Lagioia: caso Scurati segno di oscurantismo politico

23 Aprile 2024

Articolo pubblicato su Articolo 21
Rossella Guadagnini, 22 Apr 2024

Titolo originale Lagioia, ‘Il caso Scurati è sinonimo di oscurantismo politico’

Dopo la censura Rai al discorso su fascismo e antifascismo di Antonio Scurati, 53 scrittori e scrittrici hanno letto il testo in una catena umana lanciata da Nicola Lagioia, direttore di Lucy e già direttore del Salone del Libro di Torino. La foto di copertina è un frammento del video.
Rossella Guadagnini lo ha intervistato.

Di chi è stata l’idea di far leggere il monologo di Antonio Scurati – scritto per il 25 aprile e censurato dalla Rai – da 53 tra scrittrici e scrittori, in un video pubblicato dalla rivista Lucy, che dirige?  

È stata di tutta la redazione, dunque un merito condiviso. L’iniziativa ha trovato subito l’adesione degli artisti. Siamo rimasti a lavorarci fino a tarda notte con il montaggio. È stato bello il modo in cui hanno risposto narratori, intellettuali, operatori culturali, anche persone che – di solito – non intervengono nella vita pubblica. Non è un obbligo per un artista parteciparvi, sono rispettabili anche le posizioni di coloro che preferiscono stare defilati. Quanto è successo ha segnato un capitolo importante: è come aver oltrepassato un limite. Anche chi era rimasto per i fatti propri ha ritenuto di dover intervenire, di far sentire la propria voce.

È rilevante che tanti artisti leggano insieme il testo di un altro scrittore: cosa significa?

Solidarietà, condivisione, protesta. Speriamo sia qualcosa di contagioso per la società civile, dopo un anno e mezzo in cui molti sono rimasti in disparte. Io magari no perché alcune cose mi sembravano strane e poco… istituzionali sin dal principio. Ma è logico che, prima di criticare un governo, si aspetti di vedere cosa fa. E questo governo, che viene da una tradizione post fascista, si è dimostrato presto illiberale e intollerante al dissenso. Le persone cominciano a stancarsi: anche chi, fino a ieri, era stato alla finestra per vedere cosa succedeva si è reso conto che è un governo di violenti.

Violenti in che senso?

I politici della Prima Repubblica, i De Gasperi, gli Andreotti, i Berlinguer, i Craxi, non avrebbero mai attaccato in maniera così frontale dei singoli intellettuali o singoli scrittori come ha fatto questo governo. Attaccare da una posizione di potere chi il potere non l’ha, questa è violenza. Uno scrittore, un intellettuale, un’artista che potere ha? Soltanto quello delle proprie parole. I politici attuali invece hanno alle spalle partiti, apparati, avvocati, soldi e così via. Ma se si attacca un intellettuale – si pensi a come hanno fatto con Roberto Saviano e Michela Murgia adesso ‘oscurati’ – che cosa dimostri? Di essere molto fragile. Tuttavia è la fragilità dei prepotenti e si sa che i prepotenti, quando sono fragili e assetati di potere, diventano violenti.

Cosa teme?

Questo è un governo di violenti e la gente inizia a essere anche un po’ impaurita, perché un governo che non si fa rispettare attraverso l’autorevolezza, ma attraverso la paura, incute timore. Ed è assurdo che io debba temere il mio governo. Dovrei sentirmi tutelato dal governo nel mio Paese, a maggior ragione se sono in disaccordo con le sue politiche: questo è il normale gioco democratico. Molti esponenti di questo governo invece considerano nemico chiunque esprima dissenso.

È un momento difficile per l’Italia: la crisi economica, il Pnrr che non decolla, progetti di riforme costituzionali che mettono in discussione la Carta. Che idea si è fatto? 

Quella di un Paese che non cresce da trent’anni. Non mi sembra però che l’attuale esecutivo stia migliorando la situazione. Dal punto di vista economico, ad esempio, non c’è stata alcuna inversione di tendenza rispetto ai salari bloccati: siamo fra gli ultimi in Europa riguardo al modo in cui i salari sono cresciuti. La politica della destra si è dimostrata inerte sotto questo profilo e, dal punto di vista istituzionale, è continuamente piena di sgrammaticature a dir poco. Il Paese è fermo anche nel campo dei diritti, in cui si rischia di fare pericolosi passi indietro.

Non crede che, come italiani, dobbiamo fare i conti con la nostra storia? 

La destra sembra non conoscere quella del nostro Paese: quando parlano di rifarsi alla tradizione italiana, a quale si riferiscono? La nostra è una tradizione repubblicana o fascista, oppure – andando indietro nel tempo – risorgimentale. E’ un giudizio negativo il mio: se da una posizione di potere istituzionale attacchi le voci libere, che non hanno una posizione analoga, c’è della vigliaccheria in questo e allora si è nel solco della tradizione fascista. Molti fascisti erano dei traditori della patria e molti traditori erano fascisti.

Che cosa è l’antifascismo?

L’antifascismo non è un valore di sinistra: è un valore di sinistra, di centro e di destra. La Costituzione antifascista del nostro Paese è stata firmata da cattolici, comunisti, liberali e perfino da monarchici. Fenoglio era monarchico ed era un antifascista. L’antifascismo deve essere patrimonio di tutto l’arco costituzionale. E una destra che non si dica antifascista è una destra che tradisce il Paese, nemica dell’Italia: la nostra Costituzione è una Costituzione antifascista.

Qual è la sua idea di futuro?

Siamo tutti così incagliati con il passato che non riusciamo a immaginare nessun futuro, che invece appare come la cosa più urgente da affrontare. Abbiamo davanti battaglie completamente diverse rispetto a quelle di un secolo fa, a parte il problema della giustizia sociale, molto simile se non peggiore, rispetto a come si è vissuto nel secondo Novecento: la forbice delle disuguaglianze si è allargata negli ultimi 25 anni. Ma poi esiste una serie di nuove prospettive come l’intelligenza artificiale, la tecnologia, il cambiamento climatico e l’arrivo delle democrature in mezzo mondo.

E l’idea della politica?

Ho nominato solo alcune delle questioni che riguardano il nostro futuro prossimo – non il nostro futuro remoto – che non siamo attrezzati ad affrontare per cui non abbiamo una visione chiara. Non ce l’ha l’opposizione, secondo me, né tantomeno chi è al potere. Il governo è trincerato nella celebrazione di una tradizione inesistente: quella italiana è una tradizione repubblicana e democratica, quindi dovresti dichiararti democratico oppure, se vai in direzione del Ventennio, dovresti dichiararti fascista. E a quel punto saresti fuori dal gioco democratico. Il problema è che, a parte quest’alternativa, manca una visione del futuro.

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