Appello per la legge elettorale

Il Comitato referendario per i collegi uninominali ha diffuso un appello, promosso da Andrea Morrone, sottoscritto finora da 115 costituzionalisti.

L’appello, auspicando che il referendum sia ammesso dalla Corte costituzionale, esprime il convincimento che, grazie alla decisione di ammissibilità, l’iniziativa referendaria continui a svolgere la funzione di pungolo per il varo di una nuova legge elettorale, nel solco dei quesiti sottoscritti da un milione e duecentomila cittadini.

I quesiti referendari, se ammessi dalla Corte costituzionale, potranno aiutare le forze parlamentari impegnate nel delicato sostegno al governo Monti a realizzare gli obiettivi indicati dal Capo dello Stato.

Il testo:

“All’inizio della campagna referendaria, molti di noi lanciarono un appello ai cittadini, perché appoggiassero una iniziativa che costituiva una “occasione imperdibile per ridare base e senso al nostro sistema politico, stimolando il Parlamento a compiere il suo dovere di dotare l’Italia di una legge elettorale all’altezza della Costituzione e della dignità del popolo italiano”. Adesso che la raccolta delle firme ha avuto un così ampio successo, ci rivolgiamo ai gruppi parlamentari e ai partiti perché affrontino immediatamente il problema, utilizzando al massimo l’ultima parte della legislatura. L’iniziativa referendaria ha già svolto un compito importante, riaprendo un tema che sembrava chiuso e riproponendo alla coscienza popolare il rischio di votare, per la terza volta, con un sistema che calpesta fondamentali principi della Costituzione. Il referendum – se ammesso, come auspichiamo, dalla Corte costituzionale – non solo non interferirà con la attività di governo ma, anzi, potrà aiutare i gruppi parlamentari nello sforzo per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria. Il referendum, infatti, potrà diventare nei prossimi mesi non solo uno stimolo, sempre più forte, per affrontare le tematiche istituzionali auspicate dal Presidente della Repubblica accompagnando le misure di risanamento e di rilancio dello sviluppo, ma potrà, altresì, evitare lacerazioni fra i gruppi parlamentari impegnati in una così importante e delicata missione per il Paese. Al di là di aspetti che il Parlamento potrà sempre correggere, il ritorno alle “leggi Mattarella” potrebbe contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto più diretto fra parlamentari ed elettori e potrà evitare, pur in un quadro tendenzialmente maggioritario, la formazione di coalizioni rissose, fragili ed eterogenee, artificiosamente tenute insieme dalla conquista di un premio di maggioranza a livello nazionale. Sarebbe una sciagura se – nonostante la condanna, ormai generale, dell’attuale sistema elettorale – l’inerzia e gli interessi di parte impedissero nuovamente al Parlamento di intervenire. Ma poiché questo pericolo esiste realmente, e lo sarebbe ancora di più senza lo stimolo referendario, invitiamo i partiti ad assumersi tutte le responsabilità e a lavorare immediatamente attorno a questo problema alla ripresa dei lavori parlamentari.”

Hanno finora aderito (1):

