Per una economia “giusta” oltre che libera

Con la proposta di alcune Schede su tematiche diverse, e con la richiesta di contributi alla elaborazione di una “Carta di LeG”, nei mesi passati la presidenza di Libertà e Giustizia ha stimolato i Circoli e tutti i soci a collaborare alla puntualizzazione di proposte programmatiche che l’Associazione possa presentare alle forze politiche in vista di una azione di governo che affronti seriamente i problemi, istituzionali e sociali, che affliggono il paese.

Tra i contributi finora pervenuti, presenta particolare interesse, anche perché costituisce non una elaborazione personale, bensì il frutto di un intenso lavoro collettivo di due Circoli che hanno positivamente interagito tra loro, il documento che qui presentiamo, costruito dai Circoli di Bruxelles e di Milano a partire dalla scheda 7 sull’Economia.

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3 commenti

  • E’ curioso non trovar traccia di competitività ed export fattori questi che, a parer mio e non solo, dovrebbero essere la premessa nonché condizione necessaria per produrre la ricchezza che serve.
    Né viene affrontata la spinosa questione dell’inghiottitoio della spesa pubblica.
    Comprendo che non si possa affrontare tutto lo scibile in tema di economia ma il rischio (se mi si permette: la certezza) è che perseguire la ripartizione delle risorse in maniera più equa, sia pure attraverso modalità in gran parte condivisibili, è solo una pezza in una chiglia logora in attesa dell’inevitabile falla un palmo più in là.
    Non è benaltrismo ma la convinzione che il tema della produzione delle risorse non è proprio separabile da quello della distribuzione delle stesse. La sola “crescita” interna e l’auspicabile riduzione del debito non avverranno, temo, se non esporteremo beni e/o servizi facendo con ciò affluire risorse. Insomma potremo anche virtuosamente distribuire l’esistente ma se per avviare progetti “green” (giustissimo ci mancherebbe) e interventi keynesiani (qualche dubbio…) saremo costretti a spendere importando di più (come inevitabile allo stato dell’arte) le perplessità si fanno forti.
    Se posso aggiungere: ripenserei anche attorno all’eventualità di “escludere gli investimenti pubblici dal computo del deficit”. Non tanto sulla giustezza della prospettiva quanto sull’ipotesi di un beneficio reale. Si sa i mercati sono un po’ lazzaroni (se il giudizio vuole essere solo morale) ma ci vedono benissimo, specie da vicino, e presumo che non si farebbero certo convincere da artifici contabili, avrei più di un timore sulla risposta che darebbero ritornando probabilmente alla casella di partenza.

  • Uno dei fattori di crisi del paese è dato certamente dalla crisi del settore manifatturiero.Si deve trovare la chiave giusta per ridare spinta ad un settore centrale nella nostra economia ,settore che ha dato negli anni passati lavoro a generazioni di Italiani. La ricerca di competitività fatta riducendo le retribuzioni e gli sgravi fiscali alle imprese, non ha ottenuto alcun effetto positivo,al contrario ha generato solamente un’ impoverimento dei lavoratori e una ridistribuzione del carico fiscale iniqua.Abbassare il costo del lavoro è necessario ma bisogna farlo mettendo a disposizione delle imprese mezzi per la produzione più competitivi . Il settore della produzione a basso costo di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili può essere ciò di cui il paese ha bisogno.Penso in particolare al settore dell’eolico marino.In mare grandi spazi disponibili per tutte ,o quasi, le regioni del paese ,la tecnologia è ampiamente disponibile,progetti validi potrebbero avere contributi europei,la costruzione delle opere stimolare l’occupazione.Immaginate l’Italia sorvolata in aereo: circondata da una catena ininterrotta di parchi eolici posti a distanza in mezzo al mare, che dalla costa non siano visibili che solo nelle più luminose giornate e che producono energia solo con la forza del vento!

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