14 ottobre: qualcosa di civile

Primarie – i risultati // C’è qualcosa di profondamente civile, nel modo in cui più di tre milioni di italiani sono andati a votare per la nascita di un partito, ieri 14 ottobre del 2007.Qualcosa di cui avevamo molto bisogno. La cui mancanza, il cui appannarsi, sentivamo come una piaga dolorosa e forse inevitabile. Il trionfare sui media dell’antipolitica e dei suoi pifferai, il riemergere di una destra urlatrice, razzista, insopportabile ci avevano portato via la speranza che in questo paese ci fosse ancora la voglia di ribellarsi a tutto questo.
Oggi, insieme alla prospettiva di una reale novità negli assetti della politica, c’è questo sentimento ritrovato: la società civile esiste, è la vera vincitrice di questo 14 ottobre. E’ la società di cui fino a ieri gli stati maggiori dei partiti negavano l’esistenza e la consistenza. E’ formata da quell’insieme di cittadini che non sono contro i partiti o contro la politica, ma che spesso lavorano con essi e per essi allo scopo di avere partiti migliori e migliore politica. E’ la società che è stata in coda per partecipare alla nascita del Partito democratico. Cosa c’è di più civile di questo?
E’ la società con la quale ormai da cinque anni opera Libertà e Giustizia, e anche in occasione delle primarie l’associazione ha dato il contributo individuale e personale di tanti soci, candidati in lista o semplici volontari nell’organizzazione non facile dell’evento.
Quella stessa società civile che ha risposto con generosità e fiducia all’appello di Veltroni da oggi chiede però di non essere delusa.

Ha risposto a una chiamata che potrebbe essere anche l’ultima se le promesse di rinnovamento, trasparenza, reale partecipazione e, soprattutto, di unità fra le varie componenti che si sono unite ieri non fossero esaudite e messe in pratica domani.

Cambiare si deve: tutti quanti, noi semplici cittadini che dobbiamo educare figli e nipoti nel rispetto della nostra storia e nella visione di un destino più largo, nell’amore per la tradizione e nel coraggio di guardare oltre l’approdo fin qui raggiunto dal nostro paese. Nell’amore per le istituzioni e per la Costituzione e nella consapevolezza che saggi cambiamenti possono e devono essere fatti, perché gli ingranaggi possano funzionare.
E loro, i politici di professione, che da casta devono diventare classe politica: un insieme di individui che, eletti dal popolo, lavora per il bene comune e mai, proprio mai, per un interesse personale o di parte. Mai per il potere che arricchisce e corrompe. Questo si aspetta la società civile che è andata il 14 ottobre ai seggi in tutta la nostra Italia.
Qualche sera fa, in una sala del centro di Prato, ho partecipato con lo scrittore Sandro Veronesi alla presentazione della sua lista, fatta tutta di cittadini emigrati. E’ lì che ho sentito Silvy, emigrata dalla Nigeria, dire: “Questa partecipazione al voto ci permette di non essere più dei fantasmi”. Mi pare dunque che il messaggio che la società civile manda al nuovo segretario del Partito democratico possa essere proprio questo, che Silvy ci suggerisce: lavoriamo insieme per una società di liberi individui, contro tutti i fantasmi passati e futuri.

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