Vade retro Porcellinum

Vade retro Porcellinum

Lo so, al solo sentir nominare la legge elettorale la prima reazione è lo sbadiglio e la seconda è il letargo. A furia di apparecchiare boiate e porcate a getto continuo, i partiti hanno ottenuto questo bel risultato: prenderci per sfinimento seminando rassegnazione e indifferenza sulla legge fondamentale per la democrazia, che dovrebbe consentirci di mandare in Parlamento chi vogliamo noi e non chi decidono lorsignori.

Intendiamoci: nessun sistema elettorale garantisce agli elettori l’assoluto potere di scelta. Il proporzionale che regnò nella Prima Repubblica fino al 1994 consentiva ai capibastone di comprare e scambiare voti per far eleggere chi volevano loro. Il Mattarellum riproduceva quel sistema nel 25% della quota proporzionale, mentre nel 75% maggioritario con collegi uninominali consentiva ai capipartito di paracadutare chi volevano far eleggere nelle circoscrizioni “sicure”, giocando sulla prevedibilità del voto in molte zone d’Italia (quelle “rosse” nel Centro-Italia, quelle “forzaleghiste” al Nord e così via). Ma in molti collegi il voto era imprevedibile, e anche in quelli prevedibili non erano escluse le sorprese (a Torino, nella “rossa” Mirafiori, nel ’94 il forzista Meluzzi batté il pds Chiamparino).

Da prevedibile, il risultato divenne matematicamente certo nel 2006 con il Porcellum, che consegnò a quattro-cinque leader il potere di vita o di morte sugli eletti grazie alle liste bloccate: l’elettore andava alle urne a barrare il simbolo del partito, ma i parlamentari erano già stati decisi prima, nelle segrete stanze, al momento di compilare le liste (chi era nei primi posti era eletto di sicuro, senza nemmeno disturbarsi a far campagna elettorale per raccogliere consensi; chi era in fondo, anche se popolarissimo, non aveva alcuna chance).

Quella sconcezza durò fino al gennaio 2014, quando la Consulta svuotò il Porcellum, comprese le liste bloccate, e diede vita a colpi di bisturi al “Consultellum”: un proporzionale puro a preferenza unica, il sistema più rispettoso del diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti (al netto dei voti comprati o scambiati, si capisce). Poi arrivò l’Italicum, che riconsegnava ai capipartito il potere di nominarsi i deputati più fedeli e di escludere quelli liberi (la legge valeva solo per la Camera, nella speranza che al referendum costituzionale gli elettori abolissero le elezioni del Senato). Il partito più votato al primo turno (se superava il 40%) o al secondo (se vinceva il ballottaggio), portava a casa 340 deputati su 630, di cui 100 erano capilista bloccati.

Cioè non eletti con le preferenze, ma nominati dai leader piazzandoli al primo posto in ciascuno dei 100 collegi. Tutti gli altri partiti, dal secondo in giù, avrebbero portato a Montecitorio quasi solo capilista bloccati (260) e pochissimi eletti (una trentina). Totale dei nominati: circa 360 su 630 (il 60%). Più, ovviamente, tutti i senatori, che la “riforma” Boschi faceva nominare ai Consigli regionali. Il 4 dicembre gli italiani han detto no ai senatori nominati e sì al Senato elettivo (col Consultellum). E ora la Consulta ha bocciato l’Italicum per la Camera, ma non in tutte le parti platealmente illegittime in base alla sua sentenza sul Porcellum: via il ballottaggio tra liste senza soglia (unico al mondo), restano sia i capilista bloccati sia le pluricandidature (con un comico sorteggio per decidere in quale dei 10 collegi risulterà eletto il pluricandidato).

Una doppia negazione del sacrosanto diritto degli elettori – sancito dalla stessa Consulta nel 2014 – di scegliersi i propri rappresentanti. 1) Ai capilista bloccati non si può dare la preferenza, dunque andranno a Montecitorio anche se nessun elettore li avrebbe mai votati. 2) Se io voto il partito X che si presenta col capolista bloccato Tizio, a sua volta piazzato in altri nove collegi, io so che Tizio approderà alla Camera in automatico, all’insaputa degli elettori; ma non so se il mio voto al partito X porterà alla sua elezione o se invece il sorteggio lo farà passare in uno degli altri collegi, propiziando nel mio l’elezione del candidato Caio con più preferenze.

