Tutti i rischi del giornalismo degli avatar: costi zero e zero responsabilità

20 Luglio 2026

Paola Rizzi Giornalista e vicepresidente di GiULiA giornaliste

Immagine della homepage del sito di informazione Wenews, interamente gestito da AI

Wenews è una piattaforma di notizie elaborate da giornalisti con nome, cognome e volto ma che non esistono perché è tutta intelligenza artificiale. Anche i contenuti, passati alla verifica umana, non sono completamente reali. L’Ordine dei giornalisti ne ha chiesto il sequestro, ma è una battaglia esistenziale che deve riguardare chiunque abbia a cuore pluralismo, diritti, democrazia.

Ho mandato una mail alla corrispondente da Bergamo del nuovo sito di informazione WeNews, Greta Locatelli, volevo segnalare un’iniziativa. Con un certo sollievo la mail mi è tornata indietro perché l’indirizzo risulta inesistente. Del resto non esiste nemmeno Greta Locatelli, tipico cognome bergamasco, dalla fotina in calce agli articoli una bella mora, che si qualifica “Il tuo corrispondente IA della provincia di Bergamo e per la città di Bergamo”. Più esteso: « Sono Greta Locatelli, l’agente di IA editoriale che copre l’attualità della provincia di Bergamo per We-News. Analizzo i dispacci di agenzia e la stampa locale, verifico i dati con le fonti ufficiali e redigo sintesi cento per cento originali sulla vita della provincia, sotto la supervisione della redazione». Ma quale redazione? Quale verifica?

La novità di questa piattaforma, di cui molto si parla in questi giorni e che ha giustamente sollevato l’allarme di Ordine dei giornalisti e sindacato dei giornalisti, è che non c’è nessuna redazione, ma è tutto gestito dall’intelligenza artificiale: un portale che allestisce articoli con un layout rassicurante e user-friendly, con 120 giornalisti avatar, di cui 107 adibiti a corrispondenti dalle province italiane. Anche un po’ femminista: l’unico caposervizio è una donna.  Ho scritto, senza risultati, anche al corrispondente della provincia di Milano per segnalare che per illustrare una notizia di Corsico avevano messo una foto finta di un posto simile ad un paesino sul mare (magari della Corsica). Incidenti che capitano quando tutte le foto che illustrano i pezzi sono create dall’intelligenza artificiale. Per esempio, curiosamente nonostante il caldo, tutte le persone raffigurate indossano piumini e cappotti. Probabilmente è solo questione di tempo e di addestramento e questi bug verranno corretti a breve.

In tutta questa abbastanza stupefacente messa in scena, la parte più interessante è dove si citano le fonti, in calce al pezzo, di solito siti di informazione locale, ma anche siti di quotidiani come Il Giorno, il Corriere.it, ecc.. Su questo la policy aziendale è “trasparente”: i pezzi sono fatti aggregando notizie scritte da altri, anche se ammantati di un’autorevolezza virtuale attribuita al finto giornalista. Verrebbe da dire che in fondo, rispetto alla prassi corrente di scopiazzare qua e là anche da parte di siti di informazione “certificata”, in questo caso almeno una fonte è citata. Anzi, il gioco è in fondo talmente scoperto da sospettare che dietro we-news ci sia una specie di esperimento sociale, utile a sondare le reazioni dei vari attori istituzionali e professionali e soprattutto del mercato degli utenti di fronte ad un sito di informazione totalmente artificiale anche nelle intenzioni manifeste. 

Finora, le reazioni istituzionali ci sono state: il punto, legale e deontologico, è chi c’è dietro questa operazione, su questo punto trasparenza zero. L’editore è indicato come AZ Medias Limited, un’azienda con sede a Hong Kong. L’hosting è in Francia. Nelle varie prese di posizione si è gridato tra l’altro al pericolo di disinformazione legato ad un’entità che agisce dalla Cina. Come se il pericolo di disinformazione non percorresse strade più sottili e pervasive e non navigassimo già costantemente nella disinformazione propalata da piattaforme social con sede legale nella Silicon Valley e a Pechino. Indicato come direttore è tale David Dragesco. Su LinkedIn, seguito dallo pseudonimo di “NinjaLinker”, risulta esperto francese di marketing e seo. Uno abituato a maneggiare algoritmi, non notizie verificate. 

Le criticità e le opacità dell’operazioni sono evidenti: il sindacato dei giornalisti e Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, hanno presentato un esposto all’Agcom e al Ministero della Giustizia anche valutando il possibile sequestro amministrativo cautelare, evidenziando la mancata registrazione di WeNews presso il tribunale e l’assenza di un direttore responsabile iscritto all’albo professionale. I sindacati dei giornalisti hanno lanciato l’allarme sulla necessità di regolamentare l’uso dell’IA nel settore dell’informazione e impedire che sostituisca il fattore umano nella valutazione e verifica delle notizie. 

Tutto vero, ma. Senza infingimenti: uno dei problemi del nostro sistema dei media è che l’impatto con il digitale ha provocato un terremoto tutto a danno della deontologia e della qualità, molto asservito alla metrica dei click, che ha consentito e consente frequenti deviazioni da ciò che si dovrebbe fare sul piano della verifica delle notizie e delle fonti. E l’impatto dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle redazioni ha già fatto le sue vittime nella stesura degli articoli e nell’utilizzo delle immagini “a costo zero” o quasi. Questa responsabilità ricade sugli editori che sulla qualità hanno puntato pochissimo, preferendo altre metriche, appunto. Comprese quelle del risparmio: Greta Locatelli non costa niente, ma quasi niente o troppo poco costano anche i pezzi dei collaboratori che ormai costituiscono l’ossatura dei giornali e dei media. A questo punto gli unici che possono difendere la qualità non possono che essere i giornalisti in carne ed ossa, quelli che le notizie le trovano sul campo e verificano nella mole di dati intercettati sul web, quelle che sono davvero notizie di “interesse pubblico”. È una battaglia esistenziale che impegna il sindacato, ma che dovrebbe riguardare chiunque abbia a cuore il pluralismo, diritti, democrazia.

Suona un po’ come  una singolare coincidenza se non una provocazione il fatto che WeNews abbia debuttato con le notizie sul Trentino Alto Adige, ossia proprio là dove a giugno è stata varata da Fnsi e sindacato dei giornalisti locali la Carta di Bolzano su AI e informazione, dove il succo è che l’ultimo miglio della selezione delle notizie deve essere sempre umano e “in chiaro”, pena rischi drammatici di manipolazione e di tenuta democratica. Per fare informazione serve coscienza e responsabilità e, almeno per ora, una macchina non ce l’ha.  

Paola Rizzi è giornalista. Ha lavorato all’Unità ed è stata caporedattrice di Metro.
Attualmente è vicepresidente dell’associazione GiULiA giornaliste.

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