Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Non chiamatelo totem

30 Settembre 2014

Massimo Marnetto

Non si può più accettare che una tutela costituzionale del lavoro come l’art. 18 sia continuamente denigrata a “totem”. Perché i licenziamenti o sono per giusta causa o sono per ingiusta causa. Non esistono quelli “neutri”. E quando c’è un’ingiusta causa, è un giudice che deve intervenire, non l’imprenditore che l’ha provocata.

articolo18Non si può più accettare che una tutela costituzionale del lavoro come l’art. 18 sia continuamente denigrata a “totem”.
Perché i licenziamenti o sono per giusta causa o sono per ingiusta causa. Non esistono quelli “neutri”.
E quando c’è un’ingiusta causa, è un giudice che deve intervenire, non l’imprenditore che l’ha provocata.
Renzi sa che in una grande azienda esiste una notevole sproporzione tra il potere della proprietà e quello del dipendente. Per questo esistono le tutele della legge; per ridare “uguaglianza” ad un rapporto diseguale.
E’ proprio su questo principio – l’uguaglianza – che emerge la costituzionalità dello Statuto dei Lavoratori,  intervenuto con il preciso intento di  “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Costituzione)…
Renzi sta andando in direzione opposta. Vuole rompere il faticoso equilibrio raggiunto tra lavoro e capitale demonizzandolo come causa di disoccupazione, per ripristinare il potere del capitale e accreditarsi agli occhi di un’Europa contratta da un crampo liberista.
Quindi, bene estendere le tutele a chi non ce le ha, ma non a discapito della dignità.Che va garantita da regole e sanzioni efficaci come il reintegro oppure finisce il rispetto per i lavoratori.
Allora ci sarà il grande silenzio della fine della loro partecipazione, rotto solo dal rumore delle rappresaglie verso chi non si piega. E tutto ritornerà a quando l’unica speranza per una condizione sopportabile del lavoro era un padrone buono.

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