Salvo Andò, Vittorio Angiolini, Luca Antonini, Adele Anzon, Paolo Armaroli, Enzo Balboni, Vincenzo Baldini, Augusto Barbera, Franco Bassanini, Ernesto Bettinelli, Raffaele Bifulco, Roberto Bin, Giuditta Brunelli, Maria Agostina Cabiddu, Marina Calamo Specchia, Licia Califano, Paolo Caretti, Agatino Cariola, Massimo Carli, Emilio Castorina, Elisabetta Catelani, Paolo Cavaleri, Alfonso Celotto, Augusto Cerri, Ginevra Cerrina Feroni, Francesco Cerrone, Enzo Cheli, Omar Chessa, Lorenzo Chieffi, Anna Chimenti, Pietro Ciarlo, Giovanni Cordini, Pasquale Costanzo, Antonio D’Aloia, Marilisa D’Amico, Luigi D’Andrea, Gian Candido De Martin, Gianmario Demuro, Giuseppe de Vergottini, Giovanni Di Cosimo, Alfonso Di Giovine, Giampiero Di Plinio, Guerino D’Ignazio, Filippo Donati, Damiano Florenzano, Tommaso Edoardo Frosini, Carlo Fusaro, Silvio Gambino, Paolo Giangaspero, Adriano Giovannelli, Tommaso Francesco Giupponi, Stefano Grassi, Enrico Grosso, Riccardo Guastini, Guido Guidi, Giovanni Guzzetta, Armando Lamberti, Sergio Lariccia, Aldo Loiodice, Isabella Loiodice, Nicola Lupo, Jörg Luther, Elena Malfatti, Alessandro Mangia, Stelio Mangiameli, Andrea Manzella, Angelo Mattioni, Luca Mezzetti, Roberto Miccù, Andrea Morrone, Giovanni Moschella, Silvia Niccolai, Ida Nicotra, Nicola Occhiocupo, Maurizio Oliviero, Valerio Onida, Maurizio Pedrazza Gorlero, Roberto Pinardi, Cesare Pinelli, Ferdinando Pinto, Andrea Piraino, Alessandro Pizzorusso, Anna Maria Poggi, Fabrizio Politi, Salvatore Prisco, Andrea Pugiotto, Margherita Raveraira, Saverio Francesco Regasto, Antonio Reposo, Paolo Ridola, Francesco Rigano, Angelo Rinella, Raffaele Guido Rodio, Giancarlo Rolla, Roberto Romboli, Claudio Rossano, Emanuele Rossi, Antonio Ruggeri, Antonio Saitta, Carmela Salazar, Roberto Scarciglia, Michele Scudiero, Stefano Sicardi, Andrea Simoncini, Antonino Spadaro, Sandro Staiano, Rolando Tarchi, Vincenzo Tondi della Mura, Roberto Toniatti, Alessandro Torre, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Gustavo Zagrebelsky, Nicolò Zanon, Antonio Zorzi Giustiniani.

(1) Tra i firmatari non compaiono Federico Sorrentino e Alessandro Pace che, assieme a Nicolò Lipari e Vincenzo Palumbo, comporranno il collegio di difesa dei quesiti referendari nell’udienza della Corte costituzionale che si terrà l’11 gennaio 2011.

39 commenti

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  • Non ho fiducia in questo Parlamento di nominati e corrotti ma la speranza in questo caso è d’obbligo.

  • Ma perchè 111 Costituzionalisti non redigono una “PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE ARTICOLATA A DOVERE, secondo l’art. 71,DA OFFRIRE AL PARLAMENTO COL SUPPORTO DI QUALCHE MILIONE DI FIRME, ANCHE RACCOLTE NELLA MANIERA SEMPLIFICATA, MA COSTITUZIONALE, DELLA MOZIONE POPOLARE? In questo modo saremmo sicuri della bontà della legge, del rispetto dei tempi ed evitando risse e guerre parlamentari, magari di comodo per non arrivare in tempo alla nuova formulazione.

    Ma perchè non succede?

  • Aderisco all’appello.
    Anche senza il referendum, ritengo che la legge elettorale più idonea sia ancora il “Mattarellum”, senza le norme sullo scorporo. Nonostante tutti gli appelli alla possibilità di scelta dell’elettore, non mi sembra valido il ritorno alle preferenze.

