Per un’Italia europea

Per un’Italia europea

Signor Presidente,*

il gruppo d lavoro “Per un’Italia europea”, costituito da militanti del Movimento Federalista Europeo (MFE), ha elaborato un documento su NextGen EU e Italia che Le trasmettiamo in allegato alla presente.

Il documento non affronta i temi fondamentali delle riforme interne del Paese, ma individua tre assi strategici per un Piano italiano conforme agli obiettivi europei (transizione energetica, digitale e coesione socio-territoriale):

1) la riconversione dell’industria italiana;
2) il superamento del divario Nord-Sud, alla luce di un’auspicata politica estera europea per il Mediterraneo e l’Africa;
3) il ruolo dei territori e delle città nel processo di trasformazione e di ridefinizione multilivello dei servizi e delle risorse finanziarie.

L’intento è quello di fornire un contributo di pensiero per le scelte di lungo termine che NextGenEU richiede.
La ringrazio per l’attenzione anche a nome del “gruppo di lavoro”.
Con grande stima e fiducia nell’opera che Lei ha intrapreso per l’Italia e per l’Europa.

Premessa

Il Recovery Plan for Europe avvia la capacità fiscale dell’UE , con possibile introduzione di ulteriori risorse proprie . Il Piano rappresenta una svolta decisiva ne l processo di unificazione europea, paragonabile all’introduzione della moneta unica.

Se è vero che gli investimenti NextGenEU sono stati concepiti per salvare i l mercato unico (e l’Unione), è altrettanto vero che possono costituire lo strumento per rafforzare il ruolo dell’UE nel mondo.

È tempo, infatti, che l’Europa stabilisca chiare linee di una propria politica estera che le consentano di partecipare attivamente alla definizione delle regole multilaterali su alcuni beni pubblici ormai globali : ambient e, sanità, commercio internazionale, moneta e sicurezza (in senso lato).

Se è vero, che l’UE deve definire l’approccio strategico verso i mercati americano e cinese è pure vero che deve sviluppare un approccio altrettanto strategico verso l’ ampliamento del suo mercato interno ”: quello del Mediterraneo, visto come area d’incrocio dei tre continenti che vi si affacciano.

Una politica europea d’ investimenti nell’area mediterranea consentirebbe di ottenere un duplice risultato. Da una parte innescherebbe lo sviluppo nelle sue regioni meridionali; dall’altra incoraggerebbe la conversione energetica dei Paesi medio orientali e nord africani , mostrando la nuova via di un a politica cooperativa, improntata al multilateralismo NextGenEU deve bilanciare gli investimenti tra innovazione (transizione energetica e digitale) e coesione socio territoriale .

Il Piano italiano si trova in una posizione cruciale al riguardo . Come seconda potenza industriale dell’Unione deve giocare un ruolo di punta sul terreno della transizione verso l’ economia sostenibile e la frontiera tecnologica. Come Paese molto divaricato al proprio interno deve darsi una strategia per offrire alla sua parte meridionale quel ‘mercato’ che non ha mai avuto , restando così marginale e laterale rispetto allo sviluppo del Nord.

Next Generation UE e l’Industria italiana 

La riconversione dell’apparato produttivo in funzione della sostenibilità ambientale e della digitalizzazione è essenziale per consentire alla seconda manifattura d’Europa di essere all’altezza delle sfide. A tal fine, sono da considerare, a nostro avviso, i seguenti punti.

1) Rafforzare il sistema di scambio di quote di emissioni dell’Unione europea (EU-ETS) per fornire riduzioni delle emissioni efficaci in termini di costi nel settore industriale e attuare un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio al fine di limitare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, in modo compatibile con le regole del WTO. Inoltre, si dovrebbe prendere in considerazione una revisione della riserva stabilizzatrice del mercato e l’introduzione di un prezzo minimo del carbonio.

2) Le scelte strategiche energetiche dovrebbero essere concordate in sede europea e perseguite in coordinamento con le principali potenze industriali UE, per giungere a una reale politica energetica comune e ad un rafforzamento del mercato unico: ciò vale per l’idrogeno, il gas (e i gasdotti via terra e via mare) e per tutte le energie rinnovabili. Allo stesso modo le indicazioni di politica industriale per un rafforzamento dell’autonomia strategica, già emerse nelle risoluzioni del Parlamento europeo, dovrebbero essere tenute presenti.

3) Le scelte degli investimenti nella ricerca scientifica dovrebbero tener conto del carattere trasversale d’impatto che la carbon neutrality ha sui vari settori industriali, quali, ad esempio, l’agro-industriale, la chimica (che può svolgere un ruolo di “marker” nella valutazione dei risultati sulla sostenibilità), il tessile, l’automotive e via di seguito. Un approccio integrato nella ricerca può consentire a questi comparti industriali di rafforzare i trend d’innovazione sostenibile già in atto.