Il risultato, come abbiamo documentato ieri, è devastante: col Porcellinum della Consulta, i deputati nominati saranno ancor più di quelli dell’Italicum: il premio del 40% non scatterà mai, così si ridurranno i deputati del primo partito e aumenteranno quelli degli altri. In base ai sondaggi che li danno appaiati al 30%, M5S e Pd avranno circa 200 deputati ciascuno (100 capilista bloccati e 100 eletti con le preferenze) e gli altri si spartiranno i restanti 230 (quasi tutti capilista bloccati). Così i nominati, dai 360 dell’Italicum, saliranno alla cifra ancor più spaventosa di circa 450 (dal 60 al 75%).

Ora, poche balle: tutti i leader che tuonavano giustamente contro i nominati dell’Italicum e della “riforma” Boschi – e cioè Grillo, Bersani, Salvini e Meloni – devono essere coerenti: mentre chiedono legittimamente di votare al più presto, non possono sostenere che la legge uscita dalla Consulta va bene così solo perché tecnicamente consente il voto.

Devono sfidare Renzi su una battaglia di civiltà e democrazia (fra l’altro popolarissima) che passa attraverso due ritocchi, approvabili in poche settimane, al Porcellinum: abolire i capilista bloccati (e dunque pure le multicandidature e la lotteria) ed estendere il sistema della Camera al Senato. Così ogni cittadino saprà che ne sarà del suo voto e ogni lista dovrà candidare i migliori, non i più servi. Se Grillo, Bersani, Salvini e Meloni non lo faranno, sapremo che non solo Renzi e B., ma anche i loro oppositori preferiscono nominarsi anche il prossimo Parlamento invece di farlo eleggere da noi. E ci regoleremo di conseguenza.

 

Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2017

2 commenti

  • Bravissimo! Questo vizio della legge elettorale (i capolista nominati) non sanzionato dalla Consulta potrebbe anche essere più grave di quello soppresso (il ballottaggio di lista). I calcoli di MT sono corretti, dopo la bocciatura parziale il numero dei nominati salirà. La sentenza 1/2014 contro il Porcellum purtroppo non ha dichiarato le liste bloccate incostituzionali come tali, ma solo in grandi circoscrizioni dove gli elettori non possono conoscere tutti i candidati. I giudici permettono la violazione del diritto sacrosanto degli elettori di scegliere loro i loro rappresentanti. Pensano che ci siano giustificazioni per “girare” questo potere ai capipartito. Perché? Quasi tutti i giudici sono nominati da questi stessi capipartito. Peggio: Augusto Barbera è stato nominato (dalla maggioranza parlamentare nominata dal capo del PD) dopo aver dichiarato pubblicamente che secondo lui l’Italicum era conforme alla costituzione nonostante prima avesse contestato il Porcellum proprio perché prevedeva deputati nominati attraverso liste bloccate. L’unica soluzione è una raccolta di firme per abolire i capolista bloccati.

  • Con tutto il rispetto, anzi con simpatia, non capisco il messaggio del professor Settis, non vedo alcuna proposta che faccia seguito al titolo dell’articolo. Non solo Brunetta, ma (presumo) 9 elettori su 10 che hanno votato NO l’hanno fatto per motivi strumentali, per cacciare Renzi e il suo governo. E l’hanno fatto legittimamente visto che il referendum era a tutti gli effetti un plebiscito voluto dalla maggioranza, dal suo capo che proponeva nuove regole che gli dovevano garantire di mantenersi al potere per altri cinque o dieci anni. Punire chi abusa della prerogativa dell’esecutiva è una cosa, difendere (il testo e lo spirito de) la costituzione né è un’altra, più ambiziosa. Francamente vedo male quale movimento politico potrebbe nascere dalla vittoria del NO. A parte il M5S che ne esce rinforzato. Meglio lasciare la costituzione quella che è, la legge suprema che unisce tutti, che possono pensare che converrebbe migliorarla in un senso o nell’altro, o per precauzione non toccarla. Questo significa che bisogna anche lasciare le porte aperte ai cittadini di buona volontà che per una ragione confessabile e per un’altra hanno votato SI. Non commettiamo lo stesso errore dei promotori della grande riforma. Ma facciamo di tutto per evitare che Renzi e la sua cricca che hanno creato grandi danni adesso sotto gli occhi di tutti (banche, deficit, UE, disoccupazione, minor crescita) possano tornare là da dove li abbiamo cacciati.

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