  • Aderisco con forza a questo appello augurandomi che la Corte sia in grado di superare le difficoltà formali e sostanziali che tanti, anche costituzionalisti, sostengono: purtroppo è chiaro che Berlusconi e il suo partito stanno facendo ogni sforzo perchè il giudizio della Corte sia negativo, così come è certo che è in atto un gioco delle parti, in cui Berlusconi scatena i suoi giornali e la Lega contro Monti e proclamando contemporaneamente una lealtà ipocrita, pronto ad approfittare dei malumori italiani ed europei per buttare il nostro paese in elezioni anticipate col porcellum. Purtroppo gli allegroni di Cortina non sono solo a Cortina e sono pronti a sostenerlo. Una domanda: come mai l’ufficiale della Guardia di Finanza di Belluno non è stato immediatamente trasferito, se non punito?

  • Naturalmente l’Appello è rivolto ai capi partito dai quali dipende quell’impasto di miopia,corruttela,incompetenza e assenza di dignità personale che caratterizza in atto la maggioranza dei nominati seduti (quando non sono occupati ad insultarsi od a scazzottarsi) sugli scranni dei due rami del Parlamento italiano.
    Ma i capi partito attuali sono interessati a tutelare la pericolante democrazia di questo Paese ?.

  • Buon anno !
    Ha ragione il sig Paolo Barbieri…. invece di cincischiare , suggerire, cinquettare, appellarsi al popolo perchè i grandi costituzionalisti
    ( peraltro in disaccordo su tutto ! ) NON PROPONGONO NULLA , UN PROGETTO , UNA IDEA DI NUOVA LEGGE ELETTORALE ?
    Simpatica la lettura degli articoli sul Corriere del Sartori, Passigli, Violante, e del prof Ainis che provocatoriamente , ma non troppo, ha commentato un articolo ” eleggiamo i senatori per sorteggio ! ” e cita Aristotele trovando l’idea abbastanza bizzarra ma insomma nemmeno da buttare.
    Sparigliamento totale e imbarazzo per i Grandi Professori che alla fine vogliono cancellare il porcellum ( votato per altro anche da Fini e Casini) ma non hanno un buon progetto . Se poi andiamo al PD abbiamo una legge antecedente ( 2004 ) della regione Toscana che è pari al porcellum ( Renzi dice che Calderoli l’ha copiata ! ) . Siamo ben messi : tante chiacchere ma nulla di serio.
    Voglio anch’io concorrere al sorteggio per il Senato !

  • appello non solo giusto, bensì anche opportuno, quello dei due insigni costituzionalisti; giusto perché non v’è chi non veda la necessità di una nuova legge elettorale che sostituisca l’indegna “porcata”, opportuno perché è bene sollecitare e suggerire a quella parte della politica che ancora è degna di fregiarsi di tal titolo, di adoperarsi con ogni mezzo per consentire che si svolga il referendum se la corte lo dichiari ammissibile e lo si vinca, ovvero, nell’infausta ipotesi che la corte lo dichiari inammissibile, fare di tutto perché il parlamento modifichi comunque la legge degli autonominati; e se anche gli appelli, in genere, hanno un valore prossimo allo zero, bene fanno i due insigni costituzionalisti a proporli, poiché anche loro sono parte integrante della società civile ed in più sono cittadini informati ed esperti, anche della materia elettorale, il che non guasta; certo, poi, ciascuno vorrebbe aggiungere all’appello un quid in più ed anche questa è cosa buona e giusta, ma il potere legislativo non è nelle mani dei costituzionalisti, la società civile, infatti, a termini di costituzione, può incidere sul potere legislativo solo negativamente mediante referendum abrogativo e se nell’appello si avverte la sensazione di sfiducia nei confronti dell’attuale parlamento, possiamo solo sperare che la corte costituzionale non sottragga ai cittadini, con astruse formule giuridiche o surrettizie interpretazioni di presunti vuoti legislativi in materia elettorale, il diritto di poter decidere se abrogare o meno la “porcata” e far rivivere il “mattarellum”.

  • chiedo scusa agli altri 109 costituzionalisti, per non averli menzionati nel mio commento, ma i loro nomi non sono indicati nell’appello di LeG.

