Un’analisi che incrocia intelligenza umana e intelligenza artificiale per misurare la tenuta democratica degli Stati Uniti, in vista delle elezioni di mid-term attraverso sei diverse dimensioni del potere. Con la valutazione del rischio di una crisi costituzionale e della transizione verso forme autoritarie.

Che cosa può fare un presidente “rivoluzionario” che teme di perdere il Congresso? Negli Stati Uniti le elezioni sono amministrate da Stati e contee; i tribunali intervengono sulle regole, i funzionari certificano i risultati e le Camere giudicano l’elezione dei propri membri. Le condizioni della competizione si possono manipolare in ciascuno di questi passaggi. Li abbiamo seguiti separatamente. Ora, a due settimane dal voto, è venuto il momento di rimetterli insieme.

Il grafico nasce da un esperimento condotto per America Watch con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Dal 1° luglio una piccola redazione di «agenti AI» ha esaminato ogni giorno stampa americana nazionale e locale, atti governativi, decisioni amministrative e giudiziarie, indagini, rapporti dei maggiori think tank e iniziative politiche e civiche. L’obiettivo era misurare la potenza offensiva della coalizione al governo e la capacità di resistenza di società e istituzioni. Le evidenze sono state valutate secondo criteri di codifica prestabiliti, con revisione umana dei giudizi. I punti indicano le date di rilevazione: la curva sale quando nuovi fatti giustificano un diverso giudizio.

Le sei curve descrivono le capacità del potere di intervenire sul processo elettorale: strumenti disponibili, possibilità d’impiego e leve attivate. Le fasce — competizione aperta, campo inclinato, alternanza a rischio, soglia del cambio di regime — indicano stadi crescenti del processo. Nel nostro modello, un cambio di regime richiederebbe la confluenza di tutte e sei le dimensioni verso la fascia più alta.

A. Modificare il campo elettorale

Una maggioranza alla Camera si costruisce anche disegnando i collegi. Concentrando gli elettori avversari in pochi distretti e distribuendo più vantaggiosamente i propri, si possono conquistare più seggi senza aumentare in proporzione i voti. È il gerrymandering, e spiega perché la linea blu, dedicata al campo elettorale e all’accesso alle urne, parta da 6 il 1° luglio. In giugno dieci Stati avevano già ridisegnato ventidue collegi: sedici favorevoli ai repubblicani, sei ai democratici.

A comprende anche documenti richiesti per votare, distribuzione dei seggi, giorni e orari di apertura. Trump considera il voto illegale dei non cittadini il cuore di una gigantesca frode elettorale. Il SAVE America Act (Safeguard American Voter Eligibility Act), che impone prove documentali più rigorose della cittadinanza al momento dell’iscrizione nelle liste, è fermo al Senato. Trump ha promesso che quella legge avrebbe permesso ai repubblicani di non perdere più un’elezione «per cento anni».

Il 25 agosto A sale a 7, sfiorando la soglia del cambio di regime. Cinque giorni prima la maggioranza repubblicana dello State Board of Elections del North Carolina aveva eliminato il voto domenicale in dieci contee. Nel Sud, molte chiese afroamericane organizzano da decenni le iniziative Souls to the Polls: dopo la funzione i fedeli vanno insieme a votare, spesso con trasporto collettivo. Eliminare quella giornata elimina una pratica consolidata. Altrove vengono spostati i luoghi del voto anticipato e ridotti i seggi nei campus.

Il 1° settembre, a Tarrant County, Texas, i commissari approvano 224 luoghi di voto contro i 316 delle midterm precedenti: novantadue in meno in una contea un tempo saldamente repubblicana, oggi contendibile. L’amministrazione invoca esigenze logistiche; associazioni e residenti contestano le conseguenze per quartieri neri e ispanici. Il 13 ottobre un giudice rifiuta di ripristinare i siti con un provvedimento cautelare. La curva resta a 7. Solo distanze, code e affluenza diranno quanti elettori siano stati ostacolati.

B. Prendere le leve dell’amministrazione

Un cittadino può avere tutti i requisiti per votare, ma essere segnalato come irregolare in un archivio. Le liste elettorali sono gestite dalle autorità statali e locali; Washington vuole acquisirle e incrociarle con archivi federali per individuare presunti non cittadini. Chi decide se il sospetto è attendibile? E chi può cancellare un nome?

B parte da 5 il 1° luglio. Il Department of Justice (DOJ) aveva già chiesto agli Stati elenchi completi degli elettori, inclusi dati personali. Il governo aveva inoltre potenziato il database SAVE, Systematic Alien Verification for Entitlements: nato per verificare lo status migratorio dei richiedenti prestazioni pubbliche, è stato collegato ai dati della Social Security per controllare in massa le liste elettorali. Il nome ricorda il SAVE America Act, ma è uno strumento distinto: la legge è bloccata, il database esiste. Secondo i critici, dati incompleti, specie sui naturalizzati, possono produrre molti falsi positivi.

