutti, ma che non approda all’ impegno civile – in difesa della ‘ legge fondamentale ‘ come di una qualsiasi altra norma – se non c’è il desiderio di essere cittadini curiosi, attivi, responsabilmente e criticamente partecipi. I vocati alla sudditanza, in altre parole, non potranno mai realizzare l’ art.1, Cost.,non potranno mai essere ‘ sovrani ‘ di nulla e, rispetto a loro, i patti tra gli oligarchi – come quello tra Renzi e Berlusconi – purtroppo conteranno, e come ! E contrastarli, anche con un sit-in poco più che simbolico davanti al Senato, dovrebbe essere avvertito da tutti come un dovere morale.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Sig. De Stefanis,

    in primis volevo ringraziarla per le gentili attenzioni che mi ha recentemente riservato.

    In secundis volevo ribadire che prendersela con popolo è un po come sparare sulla Croce Rossa: da che mondo è mondo il P. è vittima sacrificale normale e naturale del plagio mediatico del potere costituito o del pifferaio magico di turno. Ha memoria delle adunate oceaniche di piazza Venezia? o di quelle di Berlino come della piazza Rossa o di Tien a Men? o dei successi dei “predicatori religiosi” antichi e modernissimi?

    Le masse da sempre esprimono una lievità che le rende indifese e vulnerabili, mentre una minoranza acquisisce nel tempo cultura e strumenti per mantenere capacità di difesa, di analisi e sintesi autonome.

    Vulnerabilità non solo a plagio regressivo, ma anche a quello evolutivo qual’ora il potere costituito mirasse a quest’ultimo. Ma nel nostro Paese dal dopoguerra si è scelto di farne uno strumento influenzabile a piacimento per propri fini di gestione del potere, prima per motivi ideologici, poi per fini commerciali.

    Che poi “azioni di Democrazia Diretta Propositiva” siano assimilate a semplici girotondi e non ad “auspicabili mobilitazioni popolari” è un’opinione e come tale rispettabile, ma per fortuna non univoca: il prof. Settis ne ha ben scritto su “Azione Popolare. Cittadini per il Bene Comune.” ed altri altrettanto famosi hanno espresso interesse e apprezzamento.

    Ed è quando la sofferenza fa premio sul plagio che si determinano le condizioni per un “cambiamento”, che necessita di una cesura con la tradizione per interrompere la trasmissione della mediocrità ai vertici istituzionali. Da ciò la necessità e l’opportunità di una tornata di DDP guidata dai professori ed esercitata dal Popolo Sovrano.

    Almeno così la pensa Paolo Barbieri, cittadino semplice.

  • Però l’attuale Capo di Stato,con esperienza altresì nella seconda carica di Stato,afferma che quel Consesso intralcia il decisionismo dei capi di governo. Gli uffici statistici a quanto pare usano sistemi metrici differenti a seconda i palazzi in cui sono installati

  • Sig Salvo,

    Napolitano è stato 3a carica dello Stato. Ma non dobbiamo dimenticare nella nostra foga a difesa della Carta, che il bicameralismo perfetto è da superare per logica razionale. Già nel 1985 il prof. Rodotà lo teorizzava. E’ questa riforma assurda abbinata all’italicum che preoccupa e sorprende negativamente.

    Personalmente sarei per il “monocameralismo” secco nella piena consapevolezza che:

    non è il numero delle camere che fa la qualità delle leggi, ma solo il rigore morale e culturale e le competenze di chi di ciò si occupa: l’Assemblea Costituente, unica, ha fatto un ottimo lavoro! Il bicameralismo non ha impedito nefandezze e se qualche volta ha migliorato una legge, altrettante l’ha peggiorata.

    se una è fotocopia, basta l’originale

    si taglierebbero davvero le spese liberando palazzi e uffici e azzerando servizi

    sarebbe decisamente ridotta la catena del potere che schiaccia il cittadino

    che cmq restano pur sempre 5 livelli di confronto e controllo: commissioni, aula, PdR, Corte Costituzionale, referendum popolare.

    Paolo B.

  • Vorrei intervenire a precisazione di quanto già detto, anche in connessione con gli interventi del sig. Barbieri e del sig. De Stefanis. Nessuna volontà di mettere in dubbio l’utilità di sit in e manifestazioni immediate. Solo la volontà di fare qualcosa di più , di andare oltre. Nella consapevolezza che stavolta non è come nel 2006.