  • Non essendo un’esperta che giudizio e che proposte posso avanzare? che l’attuale legge elettorale è truffaldina e offensiva per l’elettore e che va cambiata al più presto! aderisco all’appello+++!

  • ABROGARE NON VUOL DIRE LEGIFERARE

    IL problema non e’ il rifiuto del porcellum.
    Rfiuto che e’ assolutamente da condividere, come ha nella sostanza gia’ affermato la Corte Costituzionale nella sentenza 15/2008, rilevando in via incidentale l’irragionevolezza dell’attribuzione alla sola lista di maggioranza relativa di uno sproporzionato e antidemocratico “strapremio” di maggioranza.
    Il problema e’ di arrivarci, ad una nuova legge elettorale, senza stravolgere i principi dello stato di diritto, della separazione dei poteri e della stessa certezza del diritto.
    I referendari (prevalentemente parlamentari) che hanno raccolto poco piu’ di 500mila firme per ciascuno dei due quesiti sottoposti al vaglio di ammissibilita’ della Corte Costituzionale, sanno bene che gli stessi sono inammissibili, nel rispetto delle regole dello stato di diritto.
    ABROGARE NON VUOL DIRE LEGIFERARE. Punto.
    L’11 gennaio la Corte Costituzionale decidera’ se ammettere i referendum elettorali antiporcellum.
    I referendari pretenderebbero con l’abrogazione dell’intera legge in vigore di far “rivivere” il mattarellum, in vigore sino al 2005 e abrogata dal porcellum calderoliano.
    Ma se fosse possibile abrogando una legge far rinascere quella precedente, di abrogazione in abrogazione si tornerebbe alle leggi dello Stato preunitario, come ha ben notato Michele Ainis.
    Potrebbe essere un’idea per i leghisti secessionisti, aggiungo.
    E cosi’, abrogando una qualche norma della Costituzione, perche’ non far “rivivere” lo Statuto albertino?
    Non credo che la Corte Costituizionale possa spingersi fino al punto di:
    a) ammettere un referendum che lascerebbe il Paese senza alcuna legge elettorale, come tale “necessaria”per stessa sopravvivenza della democrazia parlamentare:
    b) ammetterlo, affermando che in caso di risultato che affermi l’abrogazione, insomma la vittoria del si, verrebbe restaurato, “rivivrebbe” il cadaverico “mattarellum”
    Un Lazzaro veni foras che trasformerebbe la Corte in Parlamento, con buona pace della separazione dei poteri e di quanto rimane della certezza del diritto.
    Per di piu’ accellerando la fine della legislatura in una situazione che potrebbe avvicinarsi, davvero, a quella weimariana.
    E poi, ove sta scritto che tutti i firmatari della proposta referendaria rivogliono il “mattarellum” abrogando il porcellum?
    Io certamente non sono tra questi.
    Il referendum proposto all’epoca da Sartori, Passigli e altri, diretto ad abrogare il mostruoso e illiberale premio di maggioranza del porcellum, sarebbe stato ragionevolmente ammissibile e perlomeno ci avrebbe consentito di liberarci di unoi degli aspetti piu’ odiosi della legge elettorale.
    Ma venne pretestuosamente stoppato.
    Ne’ i quesiti referendari sono un sondaggio di opinioni.
    Ne’ il referendum abrogativo , che pure e’ concorrente, puo’ in toto sostituirsi al meccanismo previsto in Costituzione che presiede alla formazione delle leggi, che fa capo all’Organo parlamentare
    Insisto:
    Abrogare non vuol dire legiferare.
    E se la Corte Costituzionale fara’ quel che secondo diritto e ragione deve fare, c’e’ da augurarsi che non continui l’inganno di chi, se parlamentare, deve dimostrare in Parlamento, in ipotesi anche attraverso disegni di legge di iniziativa popolare, di volere realmente cambiare il porcellum.
    Che oggi fa molto comodo ai partiti.
    .

