Le elezioni in Sassonia-Anhalt hanno suggellato l’unione in corso da un decennio tra i movimenti di estrema destra extraparlamentari neonazisti e il partito populista di ultradestra Alternative für Deutschland (AfD), che condividono le stesse basi ideologiche. La Sassonia, uno dei Lander orientali della Germania, è stata per anni il teatro di sperimentazione del connubio tra le ali terroristiche e quelle legalistiche. Negli anni recenti sono stati effettuati vari arresti di esponenti del gruppo terroristico “Sächsische Separatisten” (Ss – “Separatisti Sassoni”), che i giovani dell’AfD non hanno mai condannato, negando ogni collegamento con loro. Un’esemplare e antica tattica opportunista.
Extraparlamentari e parlamentari neonazisti condividono le idee: anti immigrazione e riterritorializzazione della nazione tedesca, cioè la rivendicazione del territorio come luogo di sangue e di comunanza di destino per un’etnia e solo quella. Idee che fanno presa soprattutto tra i giovani e giovanissimi. Dal tempo dell’unificazione della Germania ex comunista (Ddr), queste idee sono cresciute in fretta nei Länder dell’Est dando vita a un etno-identitarismo orientale (Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia) che le elezioni locali e regionali hanno legittimato.
La Ddr è diventata, per molti giovani dell’AfD, una terra della nostalgia, tradita dalla globalizzazione e dall’occidentalismo democratico. Il voto alla destra estrema non è più solo un voto di protesta, ma un voto per un progetto di rinascita etico-politica della parte dominata, dell’Est, cioè, che il cancelliere Helmut Kohl volle “annettere” per decreto alla Repubblica Federale, “fantoccio della Nato. L”’annessione” dei Länder ex Ddr è associata a una memoria negativa: scuole e università “purgate” dai docenti comunisti (dichiarati incompetenti rispetto agli standard accademici), emigrazione interna (verso ovest) dei lavoratori disoccupati (l’Est divenne come un Sud), rigermanizzazione in chiave occidentale. È proprio dalla lotta contro l’immigrazione – quella degli stranieri di lingua e razza – che è cominciato il riscatto ideologico dei “secondi arrivati”, dei tedeschi dell’Est.
In questa cornice, disegnata dalla fine della guerra fredda, si inseriscono il pilone portante della storia di oggi: il picco della crisi dei migranti del 2015 e la politica di accoglienza (Willkommenspolitik ) di Angela Merkel, che aprì le frontiere a oltre un milione di richiedenti asilo, molti in fuga dalla guerra civile in Siria. Il destino del Medio Oriente e quello dell’Europa, e soprattutto quello della destra estrema, tornano a incrociarsi (e la legislazione contro l’antisemitismo fa da benzina).
In questo processo, un ruolo speciale fu svolto dalla Cdu, che si è posizionata sempre più a destra con l’intento di normalizzare i neonazisti. E così, proprio il partito di Kohl e Merkel ha spinto la cultura politica di centro verso destra, e nell’intento di assorbire il problema dell’immigrazione, ha conquistato in parte anche la Spd. Insomma, per la prima volta dal 1945, si è creato un asse tra la destra moderata e quella radicale. Una pessima notizia tanto per le ambizioni socialdemocratiche quanto per quelle cristiano-sociali: alla fine, chi pensa di normalizzare l’AfD flirtandovi ne esce radicalizzato.
Come negli anni Venti e Trenta, le ambizioni dei moderati sono tristemente sbagliate. Eppure l’errore si ripete. L’AfD nacque nel 2013 come un movimento irrilevante anti euro e nel 2015 si riorientò in chiave anti immigrazione: la riconquista dello “spazio vitale” per la razza tedesca bianca e cristiana mosse i primi passi contro l’Ue e poi contro gli immigrati. Con le aggressioni e le molestie sessuali di massa del Capodanno 2016 a Colonia da parte di giovani musulmani si è verificata una cesura mediatica: i neonazi hanno ricevuto il loro battesimo di consenso.
L’AfD è diventata un partito con aspirazioni di governo e ha raccolto i primi consensi sostanziosi con il vangelo islamofobico che ha suggellato la sintesi tra la lotta contro i migranti e la promessa di una rinascita economica per i tedeschi. La politica di “accoglienza” di Merkel è stata dichiarata il nuovo anticristo contro cui si sono mobilitati l’AfD e il movimento Pegida, acronimo in tedesco di “Patrioti Europei contro l’Islamizzazione dell’Occidente”.
Il populismo ha svolto la propria funzione mobilitante contro l’establishment, per poi diventare un progetto di governo neonazista a tutti gli effetti. Se l’opposizione non si mobilita, se resta impigliata nelle maglie del fatalismo, vi è da temere che, con le elezioni in Sassonia-Anhalt, il dado sia tratto. Il nazifascismo ritorna in Europa con nuove facce e nuovi metodi, ma con la stessa ideologia. La destra si normalizza tenendola all’opposizione. Ma, a quanto pare, il “cordone sanitario” (la legislazione contro la ricostituzione dei partiti totalitari) resta impotente se non sostenuto da una cultura politica diffusa e militante.

