Filosofa, ha insegnato alle università di Ginevra e di Milano San Raffaele. Ha fondato la rivista internazionale “Phenomenology and Mind”, il Centro di Ricerca Persona. Ha pubblicato numerosi libri, ultimo Umanità violata – La Palestina e l’inferno della ragione (Laterza 2024).
Ma perché sono in così pochi a dirlo, a restarne stupefatti, a richiamarlo a un minimo d’onore? Il nostro Presidente del Consiglio vìola la Costituzione, anzi il suo articolo più conosciuto e amato, l’Articolo 3, quello che dice che abbiamo tutti pari dignità e siamo uguali di fronte alla legge. Grazie a Maurizio Viroli, come sempre, per dire pane al pane. “Qualsiasi argomento che afferma che De Luca può restare al suo posto è o intellettualmente disonesto o una palese asineria”. Segue un evidente, chiarissimo giudizio di priorità di valore, cioè di importanza.
Una volta era il popolo – come scriveva Calamandrei – a sentire lo Stato come “una oppressione estranea, come una tirannia, come un nemico che stava al di fuori e al di sopra di lui”. Oggi non è più il popolo: ma chi lo governa. E allora non si limita a subire. No: sulle leggi, ci sputa proprio. «Io sono orgoglioso. In questo Paese siamo tutti indagati, non c’è un amministratore che non abbia avuto un avviso di garanzia. Chi non ce l’ha è una chiavica». «La moralità… Enrico Berlinguer… Così moriamo, fra gli applausi, ma moriamo».
C’è un fenomeno talmente appariscente che non lo vediamo più. Grande come un monumento – talmente familiare che diventa invisibile. O forse è invisibile come l’aria, o come l’acqua per i pesci. Perché ci nuotiamo dentro, come pesci nell’acqua. Chiamiamolo con il suo nome. E’ una specie di conversione di massa. Ma non a Dio, e neppure al nulla. Non è un’esaltazione di massa, o un suicidio di massa, come la storia umana ne ha visti. E’ qualcosa di apparentemente più banale. E’ una conversione alla realtà.
Questo fenomeno è l’appiattimento del dover essere sull’essere, del valore sul fatto, della norma sulla pratica comune anche se abnorme, e in definitiva del diritto sul potere. “Tutto quel che è reale è razionale” – dice il filosofo che dà ragione alla forza, purché vinca
C’è una vocazione profonda di Libertà e giustizia che non dovremmo dimenticare mai. E’ la difesa di ciò che è ideale. Un nome che faccia meno paura si trova facilmente: basta dire “difesa dell’interesse pubblico”. Se non lo difendiamo noi, non c’è assolutamente nessuno che lo faccia.
Ma difesa di ciò che è ideale è più netto e anche più chiaro. Ciò che è ideale non è reale. I valori non sono reali: sono – sempre in parte soltanto, perché sono vie verso l’infinito – da realizzare.
Svolta autoritaria o svolta impunitaria? L’espressione “svolta autoritaria” è stata recentemente esposta al rischio di suscitare sarcasmi amari. Perché adottata, cinque minuti dopo la scucitura di un opaco accordo fra un leader spregiudicato e uno pregiudicato, da quello dei due che l’astuzia dell’altro rischiava di turlupinare. E questo basta a riassumere l’alto livello della riflessione in atto fra principali nuovi Padri Costituzionali italiani.
Ma questa espressione l’hanno usata anche persone serissime. Nadia Urbinati in diverse occasioni, Maurizio Viroli in altre – per esempio in un ottimo articolo uscito domenica sul Fatto – molti costituzionalisti, ad esempio Gustavo Zagrebelsky, autore anche di una articolatissima e costruttiva riflessione su una riforma più razionale del Parlamento (che la ministra Boschi non si è degnata di ricevere). Esponenti di spicco di associazioni devote agli ideali della democrazia, come Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia, e molti altri. Tutte queste persone hanno parlato a più riprese di “svolta autoritaria”.
La questione morale ha cambiato taglia. Ma non è la mappa della corruzione nella Pubblica amministrazione, con le sue percentuali di illeciti che sembrano aver impressionato il ministro della Giustizia Orlando (Fatto Quotidiano19/01/2015) a fare la differenza. Per la semplice ragione che si tratta di illeciti. Cioè di violazioni della legge. Almeno dai tempi di Tacito è ben noto che la peggiore corruzione è quella a norma di legge, per far eco al bel titolo di un recente libro di Rizzo e Giavazzi.
Ma ancora peggiore è la corruzione della legge stessa. Qui per illustrare il fenomeno vien buona unaltra immagine di sartoria. Secondo una famosa ricetta cinica di Giolitti, Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche allabito. La corruzione delle leggi è appunto questo: una legge non serve a prevenire, impedire o raddrizzare una deformità, ma ad adattarcisi al meglio.
La rassegna stampa di Prima Pagina, condotta da Angelo Maria Perrino, apre il dibattito sullo Sblocca-Italia. La filosofa Roberta De Monticelli, fenomenologa di fama mondiale e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele, scrive al direttore di Affaritaliani.it per esporre il proprio punto di vista e alcune riflessioni sul tema. L’appello di LeG .
L’intervento di Roberta de Monticelli alla scuola sulla “Laicità” di Ravenna . “Il principio di laicità non è un principio di neutralità rispetto a valori, che implicherebbe uno scetticismo assiologico. La laicità è essa stessa un valore”. “La laicità come principio di legislazione è allora proprio quella che ispira l’inclusione dei diritti inviolabili (assoluti) della persona…”