    Quando ho scritto che solo il 5% degli alunni di un tipico Liceo italiano sa cosa è una Costituzione, non volevo dire che essi non la conoscessero o non la difendessero. Certo gli italiani in grande maggioranza amano la loro Costituzione e sono ad essa affezionati. Ma ciò non vuol dire che siano in grado di difenderla, oggi come nel 2006.
    La Costituzione è per gli Italiani, anche per chi ha una licenza di scuola superiore o la laurea, essenzialmente una tavola di valori o di principi e basta. Questo è il problema. Coloro che oggi mirano- ammetto forse anche in buona fede- a “smantellarla” o a “rottamarla” nelle sue parti obsolete, lo faranno nel massimo rispetto formale di quei valori. Non attaccheranno certo i principi costituzionali. Anzi forse li celebreranno. C’è già un precedente, non bello per questo. Anche il fascismo, dopo aver distrutto le libertà, mantenne in vita la celebrazione dello Statuto albertino. Poteva farlo grazie anche al livello ( infimo) della cultura civile italiana, che ignora il senso del costituzionalismo.

    Il problema è infatti di cultura politica, riguarda gli italiani ed anche parte delle forze politiche. Se, nel nuovo sistema disegnato dal progetto di riforma, il premier assume poteri che lo portano a condizionare fortemente la nomina del presidente della Repubblica, dei giudici costituzionali o del CSM, o se i senatori saranno scelti dall’alto dopo un accordo tra i principali leader politici, e non scelti direttamente dai cittadini, probabilmente per molti italiani, non c’è nessuna difficoltà a considerare questa una “buona” riforma come dice il ministro.

    Perché la Costituzione dovrebbe essere in pericolo? Tutt’altro. Anzi il collegamento tra i diversi poteri dello Stato aumenterà l’efficienza e la rapidità delle decisioni, evitando così pericolose separazioni e conflitti dei poteri legittimi, a tutto vantaggio degli italiani e della rapida uscita dalla crisi. Non sono I conflitti politici, anche se regolati, la rovina delle democrazie ? E non sono le libere elezioni ogni cinque anni la garanzia vera delle libertà civili? Che senso ha parlare di pericoli di una dittatura della maggioranza? Ma non scherziamo. Dove è il dittatore? Certo quando gli italiani si rendessero conto che in questo modo il nuovo governo è un governo tecnico permanente, con leader magari mutanti nel tempo, ma sempre prono agli ordini di Bruxelles e finalmente totalmente “libero” di prendere quelle misure necessarie di innovazione e di draconiano “risanamento” ( pensiamo agli obblighi del fiscal compact) che non possono avere il consenso popolare ( come il taglio delle pensioni del 2012, potrebbe esserci magari una patrimoniale, non sulla inafferrabile ricchezza finanziaria, ma sulla ben visibile e percepibile ricchezza patrimoniale, ad esempio sul patrimonio edilizio, che forse potrebbe non risparmiare le prime case, magari quelle non popolari…), allora essi avrebbero perfettamente chiaro cosa è una “dittatura della maggioranza”. Ma temo che allora tornare indietro, fare una “riforma della riforma” sarebbe piuttosto complicato. E’ per questo che stavolta la difesa della costituzione va impostata in modo radicalmente diverso. Mi fa piacere che i “professori” se ne stiano accorgendo. Il bel documento di Zagrebelsky pubblicato, mi pare ieri, sul sito online de IL FATTO è un documento scritto non per i “politici”- che ovviamente non avranno interesse a diffonderlo- ma per il cittadino medio. Questa è la “via maestra” per le mobilitazioni oggi possibili e utili. Non una generica difesa della Costituzione, come avvenne nel 2006, quando il governo dell’epoca ingenuamente attaccava frontalmente la Carta Costituzionale, in nome del federalismo e del presidenzialismo. Due carte piuttosto deboli nel panorama culturale e politico dell’epoca.

    Oggi chi difende la nuova “riforma” ha dalla sua gli slogan martellati da mesi di governabilità, efficienza, rapidità, riforma dello Stato, “ce lo chiede l’Europa”, taglio delle spese inutili e la vecchia, vecchissima polemica- tipica dell’uomo d’ordine italiano, descritto nel 1946 da Vitaliano Brancati- contro le due Camere. Perché mai due Camere per esprimere la volontà popolare? Una non basta? Che studipità quella degli Americani che discussero già la questione nell’estate del lontano 1787 e scelsero le due Camere, invece di una sola! Chissà quali contorti ragionamenti dovettero fare!

    Umberto Baldocchi

  • Perfetto sig. Baldocchi,

    adesso il concetto è chiaro: la Cittadinanza potrebbe non rendersi conto della reale portata della riforma, anche per l’invadenza del messaggio che da mesi viene diramato sotto e sopra traccia.

