Numeri dall’Umbria

Numeri dall’Umbria

Dal punto di vista dell’analisi dei dati assoluti, che rimangono quelli che ci consentono meglio di valutare il “trend” dell’orientamento politico complessi le regionali dell’Umbria del 27 ottobre hanno palesato una forte volatilità elettorale come del resto sta accadendo negli ultimi tempi in tutte le tornate che, a diversi livelli, si sono svolte nel nostro Paese. L’analisi del voto umbro deve principiare con una precisazione molto importante: la partecipazione al voto è cresciuta soltanto nel confronto tra le due elezioni regionali 2015 e 2019.

Infatti, tra le politiche 2018, le europee 2019 e le regionali di domenica scorsa il numero dei voti espressi validamente è diminuito: si può quindi affermare che l’interesse degli umbri è salito al riguardo del loro voto regionale, ma non rispetto all’insieme della vicenda politica (anche rispetto alle elezioni europee che di norma risultano le meno partecipate). Questi comunque i numeri relativi: 2019 regionali i voti espressi validamente per i candidati presidenti sono stati 443.343 (per le liste 417.877: quindi 26.466 suffragi sono stati destinati soltanto ai candidati Presidenti); nell’occasione delle elezioni europee 2019 i voti validamente espressi sono stati 449.074, quindi circa 6.000 in più rispetto alle regionali ma 62.185 in meno rispetto alle politiche 2018 quando furono espressi 511.259 voti validi. L’incremento tra regionali 2015 e regionali 2019 è stato di circa 70.000 voti validi passando da 373.673 a 443.343.

Affrontiamo adesso il tema della volatilità elettorale riguardante le liste, considerando impraticabile un raffronto tra le coalizioni da elezione regionale a elezione regionale non essendo presente, in questa tornata 2019, uno schieramento “classico” di centro sinistra per via della presenza del M5S (classificato “né di destra, né di sinistra) in alleanza con il PD “edizione ridotta” per via della scissione di “Italia Viva”. “Italia Viva” che nell’occasione ha assunto una posizione da “né aderire, né sabotare” (o forse maggiormente orientata verso il “sabotare”).

Di seguito l’andamento elettorale di PD, M5S, Lega tra le due elezioni regionali 2015 e 2019. Nelle regionali 2015 il PD che candidava Catiuscia Marini poi ingloriosamente uscita di scena, ottenne 125.777 voti poi saliti a 126.856 nell’occasione delle politiche 2018 (da non tener conto dell’indicazione delle percentuali per via dell’incremento nel numero dei voti validi). Il PD accusa il colpo nelle europee 2019 scendendo a 107.687 voti (quasi 20.000 voti persi in 12 mesi) e completa (almeno per ora) il proprio arretramento attestandosi a 93.296 voti nelle regionali 2019 (più di 32.000 suffragi ceduti da un’elezione regionale all’altra). Da ricordare comunque come la presenza di una lista di appoggio al candidato Presidente Bianconi abbia avuto 16.833 voti, ricordando come nel 2015 la candidatura Marini non disponesse di una propria lista.

Nel quadriennio l’andamento elettorale fatto registrare dal M5S rappresenta emblematicamente quel fenomeno di volatilità elettorale cui si è accennato all’inizio. Nelle regionali del 2015 il M5S aveva iniziato la sua resistibile ascesa con 51.203 voti saliti impetuosamente a 140.731 (90.000 voti in più) alle politiche 2018, ridiscesi a 65.718 (75.000 voti in meno) alle europee 2019 e assestandosi a 30.953 nell’occasione di domenica scorsa. Il saldo finale per il M5S da elezioni regionale a elezione regionale è stato quindi di un meno 20.250 suffragi, dopo essere passato per un incremento di quasi 3 volte il proprio risultato del 2015, appunto tra il 2015 e il 2018.

Il caso della presenza della Lega in Umbria sarà sicuramente oggetto di studio nei seminari riguardanti la storia delle elezioni in Italia.

Le regionali 2015 sosteneva la candidatura Ricci (poi sfortunato protagonista di un’avventura solitaria nell’occasione analoga del 2019) aveva ottenuto 49.203 voti (distanziando già largamente Forza Italia). Alle elezioni politiche del 2018 la Lega compiva un vero e proprio “balzo in avanti”con 103.056 voti (quasi doppiando Forza Italia). Tra le elezioni politiche 2018 e quelle europee 2019 l’incremento leghista è stato poi di quasi 40.000 voti salendo a 171.458 suffragi, massima ascesa perché nel 2019 alle regionali la Lega ha perso qualcosa scendendo a 154.413 voti, 17.000 voti in meno con relativo decremento percentuale dal 38,18% al 36,95%. Da notare però al riguardo dello schieramento di centrodestra la presenza di due liste, quella legata alla candidata (poi eletta) presidente Tesei e una lista civica che hanno assommato circa 25.000 voti.

