Perché non va questa riforma costituzionale

Perché non va questa riforma costituzionale

Non è facile parlare di riforme senza essere ripetitivi, da troppo tempo ne discutiamo. Tuttavia è ancora utile ribadire le osservazioni critiche: il testo della legge costituzionale non è definitivamente stabilito e ai gravi punti di disaccordo ne corrispondono altri non meno essenziali sui quali l’accordo è sicuro. L’esigenza di modificare l’assetto del bicameralismo è generalmente condivisa, come pure l’idea di superare il bicameralismo paritario lasciando alla sola Camera i poteri politici – in primo luogo il potere di dare la fiducia al governo e di revocarla –, attribuendo al nuovo Senato la rappresentanza delle autonomie territoriali.

Già qui la compattezza s’incrina: come va costruito un Senato destinato a rappresentare al centro il punto di vista delle autonomie? Deve essere espressione dei cittadini o dei loro governi?

La risposta del testo governativo è netta, così come quella dei suoi sostenitori: il popolo delle Regioni non c’entra, il Senato rappresenta le ‘istituzioni’ territoriali, ed è questa in primo luogo la giustificazione della scelta di far eleggere i senatori dalle istituzioni regionali anziché dal popolo di ciascuna Regione. Una scelta comunque bizzarra per le modalità di tale elezione: i consiglieri regionali si eleggono fra di loro e così tutto resta all’interno di ciascun Consiglio, all’interno dell’attuale classe politica, con la sola aggiunta di qualche sindaco. Una complicazione, questa, per gli estensori del Progetto, ma inevitabile. Era difficile ignorare i Comuni considerato il loro antico radicamento nel Paese. Ma ancor più difficile sembra pensare che i Sindaci, come del resto i Consiglieri regionali, possano svolgere un doppio ruolo trovando il tempo per continuare ad esercitare seriamente le loro vecchie funzioni e quelle di senatore insieme.

Un’altra questione incerta riguarda le funzioni da attribuire al Senato, anche perché la composizione dovrebbe essere in relazione alla natura delle funzioni ad esso attribuite: in una democrazia, esercitare le più alte funzioni costituzionali è consentito soltanto a chi sia dotato di legittimazione popolare. Nel testo governativo, invece, un Senato così malamente costruito partecipa addirittura alla funzione legislativa del più alto livello, la revisione della Costituzione, con i medesimi poteri della Camera elettiva, ed è chiamato pure ad eleggere due giudici della Corte costituzionale acquisendo così un potere ben più incisivo di quello del Senato attuale. Oggi, infatti, cinque dei quindici giudici costituzionali sono eletti dal Parlamento in seduta comune, all’interno del quale il minor numero dei senatori rispetto a quello dei deputati significa un loro minor peso. La riforma invece attribuisce l’elezione di tre giudici alla Camera (dove i deputati sono più di seicento) e di due giudici al nuovo Senato composto da sole cento persone. Il divario di potere tra le due Camere – e tra i loro componenti – è tanto evidente quanto ingiustificato: solo se il nuovo Senato fosse concepito quale organo di garanzia (com’era secondo alcune proposte) un simile potere potrebbe trovare giustificazione, ma è evidente che nella composizione stabilita dal progetto governativo è del tutto impensabile considerare i Senatori una ‘garanzia’. Il ruolo decisivo delle segreterie dei partiti sulla loro elezione (sostanzialmente una nomina) di certo non lo consente e la funzione loro attribuita non può che apparire un espediente per mettere le mani in modo indiretto sulla Corte costituzionale. Vale a dire sulla composizione dell’organo che ha l’alto compito di garantire il rispetto della nostra Carta! Due giudici, a disposizione dei politici, possono spostare i delicati equilibri della Corte.

In verità si tratta di una norma che la Camera aveva giustamente eliminato in un momento di lucida coscienza, in questi giorni ricomparsa al Senato come il terzo degli emendamenti proposti dal Governo per trovare l’accordo con la minoranza Pd. E questa, inspiegabilmente, ne sembra soddisfatta. È augurabile che una competenza dalle implicazioni tanto pericolose sparisca di nuovo quando il testo tornerà alla Camera.

Il nodo politico di fondo – la rappresentatività democratica del parlamento se non addirittura la sorte del ‘popolo sovrano’ – emerge più chiaro guardando al complesso delle riforme, in particolare guardando la riforma del Senato e la nuova legge elettorale insieme. Una legge approvata con forzature procedimentali evidenti e senza un reale confronto, che distorce la volontà degli elettori attraverso l’attribuzione di un ingente premio, e così alterando l’esito del voto, può consentire ad una minoranza esigua di impadronirsi di tutte le istituzioni, comprese quelle di garanzia. Parlo di una minoranza esigua perché la soglia del 40% richiesta per ottenere il premio è solo un ingannevole schermo; se nessun partito la raggiunge, non avviene come disponeva la ‘legge truffa’ del 1953, che nessuna ‘coalizione’ (altra essenziale differenza) goda del premio e ciascuno abbia i seggi corrispondenti ai voti ottenuti. Con la legge attuale i due partiti più votati partecipano comunque al ballottaggio, qualunque percentuale abbiano raggiunto; uno dei due necessariamente supererà l’altro ottenendo il premio in seggi e il dominio su tutti, pur avendo un consenso elettorale bassissimo.

