I rimborsi ai piccoli risparmiatori

I rimborsi ai piccoli risparmiatori

I giornali di oggi e degli ultimi giorni sono pieni di notizie sulle modalità, i criteri e gli organi da creare ex-novo mediante i quali attribuire i rimborsi. Altri aspetti, quali ad esempio l’appropriazione che il governo conta di fare di una parte delle risorse del Fondo interbancario di garanzia dei depositi, sono lasciati un po’ sullo sfondo: e così anche le incomprensibili speciose difficoltà che farebbe, al solito, “l´Europa” a questo riguardo. Ciò che non è in evidenza è il titolo al quale i piccoli risparmiatori dovrebbero ricevere dei contributi. Difficile supporre che –come aveva inizialmente asserito il ministro Padoan- si tratti di sussidi umanitari. Come risulta ad esempio dagli ampi resoconti che sono stati dati della situazione del povero Luigi D., il risparmiatore suicida, si tratta di famiglie che non sono affatto state buttate sul lastrico dalle perdite subite: sono tipicamente titolari di una o più pensioni, e abitanti in case di proprietà. Né gli si può riconoscere un diritto  ad una compensazione per aver perso dei soldi, dato che le azioni e i titoli bancari sono soggetti a oscillazioni varie, e queste persone avevano addirittura ricevuto delle inequivocabili messe in guardia sul conto delle obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria. In verità, non hanno alcun diritto a ricevere alcunché, ed è sorprendente il gran daffare che si sta dando il governo per attribuirglielo.

Se però risultasse che almeno una parte di costoro sono vittime di una serie di reati –dalla frode alle false comunicazioni al plagio- o altri illeciti compiuti ai loro danni dai funzionari della Banca, magari per ordine dei superiori, allora si aprirebbe per loro la strada maestra di denunce e azioni risarcitorie varie, che certamente gli permetterebbe di rientrar in possesso di parte almeno dei loro averi mediante opportune escussioni dei patrimoni dei responsabili, una volta accertatane l’identità. In tutto ciò al governo spetterebbe al massimo, se proprio lo volesse fare, un ruolo di stimolo nell’organizzare tali azioni di responsabilità e risarcitorie. Il punto è molto semplice: se ci sono dei truffati ci sono dei truffatori, e il mal tolto lo devono restituire questi ultimi, non l’innocente Fondo interbancario di garanzia dei depositi. Ma questo corso naturale degli eventi parrebbe quello che il governo si sia proposto di deviare, stabilendo ad esempio nel decreto salva-banche che nei confronti delle banche salvate tali azioni giudiziarie siano condizionate all’assenso del Governatore della Banca d’Italia, una previsione patentemente assurda e certamente incostituzionale. Come incostituzionale, in quanto violazione del diritto di proprietà, parrebbe l´aggressione che il governo intende fare al Fondo di garanzia dei depositi, che è di proprietà di un consorzio di banche e non è in alcun modo nella disponibilità del Tesoro.

In sostanza, il governo si propone di difendere il management delle banche rigenerate, tra cui la Banca d´Etruria, esonerandolo da qualunque azione di responsabilità, e di tacitare i piccoli risparmiatori con delle compensazioni ottenute depredando il Fondo interbancario di garanzia dei depositi. Questo spiega bene un particolare curioso. Esistono già diversi organi di arbitrato in materia finanziaria, uno della Banca d´Italia, uno della Consob. Ma al governo non vanno bene. Come mai? Perché sono pensati per arbitrare, ossia, per dirimere delle dispute tra le parti. Ma l’organo “arbitrale” del governo non dovrà arbitrare nulla. Non vi sarà alcuna disputa tra le parti. Le dispute sono ciò che il governo vuole evitare a tutti i costi. Bisognerà solo decidere quanta elemosina concedere a ciascun piccolo risparmiatore per acquistarne la remissività.

 Pisa, 15 dicembre 2015

(*) Già ordinario di economia monetaria e crediti alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa

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