Il 14 luglio B sale da 5 a 6. Cinque giorni prima Trump aveva rimosso gli ultimi commissari della Election Assistance Commission, organismo federale bipartisan che assiste gli uffici elettorali, privandolo del numero legale per alcune decisioni. Il governo tenta inoltre di subordinare finanziamenti federali per la sicurezza all’adozione di procedure elettorali richieste da Washington. Le due vie mirano a spostare il governo delle elezioni dagli Stati all’esecutivo federale.

Il 29 settembre B raggiunge 7. La Corte Suprema ha sospeso il blocco giudiziario della versione potenziata di SAVE: gli Stati possono effettuare verifiche di massa, ma a meno di novanta giorni dal voto non possono cancellare automaticamente gli elettori segnalati. In Texas ulteriori controlli hanno accertato che centinaia di presunti non cittadini erano cittadini americani. Fra segnalazione informatica e cancellazione c’è una differenza che può decidere il diritto di voto.

Il 9 ottobre la giudice federale Sparkle Sooknanan annulla la politica con cui il DOJ pretendeva di raccogliere e usare centralmente le liste statali. Washington non ottiene il controllo generale dei registri. SAVE resta disponibile e i dati raccolti possono alimentare ricorsi dopo il voto. Come vedremo in California, la contesa sulle liste arriva direttamente alle schede.

C. Organizzare la pressione sul voto

Un uomo con un taccuino davanti a un seggio può essere un osservatore accreditato o un militante incaricato di contestare il diritto di voto degli elettori. Contano i poteri riconosciuti dalla legge e il modo di esercitarli. C segue i poll watchers (osservatori), i poll challengers («rappresentanti di lista» autorizzati a contestare), le reti di militanti e organizzazioni civiche, le possibili intimidazioni e i disordini.

Il 1° luglio C parte da 2. Nel 2022, in Arizona, uomini armati avevano sorvegliato le cassette delle schede postali, fotografando elettori e targhe. Il 21 luglio C sale a 3: i repubblicani formano centinaia di challengers in Michigan, poi anche in North Carolina e New Hampshire, con assistenza legale e canali per inoltrare contestazioni. Alla formazione contribuiscono anche organizzazioni esterne, come True the Vote, gruppo conservatore nato nel Tea Party texano che addestra volontari e promuove contestazioni ai seggi. È fra i principali sostenitori delle accuse, mai dimostrate, di frodi elettorali nel 2020. Sul versante opposto si organizzano volontari e avvocati di Election Protection. C resta a 3: il 3 novembre vedremo che uso verrà fatto di queste capacità. Il challenger esercita un diritto previsto dalle leggi statali; per capire quanti elettori saranno ostacolati dalla loro presenza serviranno dati su distanze, code e affluenza.

D. Mobilitare gli apparati coercitivi

D, la linea rossa tratteggiata, è la più alta: da 6 a 8, oltre la soglia del cambio di regime. Segue gli apparati pubblici dotati di poteri investigativi e coercitivi — FBI, DOJ, DHS, ICE e Homeland Security Investigations (HSI), branca investigativa di ICE — quando intervengono nell’arena elettorale.

D parte da 6 perché già in primavera erano aperte indagini sul presunto voto dei non cittadini. L’11 giugno l’FBI perquisisce a Cleveland la sede della Ohio Organizing Collaborative, impegnata nella registrazione degli elettori. La registrazione entra nel raggio di un’indagine penale federale.

Il 1° settembre D sale a 7. HSI prepara un’intensificazione delle indagini: secondo la stampa, almeno nove Stati potrebbero ricevere nuovi investigatori. Intanto, un memorandum interno all’ICE dispone che durante gli interrogatori gli agenti chiedano agli arrestati se abbiano mai votato illegalmente, di persona o per corrispondenza. L’investigazione elettorale entra così nelle procedure ordinarie dell’apparato migratorio.

Il 19 ottobre D sale a 8. Con Operation Protect the Vote il DOJ annuncia incriminazioni contro 28 residenti permanenti non cittadini in California, undici arrestati, per presunte irregolarità relative soprattutto a elezioni precedenti. Sono accuse da provare, ma documentano l’impiego coordinato di agenti e procure federali.

Il DOJ annuncia anche circa mille monitors ai seggi, il numero più alto da decenni. Gli osservatori federali nacquero dopo il Voting Rights Act del 1965 per proteggere gli elettori afroamericani dall’ostruzione delle autorità locali segregazioniste. Nel 2026 vengono inviati da un’amministrazione che da mesi cerca voti illegali di non cittadini, puntando l’indice contro le minoranze etnico-razziali. Vari Stati si preparano a delimitarne il ruolo. Intanto i vertici militari escludono l’invio di truppe ai seggi o il sequestro delle schede, mentre Pete Hegseth istruisce Cyber Command a individuare e «neutralizzare» interferenze straniere. Le «reti terroristiche transnazionali dell’estrema sinistra» sono nel mirino già da luglio.

