La differenza tra stare all’opposizione e fare opposizione

30 Ott 2022

Nadia Urbinati Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

L’effetto donna ha avuto un impatto deterrente sull’opposizione. Con poche eccezioni, ma non memorabili, i discorsi che si sono levati dai banchi dell’opposizione in occasione dell’approvazione del governo a guida Giorgia Meloni sono stati esemplari per debolezza. Sembrava che l’essere donna coprisse o incipriasse lo stile e i contenuti proposti dal Presidente.

Uno stile di forte partigianeria, a tratti intollerante, per indicare un programma che promette di essere duro con i deboli e accomodante e servizievole con i forti. Le parti sociali saranno diversamente servite. Meloni ha poi avuto parole esemplari verso quella “guerra civile” (così l’ha chiamata) degli anni Settanta.

Persa nel 1945 la grande guerra civile, europea e italiana, Meloni ha dichiarato finita e vinta la guerra civile minore, ai cui morti di destra aveva già dedicato la vittoria il 26 settembre scorso. Lei non dimentica. Meloni ha usato con abbondanza la parola libertà. Nessuno dall’opposizione le ha chiesto “libertà di chi e per fare che cosa?”.

Il Presidente del Senato ha risposto a questa domanda inevasa spegnendo il microfono al Senatore Roberto Scarpinato, che parlava dei legami tra la mafia e Marcello dell’Utri. Libertà di chi sta da una parte. Senza l’eguaglianza (mai menzionata) per legge e sotto la legge, la libertà è un potere che può sopraffare. Libertà di fare quel che si deve, ha ripetuto Meloni citando Giovanni Paolo II, ma senza dire chi comanda il dovere, se la coscienza ragionevole o la fede in un ordine superiore, religioso o politico che sia.

Solo nel primo caso la libertà di fare quel che si deve include il rispetto dell’altro e della sua libertà. Quella di cui ci ha parlato Meloni non è libertà, ma dedizione ad una causa – se è un papa a dirlo si intuisce quale sia la causa e chi la comanda. Ma quale è la causa che impone dovere a Meloni e ai suoi?

La libertà, ci insegnano i padri del liberalismo e della democrazia, è prima di tutto riconoscimento dei limiti – del potere dello Stato come di quello di ogni persona che ha potere sull’altro. Senza questi limiti, non c’è libertà ma poter di fare quel che la fede comanda. E chi crede nella libertà teme fortemente questa filosofia.

Questo governo deve (ecco un bel dovere!) avere un’opposizione altrettanto forte dei suoi propositi, perché le misure che prenderà saranno coerenti alla logica esposta da Meloni, che non ha ricevuto adeguata risposta. Per esercitare quella sua libertà proverà a cambiare la Costituzione – dove sarà l’opposizione?

Essere all’opposizione non è occupare uno spazio nell’emisfero dell’aula. L’opposizione si fa. Lo diciamo al Pd, che assomiglia ad un pugile che sale sul ring facendo affidamento sulla propria reputazione di responsabilità, senza prestare attenzione alla forza dell’avversario: e resta attonito. Senza le giuste parole. Non fa opposizione. Sta all’opposizione.

Domani, 28 ottobre 2022, www.editorialedomani.it

 

Politologa. Titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York. Come ricercatrice si occupa del pensiero democratico e liberale contemporaneo e delle teorie della sovranità e della rappresentanza politica. Collabora con i quotidiani L’Unità, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e con Il Sole 24 Ore; dal 2019 collabora con il Corriere della Sera e con il settimanale Left.

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