Gli Usa ci ripensano: per l’ambasciatore un caffè con i giuristi del No

18 Set 2016

 

Nella sede del Comitato del No, in via Dancalia a Roma, nel cuore del quartiere africano, mercoledì è arrivata una telefonata improvvisa e inattesa.

Un addetto stampa dell’Ambasciata americana voleva avere i contatti di alcuni dei giuristi che sono impegnati nella campagna contro la riforma costituzionale. Ed è così che Alessandro Pace, Massimo Villone, Luigi Ferrajoli, Pietro Adami e Felice Besostri si sono visti recapitare un invito, in inglese, dall’ ambasciatore John Phillips, che voleva invitarli a prendere un caffè, venerdì prossimo, per parlare delle ragioni del No al referendum.

I“Professori” da sentire sono stati individuati e scelti direttamente dai rappresentanti degli States. E l’ invito è arrivato evidentemente un po’ in ritardo, visto che lo stesso ambasciatore si è distinto – martedì – per una discutibile dichiarazione a favore del Sì ed è stato redarguito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è intervenuto in difesa della sovranità dell’ Italia.

“È una cosa un po’ curiosa. Si deve essere reso conto di aver espresso un parere senza neanche sentire le nostre ragioni”, commenta il vicepresidente del Comitato, Alfiero Grandi. “Quella dichiarazione è stata un incidente”, dice. Possibile? Tanto più che Obama è palesemente schierato con Matteo Renzi? “In quel modo, Phillips ha ottenuto l’ effetto contrario, c’ è stata un’ alzata di scudi generali. E io mi meraviglio che ad appoggiare lo stravolgimento della nostra Costituzione sia proprio l’ ambasciatore di un Paese che ha una Carta in vigore da oltre 200 anni e ha il record dei minori cambiamenti”. Parla con un tono pacato, Grandi, quasi volesse consigliare agli Usa di evitare l’ incidente diplomatico. D’ altra parte, “la toppa è peggiore del buco: perché quest’ invito fuori tempo massimo è la dimostrazione più evidente che non sono neanche state prese in considerazione le motivazioni di chi si oppone alla riforma”.

Il caffè comunque venerdì prossimo ci sarà. I professori, Pace in testa, sono agguerriti e hanno cominciato a preparare i materiali. Veri e propri faldoni, con motivazioni tecniche e dettagliate. Sono pronti a ribadire al rappresentante degli States tutti i motivi per cui reputano pessima la riforma.

Ma non si aspettano granché. Non solo per il fatto di venire interpellati a cosa fatta. Ma anche perché “il caffè” ha una durata limitata: dalle 10 e 30 alle 12 e 30. Bastano due ore per far cambiare idea a una delle superpotenze mondiali?

Il Fatto Quotidiano 17 settembre 2016

 

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