E. Intervenire sulle schede e sul conteggio

Per tre mesi e mezzo E, la linea viola, resta a 2, nella fascia della competizione aperta. Segue il trattamento delle schede postali e provvisorie, l’ammissione al conteggio, ricorsi e riconteggi. Il valore iniziale registra precedenti e strumenti giuridici, senza nuove iniziative capaci di incidere sulle midterm.

Un tentativo importante viene bloccato in settembre. La Casa Bianca vuole imporre attraverso USPS, il servizio postale federale, nuove regole per il voto per corrispondenza: elenchi dei destinatari forniti dagli Stati, buste con codici a barre federali e possibilità di rifiutare spedizioni non conformi. Una scheda legittima secondo la legge statale incontrerebbe così un nuovo filtro nella rete che deve recapitarla. Adeguare tutto a poche settimane dal voto rischia di creare il caos. Molti si chiedono se non sia proprio questo lo scopo. Il 14 settembre la Corte Suprema blocca le nuove regole per le midterm, senza escluderne un uso futuro. Ikl giudice Kavanaugh, un conservatore nominato dallo stesso Trump, definisce la pretesa di applicare oggi le nuove regole USPS «arbitrary and capricious».

Il 15 ottobre E balza da 2 a 5: è il caso California. Qui ogni elettore registrato riceve per posta la scheda, spedita dal 1° ottobre. Il governo federale ha compilato una lista di oltre ventimila registrati considerati «probabili non cittadini». Il DOJ consegna i nomi alla California, ne chiede la verifica, poi ricorre al tribunale: vuole separare le eventuali schede di quelle persone e non contarle finché la cittadinanza non sia accertata. Le autorità californiane contestano dati e richiesta federale. Il DOJ minaccia conseguenze penali per i funzionari responsabili.

È il passaggio da B, controllo delle liste, a E, controllo delle schede. Il governo federale fa sul serio: il 5 registra una leva processuale immediata sul trattamento dei voti di questa elezione.

F. Impedire che il risultato diventi potere

La curva marrone resta a 2. Sarebbe ingiusto rimproverarglielo: il risultato delle midterm ancora non esiste. F segue la certificazione dei risultati e la loro trasformazione in seggi parlamentari. Una firma negata o l’ammissione ritardata di un deputato possono contare se la maggioranza dipende da pochi seggi.

Il 2 iniziale registra poteri, precedenti e preparativi. Nel 2020 a Wayne County, che comprende Detroit, due commissari repubblicani rifiutarono di certificare oltre 800.000 schede, nettamente favorevoli a Biden. Dopo alcune ore cambiarono posizione. Trump telefonò per convincerli a non firmare i documenti; il giorno dopo tentarono di ritirare il voto favorevole, ma i termini erano scaduti. Il caso più famoso riguarda l’Indiana del 1984 dove, dopo un riconteggio, il repubblicano Richard McIntyre risultò avanti di 418 voti. La Camera a maggioranza democratica non insediò i contendenti, ordinò un altro riconteggio e attribuì il seggio al democratico Frank McCloskey per quattro voti. La Costituzione affida a ciascuna Camera il giudizio finale sull’elezione dei propri membri.

Il nuovo Congresso si riunirà il 3 gennaio 2027. Se gare decisive fossero ancora contestate, i ritardi nell’ammissione dei deputati potrebbero incidere sull’elezione dello Speaker e sull’organizzazione della Camera. Alcuni autorevoli studiosi hanno prospettato questa «scossa finale» come possibile innesco di una crisi costituzionale. Fino ad allora F resta a 2: strumenti e preparativi in attesa del risultato.


Per una riflessione più generale su ciò che potremmo aspettarci il 3 novembre e nelle settimane successive, si vedano:

Steven Levitsky e Lucan A. Way, “Competitive Authoritarianism in America”, Journal of Democracy, vol. 37, n. 4, ottobre 2026, pp. 5–25.

J. Michael Luttig, “The Final Battle for America’s Democracy”, The New Republic, 10 settembre 2026. 

Robert Kagan, intervista di Martin Wolf, “Martin Wolf on the US Midterms — Is American Democracy Safe?”, Financial Times, podcast e trascrizione, 17 ottobre 2026.

Ottorino Cappelli insegna Politica comparata nell’Università di Napoli L’Orientale.
Il suo ultimo libro è Trump e la rivoluzione americana. Da dove vengono, dove ci portano (Editoriale Scientifica, 2026). Sfoglia il libro su rivoluzioneamericana.it/

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