L’attimo fuggente dell’Europa

L’attimo fuggente dell’Europa

Vergogna. Citare Rino Formica come un lume sulla natura della politica: «Sangue e merda». Ho provato vergogna, per noi, per lui. Un giornalista, un volto televisivo che parla a centinaia di migliaia di concittadini: e adora contribuire a spegnere in loro ogni residuo rispetto per la democrazia e le sue istituzioni. Gli scintillano gli occhi ogni volta. Roba da premio Pulitzer.

E allora vorrei ringraziare Antonio Longo, Dirigente Federalista Europeo, che oggi su “La Prealpina” preferisce citare Luigi Einaudi: «Nella vita delle nazioni di solito l’errore di non saper cogliere l’attimo fuggente è irreparabile. La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli Stati esistenti sono polvere senza sostanza. Nessuno di essi è in grado di sopportare il costo di una difesa autonoma. Solo l’unione può farli durare».

Einaudi – Era il 1954, Einaudi era presidente della Repubblica, e commentava probabilmente l’incipiente, evitabile fallimento del progetto Ced, – la Comunità Europea di Difesa – su cui De Gasperi, sostenuto da Spaak e Adenauer, Spaak, aveva puntato come il vero primo passo per creare una Costituente Europea, che istituisse tre cose: un governo, un parlamento e un’unione fiscale. Cioè l’intero programma di Altiero Spinelli. Erano questi, i consiglieri dei presidenti.

E questi – se non dispiace al fan di Rino Formica – i presidenti. Luigi Einaudi stesso, sotto lo pseudonimo di Junius, aveva nel 1919 pubblicato sul Corriere della Sera proprio i primi articoli che destarono Spinelli al Federalismo Europeo: a Ventotene, dove accesero in quella mente l’idea da cui l’Europa contemporanea non ha finito di nascere. Einaudi sapeva di cosa parlava. Il fallimento della Ced ritardò di trent’anni ancora la nascita dell’Ue e di tre quarti di secolo le tre cose richieste invano da De Gasperi allora.

Che l’Ue ancora non è riuscita a darsi. Mentre lascia morire nel gelo e nel mare ai suoi confini chi cerca vita e libertà, mentre brancola al buio lasciando alla cieca follia di due imperi tramontati di nutrirsi dei venti di guerra, in casa nostra. Mentre in Italia l’Europa esiste solo per permettere alle consorterie d’affari locali di finanziarsi enormi rapine di suolo e devastazioni olimpioniche dell’ambiente, alla faccia della sostenibilità.

Mentre la pandemia non smetterà di infierire su una ripresa sbandierata e fragilissima. E mentre – cito l’amico dirigente Federalista – si preparano «le prossime elezioni del parlamento europeo, dal quale nascerà la maggioranza politica che dovrà gestire lo sviluppo di NextGenerationEu, la sua eventuale prosecuzione, la riforma del Patto di stabilità e di crescita, l’eventuale utilizzo del Mes come Tesoro dell’Ue e lo sviluppo della politica estera e della difesa europea, la politica di sviluppo da implementare verso l’Africa e il Medio-Oriente ed altro ancora».

È proprio vero che se i partiti italiani capissero quello che è in gioco impiegherebbero pochi minuti per risolvere la questione del Quirinale. Chi è fra i personaggi in lizza il solo che nei prossimi sette anni potrebbe offrire sponda dall’Italia a questo compimento dell’Unione Europea? Einaudi ha ragione: l’attimo fuggente è ora, e perderlo sarebbe irreparabile.

 

Domani, 28 gennaio 2022 

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