Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

C’è poco da ridere

08 Maggio 2012

C’era uno soltanto che se la rideva, ieri, quando i risultati di queste elezioni sono stati chiari a tutti: era Silvio Berlusconi, a Mosca, accanto a Schroeder e Putin. Ma mentre questi due erano seri e compassati, il nostro ex premier sfoggiava il solito sorriso fuori luogo e fuori tempo

C’era uno soltanto che se la rideva, ieri, quando i risultati di queste elezioni sono stati chiari a tutti: era Silvio Berlusconi, a Mosca, accanto a Schroeder e Putin. Ma mentre questi due erano seri e compassati, il nostro ex premier sfoggiava il solito sorriso fuori luogo e fuori tempo.
Tra le molte importanti indicazioni che stanno arrivando dal voto di ieri, una è incontestabile: la fine del Pdl. Di quel partito berlusconiano che ci ha governato troppo male e troppo a lungo.
Con esiti davvero drammatici sulla cultura civile e politica del nostro Paese, portandoci a un passo dalla catastrofe democratica.
A un passo dal precipizio.
C’è poco da ridere.
Gli altri mi pare lo hanno capito tutti. E le dichiarazioni sono caute e preoccupate.
Sarà difficile in questa situazione cambiare la legge elettorale (chissà se interessa ancora), sarà difficile sostenere il governo Monti (ma se ne può fare a meno? Credo proprio di no), sarà difficile rinnovare i partiti tanto da accendere di nuovo gli animi delusi e persi dei militanti in fuga e dei cittadini che non vanno a votare.
Sarà difficile, ma questa è la sfida che attende Bersani e la sinistra, Casini e il suo Centro polverizzato. Non ci sono scorciatoie. La via maestra è una sola.
L’antipolitica si è trasformata in politica: non piace? La si deve combattere con gli strumenti della dialettica, dei progetti, delle idee, delle persone. Con la democrazia.
Ripartiamo dallo sgretolamento del partito di Berlusconi: non è poco. Se ce lo avessero detto un anno fa avremmo fatto festa. Oggi non è tempo di festa per nessuno che sia consapevole dei rischi che stiamo correndo. E dei fantasmi che tornano a sparare per intimidirci come fecero mille anni fa.

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