4) Porre attenzione al tema del greenwashing, per evitare di far passare per sostenibili processi che in realtà non lo sono o per scongiurare il rischio di un semplice spostamento degli impatti ambientali da un comparto all’altro o da un continente all’altro.

5) Il nostro tessuto produttivo è formato da piccole-medie imprese che spesso hanno bisogno di sostegno e condivisione di conoscenze sugli obiettivi NextGenEU. Finanziamenti sganciati dal raggiungimento degli obiettivi ritardano e non aiutano la transizione verso un’economia decarbonizzata e basata su principi di circolarità. Vecchi modi di procedere limitano le possibilità reali di ripresa economica che la green economy è in grado di assicurare. Un’analisi delle aziende da sostenere e di quelle da accompagnare ad un’opera di riconversione è necessaria.

6) Il piano nazionale dovrebbe poi sostenere gli investimenti pubblici in istruzione e, in particolar modo, in quella professionale, molto trascurata negli ultimi decenni.

Quale Next Gen EU per il Sud Italia?

L’Italia continua a segnare marcate differenze socio-economiche e territoriali al proprio interno. La “questione meridionale” è rimasta senza risposte da 150 anni.

Lo sviluppo del Nord è sempre stato alimentato dal suo collegamento diretto con i mercati del Centro e Nord-Europa, naturale sbocco per l’export, anche delle piccole e medie imprese. È possibile pensare che ciò che, in ultima istanza, ha bloccato lo sviluppo del Mezzogiorno sia stato il suo mancato collegamento con il mercato di riferimento europeo. Il Sud è rimasto troppo distante e per nulla integrato nel ciclo dei processi produttivi del Centro e Nord Europa.

Questa rischio può ripresentarsi se l’UE dovesse orientare la propria politica commerciale principalmente in funzione dei mercati americano e cinese, con un’inevitabile divaricazione tra le sue aree forti, capaci di stare su quei mercati, mentre quelle deboli diverrebbero marginali. Una nuova frattura storica tra le regioni (e gli Stati) dell’Unione si determinerebbe.

C’è, dunque, un forte bisogno della nascita di una dimensione mediterranea del mercato, con una proiezione commerciale e strategica verso il continente africano, tale da rappresentare il quadro politico-economico in cui ripensare lo stesso sviluppo del Sud, anche alla luce della rivoluzione energetica e del digitale che gli investimenti NEXTGEN EU possono innescare.

In tal caso, il Mezzogiorno d’Italia può trovare una sua corretta collocazione, un suo sentiero di crescita e di convergenza con il Nord nell’ambito del nuovo modello di sviluppo europeo.

Accelerare sul piano di sviluppo delle energie rinnovabili è possibile soprattutto nel Sud Italia. La rivoluzione digitale consente la nascita di centri di ricerca e di sviluppo informatico anche a grandi distanze rispetto ai centri direzionali. Investimenti nel Sud per la ricerca, la formazione (e la cultura) possono determinare, se ben gestiti, gli stessi esiti “produttivi” di quelli indirizzati verso il Nord: ciò vale per settori quali l’agro-ittico-alimentare, il sistema idrico, dei rifiuti, del disinquinamento del mare, della difesa e riqualificazione del territorio devastato dalle rapine malavitose.

In questa prospettiva assumono una particolare importanza i seguenti due obiettivi.

1) La questione del gas nel Mediterraneo nell’ambito della politica energetica europea. Le emissioni di CO2 del gas sono, in assoluto, le più contenute tra i combustibili fossili, mentre le fonti rinnovabili non sono ancora del tutto autonome. Il gas può rappresentare, anche secondo le linee della Commissione europea, la fonte energetica “di transizione” verso le energie rinnovabili. Secondo il Rapporto di Energy Union 1 occorre costruire un nuovo mercato trasparente di gas naturale liquido (GNL), rafforzare il “corridoio sud” del gas (dal Mediterraneo orientale verso l’Italia) e infine creare un hub del gas nel Mediterraneo. Per l’Italia del Sud le potenzialità sarebbero enormi, determinando una spinta per l’integrazione delle regioni meridionali con il Nord Italia e l’Europa. Il Sud avrebbe così un ruolo centrale e propulsivo nello sviluppo della politica mediterranea dell’UE.

2) Lo sviluppo di un sistema aero-portuale integrato tra il Sud Italia e in generale l’Europa meridionale da una parte e Paesi del Nord-Africa dall’altra. Buone vie di comunicazione sono fondamentali per supportare una strategia di investimenti diretti verso i paesi africani e che preveda, tra le due sponde del Mediterraneo, di mettere in rete il mondo delle imprese innovative, delle start-up e delle industrie che producono ricerca e innovazione, con il mondo delle Università, dell’alta formazione, dei centri di ricerca pubblici e privati. In tal modo si valorizzerebbe anche l’immenso patrimonio culturale e turistico del Sud, potenziando il capitale umano disponibile e accrescendo, infine, la capacità d’innovazione ed internazionalizzazione del sistema produttivo locale.

