Se la memoria è un avvertimento

Se la memoria è un avvertimento

Diventammo padroni del nostro destino. In mezzo al tripudio per la liberazione di Milano, alla folla di partigiani e di popolo che conquistavano la città, cominciava a diffondersi in tutto il Paese un nuovo sentimento di identità nazionale: dovevamo essere all’altezza delle attese cresciute nel dolore, nel sacrificio, nella tortura, nella libertà calpestata. Non c’erano certezze, se non il senso di un dovere che ancora non era stato compiuto: ricostruire dalle macerie e creare dal nulla un sistema democratico sostanzialmente unito. Il sogno di tutti i martiri.

Chiusi ancora nelle nostre case piene di libri, di pensieri e di ricordi oggi, 25 aprile del 2021, quel giorno del ’45 ci parla. Il messaggio non è facile da interpretare, non lo è mai stato. Perché quest’ anno molti di quelli che furono i protagonisti della Liberazione ci hanno lasciato, spesso in solitudine, senza il nostro addio. E perché la pandemia ha indurito l’anima degli italiani di ogni età e le nostre belle parole si perdono nella fatica della vita di chi deve combattere per sopravvivere.

La mia domanda è secca: possiamo ancora attingere alla forza, ai sacrifici del ’45 per andare avanti oggi, eredi di quei combattenti liberatori, padroni del nostro destino come ci avrebbero voluto, uniti e indipendenti in un saldo sistema democratico? La memoria, ci ha ricordato Claudio Magris «è anche una garanzia di libertà: non a caso le dittature cercano di cancellare la memoria storica, le tirannidi la deformano, i nazionalismi la falsificano e la violentano».

La memoria ci consola e ci dà forza, quando attorno a noi cittadini di tutto il mondo hanno perso, sotto le loro mascherine, anche il ricordo del sorriso. «La memoria guarda avanti: si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro». La storia delle atrocità nazifasciste e del sangue versato per arrivare al 25 aprile è la nostra memoria e la memoria si è fatta avvertimento: quanto è facile perdere la libertà e quante cure ed attenzione richiedono i diritti conquistati!

I regimi si scoprono quando è tardi, e allora è quasi sempre troppo tardi per ritornare liberi. Come ci insegnò Primo Levi occorre essere sempre diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con capi carismaticie poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti, è meglio rinunciare alle verità rivelate, è meglio accontentarsi di verità più modeste, quelle che si conquistano faticosamente, senza scorciatoie e che possono essere verificate e dimostrate.

Perché, è sempre l’ammonimento di Primo Levi, «un nuovo fascismo può nascere in punta di piedi e allora i consigli di saggezza non servono più e solo la memoria di quanto è avvenuto nel cuore dell’Europa, non molto tempo addietro, può essere di sostegno». Sarebbe bello poter affermare che è il valore dell’unità quello che ereditiamo oggi dalla festa del ’45. Allora, unità contro i fascisti e i tedeschi. Unità che Ferruccio Parri ha sempre rivendicato: «Sfilammo per le vie di Milano e alla testa del corteo c’erano sei uomini che rappresentavano l’unità della Resistenza. Una faccia sola».

Oggi unità contro le strumentalizzazioni politiche della pandemia, oggi unità contro i cuori e le menti indurite. Oggi è una festa, la festa della liberazione! I giovani hanno il diritto di saperlo, i bambini di correre a giocare nelle strade e fra i monumenti della Resistenza, di portare un fiore ai partigiani! Sono arrivate anche le rondini a rincorrersi fra i campanili delle nostre città: mi fermo a guardarle e mi sembrano un miracoloso segno del destino. Non c’erano certezze, se non il senso di un dovere non ancora compiuto: ricostruire dalle macerie e creare un sistema democratico unito.

 

La Repubblica (Firenze), 25 aprile 2021

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