Sandra Bonsanti: il discorso del 25 aprile a Firenze

Sandra Bonsanti: il discorso del 25 aprile a Firenze
Sandra Bonsanti – 25 Aprile 2023

Mi hanno sempre affascinato le riflessioni e gli studi sull’origine della parola “libertà”, nella Grecia antica, che era connessa al turbamento per la possibilità, in seguito a guerre e a sconfitte, di diventare schiavi. “Privare del giorno della libertà” significava “rendere schiavo”.

È libero chi non è schiavo”, ha scritto Jacqueline De Romilly, la grandissima studiosa francese, Legion d’onore dopo Margherite Yourcenar.

Noi, travolti come siamo dallo scorrere di una realtà sempre più frenetica e inquietante, di giorni così rapidi a farsi sera, corriamo addirittura il rischio di ricordare appena quel tempo in cui non eravamo liberi. Il primo 25 aprile con un governo di destra.

Rischiamo di scordare i giorni tragici in cui Salvatore Quasimodo scriveva che le sue cetre erano “appese alle fronde dei salici e “oscillavano lievi al triste vento”: la più bella poesia sulla ferocia della guerra, versi sgorgati da quel grande dolore che erano stati gli anni del fascismo.

I giorni in cui Giorgio Bassani scriveva a mio padre (erano gli inizi del 1939) il quale gli aveva proposto di continuare a pubblicarlo (sulla rivista Letteratura) ma suggerendogli la precauzione di adottare uno pseudonimo: “Caro Bonsanti, ho ripensato allo pseudonimo e anche a quello che mi diceva lei: è bene cioè ricorrere a un mezzo estremo solo per estremi frangenti. Non vale la pena di mettere il carro avanti ai buoi: quindi mi pubblichi, finché si può”.

Finché si può. Ho pensato che fosse giusto ricordare in questi giorni in cui la liberazione dal fascismo ci coinvolge tutti, anche il lavoro silenzioso ma vitale degli uomini che allora si chiamavano “i letterati”, la loro disperata fatica di ottenere l’autorizzazione a pubblicare e a diffondere, la minaccia sempre presente, un lavoro che soprattutto qui a Firenze coinvolgeva cittadini di ogni età e provenienza.

“Finché si può”.

Ecco perché non riesco a pensare ai giorni della liberazione di Milano, il 25 aprile del ’45, alla fuga di Mussolini e dei gerarchi fascisti, senza rivedere che fu proprio in questa piazza della Signoria, davanti a questo palazzo, che nell’agosto del 1944 noi bambini di Firenze, nati alla fine degli anni trenta, scoprimmo cosa fosse la libertà.

Qui saltavamo di gioia, dopo il tempo dei rifugi, delle sirene e del terrore, delle bombe, degli scarponi chiodati.

Qui ballavamo insieme agli scozzesi e alla musica così strana delle cornamuse.
Ma ancora stragi e morte doveva sopportare il nostro popolo prima che tutta l’Italia fosse libera e i fascisti in fuga.

E’ libero chi non è schiavo, è libero chi ricorda. E chi, come tanti cittadini italiani, sa cosa fu il fascismo e ricorda e si impegna ad alleviare il dolore dei più deboli: nell’amministrare la città, nell’incoraggiare la cultura, nel curare la sofferenza e la solitudine di uomini e donne abbandonati, italiani e stranieri.

Oggi stiamo scalando una vetta ignota. Le scorse elezioni ci hanno consegnato un governo di una destra come non avevamo mai avuto. Una destra che gli italiani hanno democraticamente scelto. Una nuova sfida, una prova difficile.

Noi non ci scoraggiamo. Così come mi ha insegnato una donna straordinaria che mi ha onorato della sua amicizia, Tina Anselmi. Quando le fu chiesto di indagare sulla P2, le dettero dieci minuti per decidere. A Nilde Iotti disse: “Ma io non ho nemmeno una laurea in legge. Non ho mai fatto un’indagine in vita mia”.

Firenze è città da sempre simbolo di antifascismo e libertà.

Abbiamo una grande tradizione di maestri alle nostre spalle e una lunga teoria di martiri. Per le nostre strade, quasi dietro l’angolo, in via Giusti, Carlo e Nello Rosselli pensarono e organizzarono immediatamente, da subito, l’opposizione al fascismo. In quelle stanze nel ’25 nacque il “Non mollare” e il grande maestro di tutti era Gaetano Salvemini.

Finché poterono, prima dell’esilio.

E la loro voce è viva, ci incalza, ci incoraggia. Fu naturale che nel loro nome, nei giorni della lotta finale, si organizzassero per combattere le tre Brigate Rosselli, che furono tra le più coraggiose e la più audace di tutte era guidata da un ragazzo di 17 anni.

Firenze è città da sempre simbolo di antifascismo e libertà.

E nelle nostre piazze le lapidi ai caduti rendono omaggio eterno all’estremo sacrificio.

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