L’agente Betulla e la signora Maria

L’agente Betulla e la signora Maria

Questa mattina ho avuto un piccolo choc. Mi ha fatto bene: ho finito di svegliarmi.

Sì, ma in un paese più lontano ancora dagli standard di civiltà intellettuale e morale di quello che ricordavo quando sono partita, alcuni mesi fa, per fare ricerca in una università americana. Avevo fatto un salto sulla sedia, ascoltando l’attuale conduttore di Prima Pagina, il programma radiofonico di rassegna della stampa quotidiana, leggere per esteso un articolo di Renato Farina. Cioè di quel signore, noto alle cronache come l’agente Betulla, che ora scrive su “Libero”.

Afferro la cornetta e telefono per mettermi disciplinatamente in coda fra gli ascoltatori che chiedono di intervenire a rassegna  ultimata.

Mi risponde quasi subito una voce che non mi chiede le generalità ma solo il nome (mi ha sempre un po’ turbata la circostanza che il cittadino che commenta possa essere solo al signora Maria – perché privare la signora Maria del suo cognome, e Piero Sansonetti, l’attuale conduttore, no? Dovrebbe almeno essere una rinuncia volontaria). Cito questa quisquilia perché mi ha dato l’occasione di immedesimarmi totalmente con il cittadino anonimo, pardon acognonimo, che è solitamente autorizzato a intervenire pubblicamente.

Il signore dall’altra parte mi chiede su cosa voglia intervenire, e io sussurro, già un po’ intimidita – “ecco, sulla lettura del pezzo di Renato Farina”. La voce dell’interlocutore cambia un po’ – “E cosa vuol dire?” – “Ma, comincio a balbettare io, non è l’Agente Betulla? Non è quel signore che fu radiato dall’ordine dei giornalisti per aver confessato di aver collaborato, quando era vicedirettore di Libero, con i Servizi segreti italiani, fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro.

Per questo motivo è stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti….” – La voce dall’altra parte mi interrompe, con tono seccato: “Sì, sì, la storia la sappiamo. E allora?” – Un po’ sconcertata, proseguo: “…come allora? – Volevo semplicemente dire che mi pare strano leggere per intero un articolo di un “giornalista” così, cioè….” – Mentre cerco le parole per esprimere il concetto che in un paese civile nessuno, e soprattutto nessun collega giornalista, dovrebbe più prendere sul serio uno che ha confessato di pubblicare notizie false in cambio di denari, la voce dall’altra parte si arrabbia veramente: “E allora? E’ un giornalista, esprime la sua opinione, e Sansonetti non fa che leggere quello che scrive!” – La cosa che sconcerta è più il tono di voce intimidatorio che il concetto.

Perché naturalmente Piero Sansonetti è libero di tenere nel conto che crede i fatti accertati, e anche l’idea che, come scrisse Pulitzer, “La nostra Repubblica e la sua stampa vivranno o cadranno insieme. Una stampa disinteressata…. Con un’intelligenza professionalmente attrezzata a conoscere ciò che è giusto e con il coraggio di farla può preservare la pubblica virtù senza la quale il governo del popolo è una finzione e una presa in giro….Una stampa cinica, mercenaria, demagogica, produrrà nel tempo un popolo spregevole come lei stessa”. Sansonetti ha tutto il diritto di pensarla diversamente e di dar voce al suo pensiero. Ma il cittadino, credo, dovrebbe avere il diritto di obiettare, in una trasmissione pubblica proprio a questo dedicata. O no?

Naturalmente mica ci riesco ad articolare questo concetto abbastanza rapidamente da prevenire la voce che a questo punto ha preso a schernire il mio sconcerto. “E allora? E allora? Non può Sansonetti fare il suo mestiere”? Sono troppo scoraggiata per spiegargli che appunto lo fa se poi può anche discutere come lo fa, ma se neppure può…Lo choc cresce insieme all’aggressività della voce dall’altra parte, e così dico semplicemente: “Guardi, non importa, rinuncio”. “Ecco bravissima” – fa la voce dall’altra parte.

Postilla. Sentirsi respinti con nome e cognome è una salutare lezione di umiltà – si vede che il lavoro che porta quella firma non era abbastanza buono, o almeno si può consolarsi così. Ma sentirsi respingere nei panni della signora Maria, e della sua innocenza, è un vero olio di ricino da mandar giù. Perché ti fa toccare con mano, anzi con lo stomaco, quanto vere erano le parole di Pulitzer.

Ma no,  no: non può essere vero, nel cuore di Radio Tre – una delle poche voci che ti fanno sperare nella residua civiltà morale e intellettuale del Paese! Amici, ditemi che ho sognato. Ditemi che è solo un incubo.

(A proposito: nessun altro ascoltatore ha fatto una piega a sentirsi spiegare da Renato Farina come stanno le cose sul terrorismo e i migranti).

Il Fatto Quotidiano,  27 Maggio 2017

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