LA SFIDA: GESTIONE PUBBLICA DEL PATRIMONIO CULTURALE IN SICILIA

LA SFIDA: GESTIONE PUBBLICA DEL PATRIMONIO CULTURALE IN SICILIA

La giunta della Regione Sicilia presieduta dal Presidente Musumeci tra le priorità del programma di sviluppo punta, entro il 2019, a istituire i rimanenti parchi archeologici previsti dalla legge 20/2000, cd “legge Granata”, perché si diceconvinta delle potenzialità delle risorse culturali e paesaggistiche. La “Legge Granata” prevede l’istituzione di 20 parchi archeologici, ma sino alla scorsa legislatura dei 20 solo 3 avevano preso vita (Un ritardo di ben 19 anni! Più del lasso di tempo che intercorre per un essere umano dal concepimento all’acquisizione del diritto di voto).

Il nuovo governo ad oggi ha istituito il parco Archeologico di Segesta (5 Agosto) e Pantelleria (16 Agosto).

Il Presidente Musumeci all’ inaugurazione del neo costituito parco di Pantelleria dopo aver elogiato l’ incremento del 30% di turisti nella Valle dei Templi ha affermato: «Il Parco potrà utilizzare in proprio le cospicue entrate che derivano dalla vendita dei biglietti di ingresso e che si traduce in azioni immediate di valorizzazione, manutenzione del territorio, attività di promozione, scavi archeologici, attività scientifiche: un percorso integrato di tutela e di forte connotazione dell’identità siciliana».

Parole più che condivisibili. In realtà entrando sul sito https://www.parcovalledeitempli.it/ e cliccando su biglietti on line il sito rinvia alla pagina della biglietteria della CoopCulture.

Perché affidare al privato la gestione della biglietteria?

Cedere servizi a terzi come primo atto implica l’aumento dei costi di gestione poiché l’intermediazione non è gratuita, influendo così negativamente sul principio costituzionale di Promozione di “sviluppo della cultura”.

L’esperienza siciliana del privato, in tal campo, è stata fallimentare. La Nova Musa concessionaria, sino al 2012, delle biglietterie dei beni archeologici in Sicilia è stata condannata dalla Corte dei Conti “in persona del legale rappresentante pro tempore, con sede legale in Messina, Via Industriale n. 86, al pagamento di: € 16.032.328,09 in favore della Regione siciliana; € 2.784.522 in favore dei Comuni, così suddiviso: – Comune di Taormina: € 965.909,01; – Comune di Siracusa: € 957.224,48; – Comune di Castelvetrano: € 391.992,04; – Comune di Calatafimi – Segesta : € 415.345,08; – Comune di Marsala : € 54.051,91, con rivalutazione monetaria ed interessi legali da calcolarsi dalla data di omissione dei versamenti delle somme riscosse. Condanna altresì l’odierna convenuta al pagamento delle spese di giudizio, in favore dello Stato, che vengono liquidate in € 237,13 (euro duecentotrentasette/13). Così deciso in Palermo nella Camera di Consiglio del 15 gennaio 2014”.

Dal 2012 è stato avviato un procedimento penale conclusosi dopo cinque anni  con assoluzione piena (sentenza passata ingiudicato poiché non appellata dalla parti) del rappresentante legale, rinviando la risoluzione della controversia alla giustizia civile. Se fosse stato gestito direttamente dal pubblico l’ingente somma di denaro, compreso l’agio, poteva essere investita in laboratori di conservazione, restauro e documentazione e nella manutenzione ordinaria avrebbe certamente creato occupazione e migliore fruibilità dei beni.

Di questa vicenda non si è fatto tesoro tant’è che la società “The Key” si è aggiudicata l’appalto di biglietteria e i servizi aggiuntivi delle aree archeologiche e museali di Siracusa, Naxos e Taormina; Coop Art  Agrigento quello di Museo Pirandello, Cattolica Eraclea, palazzo Abatellis, Castello della Zisa, Chiostro S. Maria La Nuova. Diamo in concessione ciò che con facilità produce utile, anziché, con i proventi, compensare le spese necessarie al mantenimento e sviluppo dei siti.

É logico pensare che siamo d’innanzi a interessi contrastanti: il privato tende a conseguire profitto, il pubblico in questo campo ha e deve avere altre finalità.

