Milano. L’educazione alla tutela dell’umanità e dell’ambiente in cui vive

30 Ottobre 2026

Paola Regina Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

Questo contenuto fa parte dello speciale Riforme • dell’osservatorio Autoritarismo

Milano, 18 ottobre. Foto Milano in Movimento

Il mancato riconoscimento della dignità dell’altro è sempre a rischio di trasformarsi in conflitto, perché genera offesa, indignazione, risentimento, rancore. Un altro diritto fondamentale, il diritto alla bellezza, promosso con forza da Papa Francesco come strumento di prevenzione dei conflitti, appare spesso mortificato. Continuano le riflessioni sui fatti di Milano.

Quando, nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, Milano è stata scossa dalla notizia di atti di protesta sfociati in violenze e vandalismi, è probabile che diversi educatori e insegnanti abbiano provato un senso di fallimento per non essere riusciti nel compito loro affidato di educare al rispetto reciproco, al ripudio della violenza, alla risoluzione dei problemi mediante il dialogo tra studenti, con gli adulti e con le istituzioni.

Perché quei fatti sono avvenuti? Bisognerebbe ascoltare i ragazzi, prima di potersi esprimere. Bisognerebbe cercare di comprendere per poter poi individuare i rimedi più adeguati ed efficaci. 

Senza dubbio, la violenza è e resta ingiustificabile. Il fine legittimo della legalità è la tutela dell’essere umano e della sua dignità. È Hannah Arendt a portarci a riflettere sulla natura degli obblighi di legge, ricordandoci che «l’oggetto dell’obbligo, nel campo delle cose umane, è sempre l’umano in quanto tale».

L’educazione alla legalità andrebbe svolta, quindi, come educazione a quel senso di tutela dell’umano e dell’ambiente che dovrebbe rappresentare il fine di ogni legge. Ciò può avvenire solo trascorrendo tempo insieme, superando gli individualismi, sperimentando empatia reciproca, esercitando – in sostanza – la solidarietà prescritta dall’articolo 2 della Costituzione, alla base della struttura costituzionale del nostro Paese e della stessa Unione Europea. 

Purtroppo, oggi molti ragazzi difficilmente sviluppano forme di attenzione o empatia verso gli altri, persi nel rapporto isolato e isolante con gli strumenti informatici – cellulari e tablet – nei quali si rispecchiano. I ragazzi, anche se a scuola e nello sport hanno un confronto con i compagni, non possono che portare con sé i segni del mondo che li circonda ed una smodata attenzione ai templi costruiti dagli adulti, che purtroppo non sono templi della conoscenza, del pensiero o dello spirito critico, ma templi del consumo e del lusso. 

Se nel corso della storia le scuole erano gli edifici più importanti e belli della città – e ancora oggi, in diversi Stati europei, si possono osservare edifici scolastici che spiccano per importanza architettonica nel borgo o nella città di cui sono il cuore – dove si costruisce la società del domani mediante la preparazione dei giovani, in Italia le scuole “moderne” sono costruite in modo uniforme, anonimo, come scatole, contenitori senz’anima. 

L’architettura riflette il ruolo che la società attribuisce sia all’istruzione sia alle nuove generazioni. Edifici lasciati spesso in stato di decadimento quando non di abbandono, privi di manutenzione, pensati come infilate di aule, con pochi servizi igienici. A un’insegnante capita spesso di constatare l’imbarazzo di studentesse in età dello sviluppo nel doversi servire di gabinetti “alla turca”. Potranno sembrare annotazioni marginali, ma il mondo della scuola è fatto di situazioni spicciole, quotidiane, che sono formative quanto le nozioni previste dai programmi ministeriali. Gli studenti con problemi digestivi, ad esempio, che non possono restare in fila molto tempo in attesa che gli unici tre bagni della scuola si liberino, vivono un’esperienza diseducativa che attiene alla dignità della persona, fondamento della Costituzione italiana e del diritto europeo.

Le madri e i padri costituenti, gli estensori delle Carte dei diritti fondamentali, hanno posto il riconoscimento della dignità umana come base per lo sviluppo di ogni legge futura, presupposto per mantenere la pace ed evitare o prevenire conflitti sociali e interpersonali. Il mancato riconoscimento della dignità dell’altro è sempre a rischio di trasformarsi in conflitto, perché genera offesa, indignazione, risentimento, rancore. 

Le nomine dei docenti, effettuate solo all’inizio delle attività scolastiche, rivelano errori compiuti dal sistema informatico che, nella migliore delle ipotesi, assegna docenti alle scuole senza tener conto del loro curriculum, della loro specializzazione, del luogo in cui vivono e della continuità didattica con le classi precedenti, semplicemente perché tali criteri non sono stati inseriti nel programma informatico. In ogni caso, le nomine dei docenti vengono completate a novembre. Risultato: ragazzi e ragazze, che magari si sono svegliati all’alba per venire a scuola da periferie lontane, restano per ore in classi spesso troppo numerose, con supplenti, senza aver ancora iniziato a svolgere il piano di studi previsto per l’anno in corso. Trascorrono così i giorni, senza fare niente, quasi niente, o comunque molto poco. Com’è noto, il nulla, il niente, la carenza di stimolo abbassa l’autostima e la fiducia in sé stessi. 