  • ARTICOLO pubblicato sul Corriere dell’Ofanto del 22 novembre 2011.

    Sostituire la “Legge-porcata”. Potere ai cittadini nella scelta dei propri rappresentanti.

    Quando ci si propone di impegnarsi nella gestione della cosa pubblica, si dovrebbe andare in giro a convincere la gente della bontà delle proprie idee; si dovrebbe dar modo alla gente di constatare che si possiedono (se si possiedono) buone qualità e capacità …che si è in grado, una volta eletti, di fare al meglio tutto quello che serve per raggiungere il grado più alto possibile di benessere collettivo.

    È quello che, per esempio, fanno i candidati ai consigli regionali o comunali, quando cercano di ottenere voti e consensi: si propongono in prima persona, senza possibilità di “trincerarsi” dietro un simbolo elettorale più o meno pubblicizzato.

    Nelle competizioni per l’elezione dei consiglieri degli enti locali, si guarda la gente negli occhi, si dedica tempo a chi ne pretende, si racconta delle proprie esperienze passate e dei propri propositi futuri …il tutto, per guadagnarsi – goccia dopo goccia – quel consenso personale che può portare a ricoprire un ruolo utile per la collettività.

    Non così, da un po’ di tempo, per quanto riguarda l’elezione del Parlamento, Organo sovrano e centrale della nostra democrazia (definita, appunto, democrazia parlamentare).
    Dal 2005, in Italia, abbiamo una legge elettorale (che tutti quanti definiscono la “Legge-porcata”), che esime molti aspiranti parlamentari dal dover dimostrare di essere capaci e competenti in qualcosa.

    Si ragiona per simboli! Si semplifica il tutto, dicendo alla gente: «scegli il simbolo del partito nel quale “ti identifichi” e non chiederci/ti nulla delle persone che ne compongono le liste».

    Questa legge, nota come il Porcellum (a sottolineare, appunto, che si tratta di una porcheria/porcata), si sa, prevede delle liste “bloccate” nelle quali vengono inseriti, a esclusivo piacimento dei pochi che comandano nei singoli partiti, i nomi dei candidati che potranno spuntare un seggio in uno dei due rami del Parlamento.

    Beninteso, per nostra fortuna, non tutti i soggetti inseriti nelle liste sono “senza arte, né parte”.

    Nondimeno, questa legge è stata molto efficacemente definita come «un grave vulnus alla sovranità popolare, che non viene messa in condizione di votare e quindi eleggere i propri rappresentanti in Parlamento» e – soprattutto – le si è attribuita, da parte di molti, la colpa di aver indotto disaffezione della gente verso la politica e di aver provocato un vertiginoso scadimento della qualità della nostra classe dirigente.

    Questa triste realtà potrebbe cancellarsi in pochi giorni: tanto basterebbe ai parlamentari per votare, in un sussulto di orgoglio etico, il ripristino della legge elettorale in vigore prima del 2005, immettendo nel sistema delle regole compiute, pronte ad operare per le prossime votazioni.

    Tornare al passato aumenterebbe le probabilità che trionfi il merito sulla vuota immagine; eviterebbe a veline compiacenti o a persone che non sanno quante sono le regioni d’Italia, di andare ad occupare posti in Parlamento, senza esser degni dell’onore che una tale Carica comporta; eviterebbe alle Iene di sgomentare gli Italiani con servizi che, ogni tanto, mettono in risalto il grado di cultura (in alcuni casi molto basso) dei rappresentanti della Nazione; ridurrebbe di molto le probabilità che qualcuno in “puzza di mafia” o qualche “impresentabile” vada a sedersi su quelle comode poltrone di pelle bordeaux; convincerebbe – soprattutto – molti giovani, capaci e meritevoli, che il lavorar sodo e l’impegnarsi con serietà nelle cose è l’unica via per aspirare ad alti (ed onorevoli) riconoscimenti, in ogni campo (non necessariamente in quello della politica).

