Se si analizza il voto maggioritario a favore dell’AfD, raccolto soprattutto fra i giovani, in gran parte disoccupati, nel Land più povero della Germania, che dall’unificazione tedesca è stato un feudo della CDU-CSU, si ha la tentazione di pensare a un voto essenzialmente di protesta nei confronti della ormai ex maggioranza di governo del Lander.
In assenza di una vera solidarietà da parte del Governo centrale, accusato di privilegiare le esigenze dei Lander occidentali, è comprensibile che molti elettori di questo Land della ex Germania Orientale si siano considerati vittime di un’ingiustizia decennale e abbiano maturato il desiderio di buttare tutto all’aria. Quanto all’immigrazione, è probabile che abbia pesato più la questione della protezione assicurata agli ucraini che non ad altre nazionalità poco presenti in quel Land. Si sono dunque create condizioni capaci di suscitare una lotta tra poveri anziché una dinamica di sviluppo della coesione sociale. La ricetta dell’AfD, dominata dalla promessa di “remigrazione”, non farà che peggiorare la situazione, come denunciato da alcuni economisti. Il programma elettorale dell’AfD infatti, oltre a riecheggiare idee scopertamente para-naziste, rischia di avere conseguenze catastrofiche su un’economia che, nonostante i finanziamenti centrali, non è riuscita a decollare, né a superare il divario con i Lander dell’Ovest della Germania.
Scegliere politiche sempre più a destra per combattere le ingiustizie della destra è totalmente irrazionale, eppure si tratta di dinamiche che abbiamo già visto all’opera, ad esempio nelle scelte che hanno portato alla Brexit.
In Sassonia si rischia che si formi una maggioranza con rappresentanti del partito rosso-bruno della sinistra o addirittura con eletti della CDU, visto che già in campagna elettorale la delegazione regionale – andando contro le indicazioni del partito che, a livello nazionale, escludevano e tuttora escludono un’alleanza con l’AfD – aveva manifestato la propria disponibilità a entrare nel nuovo governo.
Considerando che Socialisti e Verdi, pur avendo tenuto oltre le aspettative, non potranno aspirare al governo del Land, la prospettiva si fa ora preoccupante a livello nazionale tedesco e persino europeo.
A livello nazionale è emersa l’inadeguatezza dell’azione del governo federale, dove la CDU-CSU ha sempre avuto un peso determinante. Il governo tedesco, invece di mantenere fede ai principi dell’ordoliberalismo – che teorizza la necessità di un intervento pubblico per superare le disparità economiche fra i Lander e per superare crisi esterne come quella derivante dalla rottura dei rapporti anche economici con la Federazione Russa a seguito dell’invasione dell’Ucraina – sembra essersi preoccupato più del controllo della spesa (salvo nel caso della difesa) che del benessere dei cittadini dei Lander orientali.
Tra due settimane vi sarà il voto nel Land di Berlino e poco dopo in Pomerania, un altro Land orientale. Se è probabile che a Berlino si riaffermi una maggioranza progressista, è quasi sicuro che in Pomerania si assisterà a un voto simile a quello in Sassonia.
Se così fosse, le tensioni in seno alla CDU-CSU e alla stessa coalizione di governo diventerebbero insostenibili e sarebbe difficile per il cancelliere Merz insistere con la tesi dell’emotività degli elettori.
In questi mesi, in Germania, si è parlato della possibilità di decretare lo scioglimento dell’AfD per violazione dei valori costituzionali, e al Parlamento europeo è stata persino avviata la procedura che potrebbe portare alla cancellazione dei finanziamenti di quel partito per violazione dei valori fondamentali dell’UE. E’ però evidente che sarebbe come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Lo stesso Merz ha riconosciuto che simili iniziative non risolverebbero i problemi che hanno portato gli elettori a votare per l’estrema destra.
Verissimo, ma non fare nulla sarebbe ugualmente deleterio, mentre sarebbe salutare che gli ormai “ex” democristiani si ponessero delle domande sulle proprie strategie future a livello dei Lander e, soprattutto, riprendessero il cammino della solidarietà e dell’apertura sovranazionale della Germania, come scritto in Costituzione e come promosso da personaggi come Konrad Adenauer e, in misura diversa, da Angela Merkel.
Purtroppo non se ne parla; anzi, ancora ieri Merz dichiarava a muso duro al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che non solo non vuole aumentare le risorse finanziarie europee per il periodo 2028-2034, ma che vuole ridurle di diverse centinaia di miliardi.
Una simile affermazione, fatta da un cancelliere che ha appena lanciato un programma finanziario spropositato per il riarmo nazionale, non può che irritare gli altri partner europei o, peggio, creare le condizioni per atteggiamenti ugualmente nazionalisti, che decreterebbero la fine del progetto europeo.
In tali condizioni, le prossime settimane non potranno che essere decisive a livello europeo, dove la Germania non solo pesa politicamente ed economicamente, ma può contare su interpreti di primo piano come la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen e il presidente del gruppo PPE Manfred Weber. Purtroppo questi due attori, dichiarazioni ufficiali a parte, non faranno che sostenere Merz anche a costo di accordi con l’estrema destra. Non sarebbe una novità, poiché da almeno due anni, quindi ben prima del voto in Sassonia, il PPE, sotto la guida del presidente Manfred Weber, ha già votato in una ventina di casi significativi con i rappresentanti dell’AfD (vedi https://thegoodlobby.eu/
Forse avevano ragione gli antichi latini quando dicevano che Giove acceca chi vuole perdere. Non resta che attendere, sperando di essere contraddetti, le prossime elezioni in Polonia, Italia, Spagna e Francia.