Senza una soglia per partecipare al ballottaggio e senza possibilità di coalizzarsi, un solo partito prende tutto in nome della stabilità, della governabilità, della velocità del ‘decidere’: ma la stabilità prodotta artificialmente da meccanismi elettorali creati per tacitare il dissenso e nascondere le fratture sociali serve solo a portarci fuori dalla democrazia costituzionale. Si annullano le voci, non le fratture, mentre è il divario tra le persone e tra le fasce sociali a mettere a rischio la stabilità del sistema politico; ed è questo divario che si dovrebbe colmare, come la Costituzione esige, attraverso la ‘solidarietà’ se si vuole una stabilità che non sia fittizia.

Tirando le somme: i cittadini non eleggono più il Senato; nell’elezione della Camera la loro volontà viene distorta ed ha scarsissimo peso; nelle Province abolite, che in realtà sopravvivono, abolito è solo il Consiglio provinciale, vale a dire l’organo elettivo!

Dal processo riformatore in corso il popolo esce privo di voce, esce sconfitta la democrazia: nulla “giustifica la sostituzione della definizione di democrazia come governo del popolo con una definizione dalla quale il popolo, come potere attivo, sia eliminato o sia mantenuto soltanto come fattore passivo in quanto è richiesta da parte sua l’approvazione di un leader, comunque espressa”. Sono parole di Hans Kelsen, grande giurista democratico del secolo scorso. Da poco le ho ricordate in altra sede; mi sembra di doverle, ancora una volta, ricordare.

(*) Lorenza Carlassare, Professore emerito di Diritto costituzionale nell’Università di Padova, fa parte del Consiglio di Presidenza di LeG

 

12 commenti

  • Cara Lorenza, è un vero e proprio atto eversivo per mano di un Parlamento che rappresenta solo i Partiti, dai quali in modo opaco sono stati scelti i parlamentari.
    È l’azzeramento della funzione del Parlamento.
    Resterà solo un Governo votato in modo truffaldino dagli elettori: chiamati per rispondere alla domanda “chi volete che vi rappresenti in Parlamento”, rispondono alla domanda non formulata, e non prevista dalla Costituzione riscritta, “chi volete che vi governi”.
    Ma non c’è problema.
    Qualcuno si sta adoperando anche per ripristinare la semplice maggioranza assoluta per eleggere il Presidente della Repubblica, così concludono l’opera trasformando il Presidente in un maggiordomo del partito che controllerà potere esecutivo e legislativo.
    Dio salvi il Re!

  • non riusciremo mai a ringraziarla abbastanza signora Carlassare per questo suo impegno e forte volontà di aprire la mente a noi cittadini su quanto sta succedendo . Anche a quelli che manifestano la solita snobbistica insofferenza . Grazie ancora

  • Grazie per aver sintetizzato così bene questo enorme pasticcio. Io da cittadina mi sento impotente (che fare?) di fronte all’affondamento della nostra meravigliosa Costituzione e di fronte al degrado e alla deriva delle istituzioni… Dispiace anche vedere tanti altri cittadini ignari, inconsapevoli, la vita quotidiana continua nella sua frenesia, come se tutto fosse al suo posto, eppure tutto è cambiato…

  • D’accordissimo. Nulla da aggiungere o togliere. Solo “povera democrazia bistrattata”!

  • Ho ripensato ai Padri Costituenti, a quei nomi che a buon motivo mi sono rimasti nella memoria e ho deciso di metterli su carta, qui:
    Concetto Marchesi, Leo Valiani, Emilio Lussu, Vittorio Foa, Giuseppe Di Vittorio, Piero Calamandrei, Girolamo Li Causi, Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Costantino Mortati, Epicarmo Corbino, Luigi Einaudi, Andrea Finocchiaro Aprile, Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Saverio Nitti, Sandro Pertini, Ignazio Silone, Pietro Nenni, Umberto Terracini, Vittorio Foa, Ugo La Malfa, Ferruccio Parri…

    Poi ho ripassato i volti, spesso lombrosiani (Barani, D’Anna, Scilipoti, Razzi…), degli attuali senatori costituenti. E non ho trovato nulla da dire che valesse almeno quanto non dire nulla.

