In aula la grande Mortificazione

18desk1f01-senato-emiciclo3Sta arrivando in aula l’abolizione del Senato della Repubblica secondo una legge che viene imposta dal governo alla sua maggioranza, nell’ambito di un patto firmato con il maggior partito dell’opposizione.
Nulla di tutto questo è stato offerto agli italiani come materia programmatica su cui esprimere un voto in una elezione politica.
Ma proprio questo non conta nella visione del premier, poco disposto ad ascoltare obiezioni e preoccupazioni. Come un ragazzo a cui si chiede di rinunciare a un giocattolo a cui è molto affezionato.
Pazienza se “dopo” la democrazia sarà ancora più fragile di quanto lo sia già oggi: Renzi dice che è una grande “occasione” e che il Paese (quale Paese?) non può permettersi il lusso di perderla.
Il dibattito sulla “riforma” si è caratterizzato dal silenzio sulle proposte alternative, rotto soltanto da gesti estremi di oppositori, comunque derisi e alla fine messi a tacere con censura e violenti interventi di sostituzioni al momento del voto in commissione.
Ma ora che siamo al momento dell’aula, le carte sono tutte sul tavolo: e grazie alla pubblicazione su “Il Fatto” del testo integrale della proposta di Gustavo Zagrebelsky inviata al ministro Boschi, nessuno può più accusare il pensiero critico di non essere anche propositivo. Oggi sappiamo che le proposte sono almeno due e anche se una appare già al traguardo sarà il traguardo della Storia che giudicherà il valore dell’una e la saggia lungimiranza dell’altra.
La riscrittura della seconda parte della Costituzione riduce a poco più di passacarte l’assemblea di Palazzo Madama e assegna alla Camera dei deputati nominati e scelti dai capi partito il ruolo di ancelle del governo. Così mortificare un ramo del Parlamento non esalta l’altro ramo, ma il tutto si conclude con una generale mortificazione e perdita di dignità di deputati e senatori. Assieme ad essi mortificati sono tutti i cittadini italiani a cui viene sottratto il potere di eleggere i propri rappresentanti, incidendo contemporaneamente sulla legge elettorale e sulla Costituzione.
Due progetti, due visioni, due mondi. Abbiamo aspettato a lungo, noi di Libertà e Giustizia, e tanti altri che sapevano della proposta Zagrebelsky, che il ministro ne parlasse, che la diffondesse, che fosse discussa. Solo silenzio, irrisione.
Il progetto del governo nasce nel clima torbido di richieste della Finanza internazionale e di accordi misteriosi siglati tra Renzi e Berlusconi sui quali tuttora regna un segreto che io, da semplice cronista di storie italiane, giudico incostituzionale ed eversivo.
Il progetto Zagrebelsky nasce nel silenzio solitario delle ore di studio e nelle riflessioni elaborate con gli studenti dentro aule universitarie. Non ha padrini a cui rispondere. E’ frutto del pensiero di un uomo libero e delle preoccupazioni per la democrazia costituzionale ereditate e elaborate con i grandi maestri del passato. Può essere approfondita. E ovviamente discussa.
La Costituzione di Renzi, no: è prendere o lasciare, mangiare la minestra o saltare dalla finestra. E’ o così o si scioglie il Parlamento.
Dice Renzi che questa è la grande “occasione”. In sostanza oggi c’è una situazione generale che consente di fare quello che ieri non fu possibile: manomettere la carta fondamentale dei diritti e dei doveri, la Carta dello Stato italiano.
L’unica occasione a cui viene di pensare è la disperazione generata dalla grande crisi: e come ci hanno sempre ricordato gli storici è in tempi come questi che i popoli accettano cose che in altre condizioni mai avrebbero accettato.
Dunque, la chiusura di mezzo Parlamento italiano avviene anche perché gli italiani sono “distratti” dalla difficoltà di sopravvivere.
Una grande “occasione” davvero, un’occasione da non perdere.

 

11 commenti

  • la proposta del nostro Presidente Prof.Zagrebelsky,pubblicata su “Il Fatto” è più che sensata,se si vuole che questo Paese,dopo settant’anni circa di fascismo aggettivo quale è stato quello del regime democristiano,con il disprezzo di fatto della Costituzione repubblicana, non ritorni al fascismo sostantivo

  • Intanto bisognerebbe cercare di portare avanti insieme alle altre associazioni e al Fatto Quotidiano una strategia di “resistenza” e opposizione. Abbiamo dato tanti suggerimenti-

  • Presidente Bonsanti,

    perchè non opporre alla “GRANDE MORTIFICAZIONE” “LA GRANDE RINASCITA” realizzando, una volta nella vita della Repubblica la “Sovranità Popolare con la Democrazia Diretta Propositiva” (e impositiva)?

    Usciamo da “doloroso lamento” con una Proposta Rivitalizzante per la Cittadinanza!

    Se anche non ce la facessimo, sarebbe stato bello provare invece di continuare a chiedere a chi non vuol sentire e ride di noi!