    Diventa ancora più importante l’intervento dei Professori verso i quali la Cittadinanza ha rispetto e fiducia se persino il M5S nella decade proposta alla PdR, ne ha inseriti 3 oltre a 2 magistrati e altre 5 degnissime persone (tutte da arruolare).

    Ma Cosa intende lei per “…fare qualcosa di più , di andare oltre. Nella consapevolezza che stavolta non è come nel 2006.”

    Paolo B.

  • Sig.Barbieri,

    Con questa espressione intendo il non limitarsi a difendere la Costituzione ma il passare ad “attaccare” , cioè a proporre i mutamenti necessari. L’iniziativa del governo con la sua proposta è terribile e disastrosa. Ma l’esigenza individuata è effettiva e reale.

    Solo un esempio:il bicameralismo perfetto ed inutile l’hanno inventato i Costituenti ? No ! E’ uno dei primi frutti negativi della partitocrazia. I padri costituenti mi pare avessero disegnato addirittura una cadenza diversa dell’elezione del Senato sul modello americano. Tanto è vero che per rinnovare Camere e senato insieme si doveva all’inizio anticipare lo scioglimento del Senato. Sino ad una modifica dei primi anni sessanta ( non sono sicuro delle date).

    La legge elettorale maggioritaria del 1953, poi fallita ( cosiddetta legge-truffa) modificava solo la Camera non il Senato.

    Il Senato doveva avere una funzione di garanzia e di equilibrio ( le maggioranze non devono essere impotenti, ma devono essere anche onnipotenti?) ed essere espresso su base regionale. Non doveva certo essere un Senato di amministratori designati se pur su base regionale.

    Ma chi ha mai posto questo problema in termini corretti sino ad oggi? Chi ha mai pensato a continuare e riprendere il lavoro dei Costituenti? Eppure questa è uno dei fondamenti essenziali della governabilità vera, che non vuol dire fare durare i governi e basta ( l’esperienza del lungo governo Berlusconi insegna).

    Finalmente cominciamo a avvicinarci a questo approccio. Esemplare questo sì l’intervento di Zagrebelsky su IL FATTO ( prima e seconda puntata) anche sul punto del Senato. Ma lui tra i “professori” mi sembra l’unico, per ora, a porre la questione. e a riprendere il lavoro dei padri costituenti. Speriamo lo facciano anche altri.

    E facciamo in modo che di questo si discuta davvero !
    Non sarei così pessimista. Forse stiamo davvero trovando la via maestra.

    Cordialmente
    Umberto Baldocchi

  • Sig. Baldocchi,

    e si poteva ben immaginare che “il bicameralismo perfetto ed inutile…” non l’avessero inventato i Costituenti, ma la partitocrazia per meglio controllare la legislazione!

    Per cui è importante che le riforme le dettino i “professori” riprendendo lo spirito dei Costituenti per contrastare quello della casta partitocratica!

    Il suo “non essere così pessimista” mi sorprende e rasserena!

    Non resta che trovare la Via Maestra in tempo utile e percorrerla con sicurezza. A noi cittadini non resta che attendere e sostenere le Vostre determinazioni lucide e rigorose.

    Paolo B.

  • Le uniche riforme che aspetto e che nella mia ignoranza giuridica ritengo necessarie sono: una nuova legge elettorale che sia degna di questo nome con una bella riduzione del numero degli eletti e con le preferenze. Un senato elettivo, ridotto nel numero, con poteri di influenza sulla legittimità delle leggi e sulla loro validità nell’essere. Abolizione per ambedue i rami del parlamento dell’immunità. Abolizione delle province e di tutti gli enti completamente inutili e il tutto senza giochetti, sofismi “ma, sì,ecc) siamo con l’acqua alla gola mi sembra in questi giorni di assistere non al “Lago dei cigni” ma alla danza dei corvi. scusatemi se ho scritto qualche fesseria ma la rabbia quotidiana aumentae quello che succede è sempre più incomprensibile. Ho vogliamo il parlamento della P2? Tutto può essere. alfredo

  • Non mancano certo le buone proposte di riforme!

    Quello che manca è una via condivisa per opporsi a quelle frutto dell’accordo con Berlusconi e per realizzare quelle proposte dai professori portatori di competenze e di rigore morale e culturale come di rispetto per lo spirito originale ed autentico della Carta, pur nella consapevolezza degli opportuni aggiornamenti.

    Per questo insisto sulle necessità di arrivare alla Sovranità Popolare Realizzata che eserciti la Democrazia Diretta Propositiva degli articoli 50,71 e se serve 40.

    Paolo B.

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