  • ” I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.” Mahatma Gandhi (reperita su questi spazi generosi)

    Ma anche i nostri discorsi, i nostri editoriali, le nostre analisi, commenti e lamenti…

  • ma cosa posiamo pretendere da un Parlamento illegittimamente eletto in forza di una legge dichiarata incostituzionale ?

  • Sig. Paolo,

    non è tanto grave l’essere illegittimo quanto l’essere di infima e pessima qualità! Da loro non possiamo pretendere che se ne vadano, non lo faranno mai!

    Ma dall’elite culturale della Società Civile dobbiamo pretendere che prenda per mano la Cittadinanza Sovrana, “armata” della Costituzione, per cacciare i mediocri dal tempio della Democrazia e riportarvi il rigore morale e culturale dei Costituenti!

    Ricordando che:
    ” I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.” Mahatma Gandhi

    Ma anche i nostri discorsi, i nostri editoriali, le nostre analisi, commenti e lamenti…come pure i proclami!

  • Interessante il discorso sulla soglia minima per accedere al ballottaggio. Bisogna però capire: quale sarebbe la soglia minima ideale? 25, 30, 35%?
    Forse avrebbe più senso stabilire che al ballottaggio (a cui si ha accesso indipendentemente dal numero di voti al primo turno) si vince il premio se si ottiene almeno il 40% dei voti totali.
    È anche vero, però, che c’è un aspetto di costrizione, perché l’elettore viene spinto a giocarsi il proprio voto su una lista che possa raggiungere l’agognato spareggio.

  • Le obiezioni espresse non sono affatto prive di senso, anche se non le condivido. Ma non mi sembrano comunque sufficienti a giustificare certi toni estremi e terrorizzanti.
    Differenziare le due camere secondo me implica automaticamente la necessità di differenziare il modo come sono elette. Ci si è ispirati probabilmente al Bundesrat tedesco: non mi sembra che la Germania sia un paese antidemocratico. E’ chiaro che un Senato eletto come la Camera (suffragio universale diretto) avrebbe avuto un peso politico molto maggiore, ma ciò va in senso esattamente contrario allo spirito con cui il bicameralismo si supera. Quanto al discorso dei “nominati”, mi sembra che l’accordo trovato sia soddisfacente. La singole leggi elettorali regionali entreranno nel merito, ma nella sostanza saranno senatori gli eletti col maggior numero di preferenze tra i consiglieri di un singolo partito.
    Mi rendo conto che il nodo è la legge elettorale della Camera. Non è una soluzione perfetta, ma soluzione perfette che accontentino tutti non ne esistano, e personalmente mi batto per un vero sistema maggioritario sin dai tempi dei referendum dei primi anni ’90. Con questa legge una lista con il 20% di consensi al primo turno può avere la maggioranza assoluta? E’ vero. Ma è anche vero che se il restante 80% non riesce ad aggregare una proposta alternativa di maggior consenso, probabilmente è giusto così. Ma questa è solo speculazione teorica. Nei fatti l’Italicum modificherà l’offerta politica in modo che vengano offerte agli elettori proposte potenzialmente di ampia condivisione. La prospettiva del ballottaggio renderà conveniente che si superi la logica violenta del “noi contro tutti” per interecettare il consenso anche da elettori che al primo turno hanno votato diversamente. Alla fine gli elettori potranno scegliere democraticamente la migliore (o la meno peggio) tra le due proposte con maggior consenso. Credo che sia un’ottima cosa per il funzionamento di una democrazia. Mi rendo conto che ciò mette orrore ai “duri e puri”, quelli che vogliono votare esclusivamente per il partitino dello zerovirgola che la pensa esattamente come loro. Ma forse è ora di diventare grandi anche per i “duri e puri”.

  • Gentilissima Prof. Carlassare la ringrazio per come affronta con chiarezza questi temi riguardanti la nostra Costituzione nata dal sangue e dalle sofferenze di tanti e così importante per noi tutti, anche per coloro che con superficialità la snobbano. Ci vuole ancora tanta energia per non lasciar cadere nell’oblio argomenti di così vitale importanza, le menti sono inquinate e manca la consapevolezza delle parole che vengono espresse da tanti personaggi che pensano di saper governare, un venditore si è sostituito ad un piazzista ma la moltitudine si accorge che anche il re di turno è nudo?

  • Le puntuali osservazioni critiche avanzate dalla chiarissima Prof. Lorenza Carlassare mi rafforzano sempre di più nel convincimento che il NO alla riforma costituzionale oltre ad essere giusto è un ultimo argine al tentativo di stravolgere la NOSTRA COSTITUZIONE che, nel bene e nel male, finora ha garantito la LIBERTA’ riconquistata col sangue di quanti parteciparono alla lotta di liberazione dal nazifascismo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>