    Paolo Barbieri, cittadino semplice.

  • Se tutti i circoli di Leg scendessero nello stesso giorno in piazza, di fronte a una sede significativa, per manifestare il loro dissenso? Non importa se saremo in pochi, continuano a giungere manifestazioni di contrarietà a questa riforma del Senato da parte di persone e associazioni autorevoli e di personaggi politicamente influenti. Una riforma concordata in segreto con un condannato, di cui i cittadini nulla sanno, tranne il contenuto di emendamenti che tolgono loro il potere di eleggere i propri rappresentanti, aumenta il quorum per i referendum, da cui si è ritirato uno dei tre relatori, e così via di obbrobrio in obbrobrio, una farragine oscura, in ogni caso pericolosa e, innestandosi in una legge elettorale che deprime i requisiti di democraticità, potenzialmente eversiva. Che cosa aspettiamo? Mi spiace che il professor Rodotà sia preso dalla malinconia, che Sandra Bonsanti la giudichi “una grande mortificazione”, sono piena di ammirazione per la squisitezza giuridica, culturale, storica e politica della proposta, attuabilissima, del professor Zagrebelsky, ma personalmente mi sento molto, molto arrabbiata e sento il dovere di fare tutto il possibile perché questa cosiddetta riforma non passi.

  • Io concordo pienamente che la riforma costituzionale sia pessima. Ormai, contro una classe politica confusa e finta decisionista l’unica soluzione e speranza risiede nell’intervento di tutti i più autorevoli studiosi come il professor Zagrebelsky.
    L’unica alternativa è che i costituzionalisti e i professori universitari lascino le loro cattedre e scendano fra la gente insieme ai loro studenti per far capire la deriva di questa orrenda riforma. Il servizio pubblico radiotelevisivo non è in grado di rappresentare in maniera equilibrata ed imparziale i difetti ed i danni irreparabili di tale riforma.
    Lasciate le cattedre e scendete in strada in maniera civile ma decisa contro la riforma ideata dalla P2; le persone libere seguiranno l’esempio.

  • Capisco bene che non si riesca a leggere tutto e a seguire le tante informazioni che vengono pubblicate anche soltanto sul nostro sito. Ma leggere , oggi, le mail di Carmtrin e di Corinne Ferrari mi ha sorpreso non poco. Perché oggi,- come puntualmente preannunciato dalla Presidenza di Libertà e Giustizia che aveva pubblicato l’ appello del promotore Pancho Pardi – davanti al Senato, alcuni professori universitari hanno lasciato le loro cattedre e sono scesi in strada, tra la gente, proprio per far capire la deriva oligarchica ( e, quindi, necessariamente autoritaria ) imboccata da questa sospetta foga riformatrice. Era, certo, un giorno feriale e Roma non è per tutti dietro l’ angolo. Lungi da me, quindi, puntare il dito accusatorio sulla scarsa, anzi, scarsissima partecipazione di associazioni, movimenti e cittadini. Spero, comunque, di fare cosa utile informandovi che Libertà e Giustizia ( assieme alle associazioni promotrici – Libera cittadinanza e rete per la Costituzione – ) era presente, oggi, a Roma, rappresentata da un piccolo gruppo di iscritti e simpatizzanti del circolo napoletano di LeG che non ha voluto sprecare questa importante e simbolica occasione. Spero vivamente che gli assenti, desiderosi di far sentire la loro voce in questo momento di diffusa e drammatica afonìa, si tengano maggiormente informati sulle iniziative che si andranno a prendere nei prossimi giorni e mesi e, possibilmente, non ci facciano mancare il sostegno della loro presenza.

    Giovanni De Stefanis, LeGNapoli

  • Perché sorprendersi? Proprio perché avevo letto sul sito l’invito di LeG, soprattutto rivolto ai romani, a raccogliersi, ieri, davanti al Senato e non potendo, vivendo a Milano, esserci fisicamente, ho sentito il desiderio di esprimere comunque il mio sostegno ai nostri veri rappresentanti e, devo dire, anche la gratitudine per il grande, arduo sforzo che ormai da tempo stanno conducendo a salvaguardia dello spirito originario della nostra Costituzione. Non mi meraviglio neppure della scarsa affluenza, queste cose hanno spesso l’ andamento altalenante delle maree, non sono controllabili come un prodotto industriale o tecnologico, direi per fortuna. Potrebbe essere anche il segno di una matura consapevolezza democratica l’aspirazione a vivere almeno qualche pausa di normalità, dopo vent’anni vissuti sulla corda dell’emergenza, a parare colpi su colpi, e per ora ce l’abbiamo fatta, con i politici che abbiamo avuto. Ma sono sicura che se la vita democratica del nostro paese fosse a rischio, i cittadini si farebbero valanga per travolgere chi ha ordito questi tristi disegni. Non c’ è motivo di sconforto, il nostro paese è stato messo a dura prova e questo ci ha reso cara la nostra democrazia.

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