La presenza delle liste locali ha sicuramente influito sul risultato di Forza Italia ridottasi al conseguimento di 22.991 voti: il ridimensionamento di Forza Italia in Umbria era già iniziato nel 2015 subendo un pesante distacco dalla Lega (nell’occasione del 2015 da ricordare la presenza di due liste locali che avevano assommato a circa 27.000 voti e di una lista “Umbria popolare” emanazione dell’UDC con 9.285 voti). Nelle elezioni politiche 2018 Forza Italia era comunque risalita a 57.368 suffragi per poi praticamente dimezzare nelle europee 2019 (28.828 voti) e perderne quasi altri 6.000 nelle regionali (22.991) superata anche da Fratelli d’Italia. Un indice di vero e proprio declino. In costante ascesa, per contro, Fratelli d’Italia: la formazione di estrema destra aveva avuto, nelle regionali 2015, 21.931 voti saliti a 25.146 nelle politiche 2018 e ancora a 29.551 voti nelle europee 2019 fino a ottenerne 43.443 nelle regionali 2019: in pratica un raddoppio in cifra assoluta tra le due tornate regionali 2015 e 2019.

Prosegue invece una sorta di “sparizione” a sinistra.

Nelle elezioni regionali 2015 erano presenti nello schieramento di centrosinistra a sostegno della candidatura Marini una lista di socialisti riformisti (12.200 voti) e SEL (9.010 voti) oltre a una lista a sostegno della candidatura Vecchietti (Umbria per l’altra Europa) con 5.561 voti e il Partito Comunista dei lavoratori (candidatura Fabiani) con 1.662 voti.

Nelle elezioni politiche 2018 erano presenti: Liberi e Uguali con 15.215 voti, Potere al Popolo con 6.733 suffragi e il Partito Comunista facente capo a Marco Rizzo con 4.521 voti. 

Elezioni europee 2019: “La sinistra” ottiene 9.427 voti, tornano in pista i Verdi con 7.846 suffragi e il Partito Comunista sale a 7.001 voti (Potere al Popolo non era presente nelle elezioni europee).

Elezioni regionali 2019: nello schieramento PD – M5S che sostiene la candidatura Bianconi sono presenti due liste, quella “Sinistra civica verde” con 6.727 voti e quella “Europa Verde Umbria” con 5.975. Il Partito Comunista scende a 4.108 voti perdendone circa 3.000 dalle europee ; mentre Potere al Popolo e il Partito Comunista (erede dei Comunisti italiani) sostengono la candidatura Camuzzi rispettivamente con 1.345 voti Potere al Popolo (oltre 5.000 voti in meno rispetto al 2018 dove nella lista era compresa anche Rifondazione Comunista) e 2.098 il PCI.

Per riassumere la situazione a sinistra si può dire che l’area Rifondazione – Sel poi Sinistra Italiana più i verdi sia passata da 14.571 voti alle regionali 2015, a 21.948 alle politiche 2018 (Liberi Uguali e Potere al Popolo che comprendeva Rifondazione Comunista) a 17.193 alle Europee 2019 (comprendendo la Sinistra e i Verdi e lasciando a parte i 7.001 voti del Partito Comunista, scendendo a 12.602 tra Sinistra Civica ed Europa Verde. 7.551 voti, infine, la somma tra Partito Comunista, PCI e Potere al Popolo (11.254 suffragi la somma tra Potere al Popolo e Partito Comunista nelle elezioni politiche 2018). Per quel che riguarda Partito Comunista e Potere al Popolo il calo complessivo può ben essere addebitato, oltre a fattori di carattere locale anche a un’assenza di disponibilità a mettere il proprio (pur piccolo) patrimonio di suffragi a disposizione di un progetto politico più ampio.

Scusandomi di essere stato costretto dal fenomeno della crescente volatilità elettorale, ad analisi svolte con riferimenti che possono essere giudicati impropri dal punto di vista del confronto fra tornate elettorali diverse quindi senza rispettare la regola della comparazione tra elezioni analoghe, si possono evidenziare questi elementi di fondo:


1) Le elezioni regionali dell’Umbria hanno fatto registrare un incremento nella partecipazione al voto soltanto al riguardo delle percentuali di elettrici ed elettori espressisi nelle precedenti regionali 2015. La partecipazione invece è risultata in calo non soltanto (come avviene fisiologicamente ) con le politiche 2018 ma anche nel confronto con le europee 2019;

2) Il fatto più rilevante di questa tornata elettorale è stato sicuramente rappresentato dalla caduta del M5S che sta ormai verticalmente inabissandosi. Trattandosi, in questo caso, di voto pressoché esclusivamente d’opinione (se non di “scambio” a livello di massa come avvenuto nelle politiche 2018 attorno all’idea del reddito di cittadinanza) è difficile pensare a un fenomeno limitato regionalmente e ristretto al perimetro umbro;

3) La Lega conferma la propria egemonia sul centro destra che sempre più assume caratteristiche di vera e propria “destra” nei contenuti e nella composizione politica. A questo punto lo schieramento presentato in Umbria sarà confermato in successive occasioni, prima fra tutte l’Emilia Romagna. Le elezioni emiliane potrebbero anche rappresentare la prova generale delle politiche.

4) Sul risultato del PD ha sicuramente inciso la “vicenda Marini” ma soprattutto si tratta di un risultato “in sospeso” almeno dal punto di vista elettorale, in attesa di saggiare la consistenza di “Italia Viva” e soprattutto conoscere quale sarà il principale bacino di riferimento, tra il PD e Forza Italia, del nuovo partito di Renzi. L’impressione, infatti, è che Forza Italia abbia già ceduto a destra gran parte di quello che c’era da cedere.


(*) L’autore dell’articolo è politologo, già responsabile del Servizio Elettorale del Comune di Savona.





	

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