    Ora più che mai bisogna farsi sentire, ribadendo e facendo arrivare forte e chiaro questo messaggio a tutti quegli uomini politici (qualunque sia la forza politica alla quale appartengono) che, anche in questo ultimo scorcio di legislatura, si mostrano convinti della necessità di eliminare questa “porcata” dal panorama giuridico-costituzionale della nostra Italia.

    Ricordiamo a tutti di quel milione e duecentomila firme raccolte per il referendum, con le quali i cittadini italiani hanno mostrato di desiderare fortemente il ritorno alla democrazia delle scelte consapevoli, libere e non “obbligate”.

    In molti sono convinti che le yes-women e gli yes-men, arrivati in Parlamento grazie a questo sistema elettorale – con il loro comportamento accondiscendente verso il padrone che ne aveva inserito graziosamente i nomi nelle liste bloccate – abbiano in qualche modo favorito l’acuirsi della crisi economica e istituzionale che il nostro Paese ha registrato, in modo quanto mai “intrecciato”, nell’ultimo periodo.

    Un parlamentare “senza meriti” che deve il suo status soltanto a due o tre persone (ossia ai maggiorenti del proprio partito e a nessun altro), ben difficilmente svolgerà – ammesso che ne abbia le capacità – il ruolo di difensore delle volontà dei cittadini votanti e pensanti.

    Tutti noi, cittadini, appunto, votanti e pensanti, abbiamo un solo modo per far sì che il nostro apporto alla continua costruzione, al consolidamento e al funzionamento della democrazia sia effettivo ed efficace: quello di tornare ad impadronirci della libertà di scegliere il nostro rappresentante in Parlamento, potendone valutare, appunto, moralità e capacità.

    Diffondere messaggi del genere, potrebbe rafforzare, credo e auspico, l’impegno che molti tra i parlamentari di diversi schieramenti, che ancora siedono nei palazzi romani, avvertono, ora più che mai, come doveroso.

    Esortare questi parlamentari (dotati di buon senso e, soprattutto, del senso vero delle Istituzioni) a mettere mano alla grave questione rappresentata da questa legge elettorale, permetterebbe di raggiungere più efficacemente l’obiettivo del ripristino delle regole-base di una democrazia ed eviterebbe alla Corte costituzionale di affrontare il non agevole problema della ammissibilità di formule referendarie, i cui effetti abroganti potrebbero creare vuoti legislativi “inaccettabili” in un settore tanto delicato, quale è quello delle regole “di formazione” di organi costituzionali.

    Mi riferisco al dibattito attorno al contrasto interpretativo sull’automatico effetto ripristinatorio del “sistema maggioritario” che ai referendum si potrebbe riconoscere: su questo, si sa, non vi è certezza tra i molti autorevoli interpreti che studiano e hanno studiato la questione.

    Una iniziativa interna al Parlamento, condivisa da tutti quei suoi membri dotati di dignità politico-istituzionale, avrebbe pertanto il vantaggio di realizzare in pochissimo tempo quel risultato che, qualcuno dubita possa essere raggiunto dal referendum e, soprattutto, non annullerebbe quella volontà popolare di riappropriarsi del potere di scelta dei propri rappresentanti, manifestata in modo dirompente con quel milione e duecentomila firme già raccolte.

    Avv. NICOLA PIGNATELLI (Associazione Barletta Viva)

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  • Non solo occorre ripristinare le preferenze, ma soprattutto ocorre cancellare quell’obbrorioso premio di maggioranza.

  • Il “Porcellum” va abolito quanto prima. L’impossibilità di sceglier il candidato è intollerabile.

  • E sarebbe ora! L’indignazione dei vecchi con quella dei giovani, per ricominciare sul serio. Con idee, fatti, senza slogan assurdi e ingannatori.

