A Bologna contromanifestazione ‘frena’ il bus arancione ‘anti gender’

A Bologna contromanifestazione ‘frena’ il bus arancione ‘anti gender’

Un autobus arancione gira l’Italia portando sulla fiancata il messaggio “I bambini sono maschi e le bambine sono femmine. La natura non si sceglie”. Oggi è arrivato a Bologna. Ma la manifestazione in Piazza VIII Agosto promossa da CitizenGo Italia e Generazione Famiglia è stata un flop a causa del raduno di associazioni contrarie, intervenute a protestare per “la libertà di insegnamento e per il rispetto dei diritti di tutti cittadini senza alcuna discriminazione”.

L’iniziativa del autobus, secondo tali associazioni, è infatti “un evidente propaganda ad un modello sociale stereotipato in cui ‘maschi’ e ‘femmine’ sono gli unici legittimi detentori di identità riconosciute, con rispettivi ruoli definiti, immutabili e gerarchici, perché ‘naturali’. Niente può esistere fuori da un rigido binarismo di genere, le differenze vanno annullate” come propagandano alcuni noti gruppi di “cattolici integralisti”.

Lo stesso pulmann arancione sta girando diversi paesi europei e americani, fra le proteste della cittadinanza e i divieti delle autorità: ciò dimostrerebbe che si tratta di un progetto “ben organizzato a livello internazionale. Si attaccano i diritti all’autodeterminazione di genere, alla libertà delle donne, all’accoglienza per le migranti e i migranti. Ma in Italia si attacca soprattutto la scuola pubblica statale (non a caso il bus porta anche la scritta “#StopGender nelle scuole”) perché la scuola è un motore del cambiamento sociale, perché da lì parte la costruzione di una società laica e plurale, fondata sul rispetto”.

La scuola pubblica, laica, e inclusiva, nonché il principio costituzionale della libertà dell’insegnamento sono “strumento dell’interesse generale, perché garantiscono, attraverso il pluralismo delle idee, relazioni aperte e democratiche, piena formazione degli alunni, consapevolezza, pensiero critico, capacità di scelta e di partecipazione alla vita del Paese”. Così si legge nell’appello firmato dalle sigle contrarie alla manifestazione, a detta delle quali questa del “bus dell’odio”, come è stato ribattezzato, “è una campagna di aggressione intollerante, sottesa a individuare nella scuola un servizio a domanda individuale” e non un progetto educativo e culturale, rivolto all’intera comunità in tutte le sue componenti.

Siamo davanti, scrivono ancora le associazioni, “all’ennesimo episodio di una campagna di odio, che nel territorio bolognese va avanti da tempo. Prima le intimidazioni alle scuole dell’area Reno-Galliera, poi la schedatura di tutte le scuole della Provincia in base al livello di adesione alla ‘teoria gender’ e ora il bus dell’odio. Per questo, chiediamo ai sindaci e alle istituzioni di tutta la provincia di Bologna di assumere da subito una presa di posizione precisa e inequivocabile: non deve esserci spazio per chi esclude, discrimina, diffama. Chiediamo che le Istituzioni tutelino la libertà di insegnamento e l’autonomia delle scuole e impediscano ogni provocazione davanti alle sedi scolastiche”.

Hanno firmato l’appello contro il bus “per una società aperta, plurale e antifascista”: AGeDo Bologna, Anpi provinciale Bologna, Associazione Orlando, Cgil Bologna e Cgil Emilia Romagna, Circo Arci RitmoLento, Collettivo Cseno – Rete della Conoscenza, Comitato Bolognese Scuola e Costituzione, Comitato Lip Bologna, Falling Book associazione culturale, Fiom Cgil Bologna, Indie pride Bologna, Libertà e Giustizia (Circolo di Bologna), Flc Emilia Romagna, Flc Bologna, Fiom Cgil Emilia Romagna, Link Bologna Studenti Indipendenti – Rete della Conoscenza, Rete della conoscenza – Link Bologna, Uaar circolo di Bologna (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) e Coalizione civica per Bologna.

 

1 commento

  • certo le realtà lapalissiane – la natura ci fa nascere di sesso maschile o femminile – possono diventare imbarazzanti nella società orwelliana

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