Rodotà: “La telefonata tra i Renzi di assoluto rilievo pubblico”

Rodotà: “La telefonata tra i Renzi di assoluto rilievo pubblico”
Disturbiamo Stefano Rodotà sulla telefonata Renzi-Renzi pubblicata dal Fatto, anche perché era lui il Garante per la Privacy quando entrò in vigore l’ omonima legge di cui tanto si parla in questi giorni.
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Professore, da più parti s’ invoca una presunta illegalità della pubblicazione dell’ intercettazione.
Qui non siamo di fronte a un problema di legalità, siamo di fronte a un problema di adeguata informazione dei cittadini!
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Quali sono le regole in questa materia?
In appendice alla legge di cui parlava, c’è il codice deontologico dell’attività giornalistica. L’articolo 6 – lo ricordo bene perché l’ho scritto io – disciplina “l’essenzialità dell’informazione”. E stabilisce che la divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico non contrasta con il rispetto della sfera privata “quando l’informazione sia indispensabile in ragione dell’originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti”. Ma soprattutto al comma secondo dice: “La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”.
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La telefonata tra i due Renzi ha rilievo?
Assoluto: i due non parlano di liti o affari familiari, ma di un’inchiesta sulla più importante stazione appaltante d’Italia in cui è indagato il padre dell’ex presidente del Consiglio, oggi leader di uno dei maggiori partiti italiani. Se non hanno rilievo questi fatti, non saprei quali dovrebbero averne. Non possono essere qualificati come fatti che attengono alla sfera privata. Aggiungo che dalla norma si deduce che quando i fatti hanno rilievo c’è una sorta di dovere di pubblicare le notizie. Il codice di deontologia è una norma secondaria, cioè è applicabile, se richiesto, dal giudice ordinario – civile o penale che sia – e dal giudice amministrativo. Non è applicabile a intermittenza, a seconda delle opinioni di chi ne richiede l’applicazione. La norma di base in materia è esattamente questa.
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Vladimiro Zagrebelsky a Repubblica ha dichiarato: “La Corte di Strasburgo definisce i giornalisti ‘cani da guardia della democrazia’. E i cani da guardia sono lì per mordere, qualche volta”.
Infatti è così che deve essere. Ricordo il caso due giornalisti francesi che nel 1996 avevano pubblicato un libro sull’Amministrazione Mitterrand, che tra l’altro conteneva atti ancora coperti dal segreto: la Corte di Strasburgo stabilì la primazia dell’interesse pubblico a conoscere quelle notizie rispetto al fatto che alcuni atti fossero ancora secretati.
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L’avvocato Malavenda ha detto che per i personaggi pubblici la privacy è attenuata.
Chi ha scelto – non solo i politici, vale anche per anche i personaggi dello spettacolo o per i calciatori – di avere una vita pubblica, ha accettato anche una minore aspettativa di privacy.
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I politici invocano la “stretta sulle intercettazioni” tutte le volte che vengono toccati da vicino. Non succede mai quando si pubblicano gli audio dei terroristi.
Questa dinamica è ciclica. Si ricorda nel 2011 la vicenda della legge bavaglio? Ci fu anche una manifestazione oceanica a piazza del Popolo.
Quando sento invocare un decreto urgente sulle intercettazioni, salto sulla sedia: questa è una materia delicatissima, tocca i diritti fondamentali, e deve passare dal Parlamento. Se all’ epoca della legge bavaglio si fosse fatto un decreto, non ci sarebbe stata la possibilità di aprire un dibattito e fare resistenza a quella famosa “stretta”.
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Stupito dalle reazioni di Renzi?
Si comporta come ha sempre fatto, mostrando una grande insofferenza verso l’informazione. Tende sempre a presentare l’attenzione della stampa nei suoi confronti come un atteggiamento indebito. Sembra che voglia gestire i mezzi d’ informazione come se fossero cosa sua.
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All’epoca del bavaglio era Berlusconi a usare certi toni.
Ha letto cosa dice Renzi in questi giorni? Usa le stesse espressioni che usava allora Berlusconi. Non vedo differenze: addirittura allude a disegni eversivi, a prove false fabbricate da pezzi delle istituzioni contro rappresentanti delle istituzioni. Nel 2011 la reazione del mondo dell’informazione fu molto più compatta. Ho colto molti imbarazzi anche davanti al libro di Ferruccio de Bortoli a proposito della vicenda di Maria Elena Boschi con Banca Etruria. Ma bisogna stare attenti: il giornalista che apprende informazioni e non le pubblica potrebbe diventare perfino un ricattatore. Nella mia lunga esperienza, mi è capitato diverse volte di leggere articoli che si concludevano dicendo “il seguito la prossima settimana”. E il seguito non veniva mai pubblicato È un rischio da non sottovalutare.
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Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2017 

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