Un altro diritto fondamentale, il diritto alla bellezza, promosso con forza da Papa Francesco come strumento di prevenzione dei conflitti, appare spesso mortificato. Se si ascoltano i ragazzi, ci si rende subito conto che molti di loro pur vivendo, magari, alle pendici di montagne, non hanno mai davvero visto una montagna; o, pur vivendo su una penisola, non hanno mai visto il mare. I genitori, spesso immigrati con difficoltà di inserimento o costretti a lavori malpagati ed estenuanti, non sono stati in grado di portarceli. La bellezza nutre l’anima e alimenta pensieri positivi e costruttivi, contrastando gli istinti distruttivi, ma purtroppo diversi ragazzi conoscono solo una periferia degradata e una scuola anonima, in stridente contrasto con i templi del lusso, della moda o di altre vacuità esaltate dal sistema dei media e apparentemente a portata di mano nella città di Milano, senza tuttavia essere davvero accessibili per la maggior parte delle persone. 

Quasi nessun cittadino che viva del proprio lavoro potrebbe spendere diverse centinaia di euro per comprare al figlio un paio di scarpe, una giacca o una borsa, ma questa forma di lusso spudorato è inevitabilmente presente negli occhi dei ragazzini. La città spinge gli abitanti fuori dalle proprie mura a causa dei costi insostenibili, e molte delle nostre città non sono più disegnate o pensate per essere abitate ma solo per essere visitate, percorse per brevi periodi con costi molto elevati. I ragazzi prossimi al termine del proprio percorso di studi confidano ai loro insegnanti che, anche con due lauree, anche con molto impegno, hanno paura di non trovare lavoro. Hanno perso fiducia nel futuro. Vivono una condizione sociale di “crisi senza fine”, dove è svanita l’idea del lavoro messa a fondamento della nostra Costituzione: un lavoro stabile su cui si possa costruire un futuro stabile, nel rispetto della dignità della persona. Una vita che non sia solo “lavorare e dormire”, ma che serva a sviluppare il «progresso spirituale e materiale della società» richiamato dall’art. 4 della Costituzione, facendo crescere l’identità della persona nell’esercizio delle proprie passioni e delle proprie attitudini. 

Infine, il disagio mentale, tanto nominato nel dibattito pubblico, è strumento di ulteriore esclusione ed emarginazione. Diversi studenti lo sanno e chiedono di poter accedere a uno psicologo anche senza il consenso dei propri genitori, che a volte si vergognano e non accettano il loro disagio. Per non parlare delle patologie mentali più gravi, che spesso non sono minimamente affrontate in fase di adolescenza, e arrivano all’attenzione delle strutture sanitarie solo quando sono ormai gravi. L’assistenza sanitaria che consente di accedere ad appuntamenti e operazioni chirurgiche solo dopo molti mesi è un ulteriore enorme peso sulla vita di questi ragazzi, costretti a cercare assistenza sanitaria all’estero o in strutture private convenzionate (per chi se lo può permettere). 

La criminalizzazione dei ragazzi seguita ai fatti di Milano ha comportato aggressioni materiali e morali contro gli studenti più fragili, più deboli, incapaci di difendersi e quindi bersaglio facile di aggressori professionisti. 

Si tratta di studenti, che, in alcuni casi, non hanno nemmeno preso parte alle manifestazioni.

Le Camere minorili hanno giustamente ricordato che l’educazione al rispetto della legalità non dovrebbe portare al rischio di criminalizzazione di un’intera generazione.

È una generazione che le istituzioni dovrebbero saper guardare, cogliendo la complessità delle condizioni sociali. Facendosi carico non solo degli obblighi educativi nei confronti dei minori, ma anche dei doveri di cura e di assistenza sanitaria, del dovere di garantire l’accesso ad un lavoro stabile per le generazioni presenti e future, dei doveri di solidarietà, della necessità di misure antidiscriminatorie efficaci ed effettive: in sostanza, delle necessità imminenti di un riequilibrio sociale ed economico.

Avvocata ed esperta di diritti umani e ambientali, componente della Commissione diritti umani del Consiglio dell’Ordine di Milano e dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.

Si è occupata di diritto del commercio internazionale, diritto ambientale, diritti dell’uomo, diritto d’asilo europeo, diritto europeo della proprietà intellettuale, diritto internazionale del mare e tecniche di risoluzione alternativa dei conflitti.

Mediatrice e arbitro presso il Centro europeo di arbitrato e mediazione.

Svolge attività di difesa legale innanzi alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo a Strasburgo, approfondendo il più ampio ventaglio di violazioni della Convenzione europea dei diritti umani: dalle violazioni del diritto alla vita, alle violazioni del diritto alla salute, del diritto alla vita privata e familiare, alle violazioni del diritto di proprietà, dei diritti patrimoniali, dei diritti in ambito fiscale e tributario, sino alle violazioni del giusto processo.

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