Questi investimenti se collegati a un progetto strategico trainante, quale quello del “mercato mediterraneo e nord-africano”, possono generare uno sviluppo integrato tra le due sponde del Mare nostrum, con benefici diretti anche su altre politiche (di sicurezza e immigrazione).

NEXTGEN EU e la nuova struttura della città

La crisi ambientale/sanitaria chiama in causa anche la necessità di una politica per i territori e le infrastrutture locali, che non può risolversi con i bonus, anche se utili. La pandemia pone, innanzitutto, il tema di un’Unione europea della sanità, con un quadro generale di funzioni e regole di un servizio pubblico europeo di base; ma, soprattutto occorre puntare sul decentramento dei servizi pubblici (che la tecnologia oggi consente) nelle aree periferiche e metropolitane, in funzione della mobilità delle persone.

Si possono fare al riguardo tre osservazioni principali.

1) Gran parte dei cambiamenti da realizzare con gli investimenti NEXTGEN EU per ridurre le emissioni di CO2 coinvolgono la gestione della città, i cui i problemi principali sono legati alla mobilità. L’auto privata ha generato congestione, crescita dell’inquinamento e peggioramento della qualità della vita; il suo uso in città non è più compatibile con il perseguimento dell’obiettivo della carbon neutrality. Occorre pensare al “trasferimento di gran parte delle istituzioni e dei servizi a una distanza dalla casa percorribile a piedi” (Lewis Mumford – The City in History), grazie ad una struttura del tessuto urbano che garantisca la mobilità con la progressiva eliminazione dell’uso di mezzi di trasporto alimentati da combustibili fossili.

2) Le grandi città si sono sviluppate a macchia d’olio, con le funzioni superiori concentrate nel centro storico e con periferie prive dei servizi essenziali. Il nuovo modello di riferimento deve immaginare uno schema di città organizzata per quartieri (cfr. Mumford) in modo che la maggior parte degli spostamenti possa essere effettuata con modalità ecologicamente compatibili (a piedi o in bicicletta). Ogni quartiere dovrà essere dotato di una scuola di prossimità e così pure delle attività commerciali indispensabili per la vita quotidiana. Ci saranno anche i servizi sanitari essenziali, per garantire trattamenti terapeutici e interventi di urgenza di non particolare complessità. I servizi di livello superiore saranno distribuiti in quartieri diversi, serviti da mezzi di trasporto elettrici e con spazi verdi di separazione tra di loro. La struttura viaria dovrà essere rivoluzionata per garantire percorsi separati destinati ai mezzi pubblici, alle biciclette e ai pedoni.

3) Il territorio urbano, che include il centro principale e i diversi quartieri, dovrà essere governato da un consiglio comunale in rappresentanza di tutto il territorio e da un organo di co-decisione in rappresentanza dei diversi quartieri, che a loro volta saranno dotati di organi di autogoverno in grado di prendere decisioni per le questioni attinenti alla vita di ciascun quartiere, con la disponibilità dei mezzi finanziari necessari. Ugualmente, a livello metropolitano, la città centrale e le città periferiche dovranno avere una struttura istituzionale analoga.

Mentre il finanziamento degli investimenti potrà essere sostenuto da trasferimenti da parte di livelli superiori di governo, nazionale o europeo, il finanziamento della spesa corrente può essere assicurato dal modello del federalismo fiscale multilivello, che prevede, per regioni, aree metropolitane e comuni un’autonomia fiscale attraverso la raccolta di imposte. Il coordinamento tra i vari livelli coordinamento tra i vari livelli di governo (europeo, nazionale, (europeo, nazionale, regionale, comunale e di quartiere) prevedrà, comunque, la subordinazione del livello più debole al livello più forte.

*Lettera al presidente Draghi da parte di un gruppo di Federalisti Europei

1  Fourth Report on the State of Energy Union (COM 2019)

Scarica il documento originale 
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Gruppo di lavoro “Next GenEU Per un’Italia europea” coordinato da Antonio Longo
Membro del Comitato Federale del MFE – www.mfe.it
Già Direttore de L’Unità Europea, organo del MFE
Editor of The Ventotene Lighthouse
A Federalist Journal for World Citizenship
Mario Leone – Direttore dell’Istituto di Studi Federalisti “Altiero Spinelli” – http://www.istitutospinelli.org/
Alberto Majocchi – Professore emerito di Scienza delle Finanze – Univ. Pavia  – Vice Presidente del Centro Studi sul Federalismo http://www.csfederalismo.it/it/
Alfonso Sabatino – Dirigente aziendale – Membro del Comitato Federale del MFE
Michele Sabatino – Docente di Politica economica – Università Kore di Enna – Membro del Comitato Federale del MFE

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