  • Libertà!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Libertà!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • La legge per votare c’è già,ed è stata votata dagli stessi che si sono regalati il Porcellum:il Provincellum!Se proprio non vogliono abolire le regioni,vero clone dello Stato centrale,ma le province,ebbene si conservi almeno il sistema elettorale,applicandolo ad una sola camera,riservando l’altra ai rappresentanti degli enti territoriali ed alle associazioni per il Bene Comune.

  • SE L’ESITO DELLA CONSULTA DOVESSE ESSERE NEGATIVO, PREPARIAMO UNA MANIFESTAZIONE DA UN MILIONE DI PERSONE. NON C’E’ ALTRA VIA E NON ABBIAMO TEMPO! GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE COSTANTE SU TUTTO CIO’ CHE E’ DEMOCRAZIA E LEGALITA’. IO SONO PRONTA, CIAO!

  • In merito all’auspicata ricostituzione di un rapporto piu’ diretto fra parlamentari ed elettori attendo una chiara presa di posizione del segretario del PD Bersani. Sono convinto che a lui, che non è tra i promotori del referendum e l’ha dovuto subire senza grande entusiasmo, il porcellum vada benissimo perché ama fare politica con le sole persone che si è scelto e non ha nè interesse, nè tempo, per interloquire con i tanti elettori come me di cui ignora sistematicamente le missive.

  • Per il ripristino della volontà popolare nella politica dello Stato Italiano: via il porcellum e i porcellini. Riaffermiamo i valori costituzionali attraverso il dispiegarsi dei disegni individuali dei cittadini. Michele Ruggiero

  • Se l’iniziativa portasse a risultati sarei veramente strafelice, ma ho i miei dubbi che nell’arco dei miei prossimi anni di vita, io possa veder realizzato tale progetto. Ah, non soffro di malattia alcuna e ho 41 anni.

  • L’attuale legge elettorale consente praticamente di indicare solo un’area politica di appartenenza, delegando tutto ai capi partito che così hanno il potere di vita o di morte (politica) su tutti i loro sottoposti.

    Se i capi partito fossero anche dei politici nel vero senso della parola, dediti cioè alla gestione ed al rispetto della cosa pubblica, agirebbero esclusivamente nell’interesse di tutti noi, ma così fin’ora non è stato e penso non sarà mai.

    E’ quindi tassativamente necessario e non più rinviabile che il potere, almeno in coincidenza delle elezioni, torni ai cittadini.

  • Spero vivamente che la Corte Costituzionale ammetta il referendum e si arrivi al varo di una nuova legge elettorale che consenta agli elettori e non ai partiti di scegliere i propri rappresentanti.

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  • Abbiamo bisogno di poter essere piu’ partecipi alle scelte ce verranno fatte e l’unico strumento e’ il voto…dobbiamo quindi avere la possibilita’ di poter utilizzarlo al meglio esprimendo la nostra preferenza…nella speranza di migliorare il livello dei ns. parlamentari!

  • IO CREDO (E VOGLIO SPERARE) CHE LA CONSULTA NON NEGHERA’ L’AMMISSIBILITA’ DEL REFERENDUM PERCHE’, A MIO MODESTO PARERE, VIOLEREBBBE L’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE:”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”; PER ESTENSIONE, MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO SIGNIFICA ANCHE AVERE LA POSSIBILITA’ E LA LIBERTA’ DI ELEGGERE CHI SI VUOLE, DI AVERE LA LIBERTA’ DI SCRIVERE SU UNA SCHEDA ELETTORALE IL NOME DEL CANDIDATO SCELTO; SOLO IN QUESTO MODO IL CITTADINO PUO’ MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO, QUINDI FARE LIBERAMENTE LE PROPRIE SUI CANDIDATI. IMPORRE DEI CANDIDATI NOMINATI DA UN CAPOPARTITO E’ CLAMOROSAMENTE ANTIDEMOCRATICO ED ANTICOSTITUZIONALE.

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