L’art. 13.3 della citata legge regionale prevede questo quadro d’azione:

“Possono essere autorizzati progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative volte alla valorizzazione di beni culturali del Parco, nonché dirette alla ricerca, studio, scavo e conservazione dei beni medesimi. Le iniziative avranno priorità se collegate al recupero dei beni, anche attraverso l’utilizzazione delle tecnologie più avanzate, e dirette alla creazione di occupazione aggiuntiva di giovani disoccupati. I progetti possono prevedere l’affidamento in concessione di beni a tempo determinato ad enti, istituzioni, associazioni senza scopo di lucro, imprese private anche riunite in consorzi. I progetti, se ritenuti meritevoli per le caratteristiche e gli obiettivi individuati, sono ammessi ai piani di finanziamento che l’amministrazione del Parco appronta semestralmente per attingere alle risorse regionali, nazionali ed europee”.

Il comma èun autentico specchietto per l’allodole ed entra in contraddizione con se stesso nel momento in cui afferma che i proventi dei beni culturali vanno impiegati a valorizzare i siti ed a incrementare l’occupazione giovanile e subito dopo aggiunge che puòraggiungere lo stesso effetto tramite il ricorso al privato o fondazioni non profit.

Éspontaneo pensare che al privato non interessi che il profitto, magari da reinvestire in altri settori e che le Onlus non creino occupazione alcuna poichéil loro personale agisce solitamente in regime di volontariato o di spinto precariato.

É estremamente opportuno in ogni caso vigilare al fine di evitare che in questo settore si infiltri la criminalità organizzata.

La domanda è: affidare la valorizzazione dei propri beni culturali ai privati o al pubblico?

Purtroppo la tendenza odierna è la privatizzazione vista come l’unica soluzione affinché tutto ciò che non funziona possa finalmente funzionare.

Basta ascoltare le esternazioni dei siciliani: “La regione, si sa, […] è un carrozzone al cui interno sono affluiti personale incompetente, raccomandati, amici degli amici ed elettorato dei politici.” Altre volte rispondono: “meglio il privato che almeno qualcosa la fa”; Oppure “la regione non ha fondi e risorse come può gestire e valorizzare una vasta pluralità di beni?”.

Sembrano e sono discorsi da bar dello sport; è inaccettabile per la nostra intelligenza non capire che la gestione privata comporta un aumento notevole dei prezzi perché ilprivatoovviamente non è un benefattore né tanto meno un mecenate; è vero che la politica dal dopo guerra sino ad oggi ha spesso usato l’amministrazione regionale come “distributore di posti di lavoro” per ricompensa ai ricevuti appoggi elettorali. L’EMS (Ente Minerario Siciliano), definito dal presidente della Regione Corallo “aria fritta”, non era in grado di accogliere nella propria struttura il personale poiché il numero di impiegati superavano il numero di sedie e scrivanie;

I tempi cambiano e la Sicilia non può permettersi queste “bizzarre operazioni”.

Tuttavia l’esperienza del nostro Paese dell’ “affidamento in concessione di beni a tempo a imprese private anche riunite in consorzi” non ha brillato a favore della valorizzazione del bene, semmai alla valorizzazione dei propri interessi.

 Siracusa in attesa di istituire il nascente parco archeologico vede incentrarsi fortissimi interessi speculativi che già hanno portato i privati sul piede di guerra ad impugnare al Tar il primo decreto, quello di perimetrazione.

L’incremento del 30% di visitatori presso la Valle dei Templi e i successi di  Selinunte e Naxos devono essere messi in relazione all’aumento crescente del turismo in Sicilia che a Settembre  2018 secondo CNA è stata la meta più ambita in Italia.Ma abbiamo bisogno di guardare oltre i risultati contingenti con politiche di valorizzazione reali e serie e con prospettiva futura.

Pertanto è necessario avviare un processo, con giovani competenti in materia, al fine di attivare laboratori di conservazione, restauro e documentazione sia nelle soprintendenze che nei musei, nei parchi archeologici e nelle aree monumentali; altresì occorre favorire e potenziare il sostegno al «vero» mecenatismo finalizzato alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sfruttare le potenzialità per i progetti di crowdfunding; non appare differibile una razionalizzazione dell’impiego delle risorse umane.

La grande sfida è un nuovo Governo della Cultura che crei occupazione giovanile, sicurezza nel lavoro, politiche di benessere che inevitabilmente incidono sul normale svolgimento della vita familiare e del benessere psicofisico del cittadino.

La Sicilia necessita di insistere nella svolta culturale iniziata, svolta che vada in profondità per oscurare delusioni e frustrazioni del passato. Bisogna valorizzare, certo!, i meravigliosi siti archeologici, architettonici e paesaggistici, ma occorre altresì renderli accessibili ed in questo, oltre a quanto sopra detto gioca il ruolo essenziale il potenziare le infrastrutture, ferroviarie e stradali in primis.

Questo è il cambiamento che auspichiamo e di cui vogliamo, e fortemente vogliamo, essere parte attiva.

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