Non solo la Corte costituzionale. Pasquale De Sena, docente di Diritto internazionale e già presidente della Società italiana di Diritto internazionale e dell’Unione europea, annuncia la possibilità di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani (CEDU) perché, spiega, la legge, così com’è, comprime in modo significativo il diritto di voto del singolo elettore.
La legge elettorale è passata al Senato dopo l’approvazione della Camera giovedì 16 luglio: a Montecitorio i deputati hanno bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia che introduceva, fintamente, le preferenze.
Dal nostro punto di vista questo è un bene, non solo perché si trattava di una finta, ma anche perché se fosse passato quell’emendamento si sarebbero potuti ridurre i margini di azione giurisdizionale nei confronti della legge.
Su quale base, invece, i cittadini si potrebbero appellare alla CEDU?
Il problema è che il diritto di scelta dei propri rappresentanti, da parte dei singoli cittadini, viene fortemente compresso in favore dell’esigenza della governabilità.
Da un lato ci sono liste bloccate e circoscrizioni molto ampie; è un’accoppiata già stigmatizzata dalla Corte costituzionale secondo la quale il sistema delle liste bloccate va bene se circoscrizioni e collegi sono ristretti, così da garantire un rapporto effettivo tra elettori ed eletti. Dall’altro lato, c’è un premio di maggioranza molto significativo, che rende più “leggero” il peso dei voti dati alle liste perdenti. Questi vizi, sul piano europeo, non contano tanto in sé e per sé, quanto nel loro insieme, perché potrebbero essere giudicati idonei a realizzare una compressione sproporzionata del diritto di scelta dei propri rappresentanti, da parte dei cittadini, in favore della governabilità. Tutto ciò, in un quadro, come quello italiano, in cui la metà degli elettori tende a non esercitare il proprio diritto-dovere di voto. Insomma, è presumibile che una simile disciplina accentui l’astensionismo, con effetti evidentemente negativi sul funzionamento sostanziale della democrazia.
Dunque adesso si aspetta l’esito del dibattito al Senato dove sono possibili modifiche – e in quel caso la discussione tornerebbe alla Camera – e poi si deciderà quale azione intraprendere.
Sì, una volta che avremo il testo definitivo, si dovrà scegliere se rivolgersi alla Corte costituzionale o alla CEDU, o a entrambe. Bisogna valutare bene le scelte da compiere: quello che conta è il risultato effettivo che si può ottenere e, soprattutto, i tempi in cui questo risultato si riuscirebbe a raggiungere. L’orizzonte temporale da tenere in considerazione è l’appuntamento delle elezioni politiche del 2027. Da cittadino, però, vorrei aggiungere che, per quanto sia necessario porre l’accento sui gravi difetti del disegno di legge elettorale e sventarne le conseguenze illiberali, occorre che l’opposizione non distolga lo sguardo da ciò che preoccupa fortemente gli elettori: le guerre, il cambiamento climatico, la perdita di potere d’acquisto dei loro redditi, le disuguaglianze crescenti. Non bisogna mai dimenticarsene.

