Siamo contenti di pagare le tasse

29 Nov 2011

Dibattito a Torino su evasione fiscale e dintorni. Gli italiani, com’è noto, hanno una vocazione nel sottrarsi ai pagamenti dovuti ma sono anche incoraggiati da un sistema che consente di aggirare la legge, sottraendo all’erario consistenti introiti potenziali

Presso la sala delle Colonne di corso Vercelli si è tenuto un interessante dibattito organizzato dal Circolo di Torino di Libertà e Giustizia.

La serata è stata introdotta da Paolo Volpato (LeG) che ha sostenuto che il titolo è stato ”volutamente” scelto senza alcuna ironia ricalcando in qualche modo la famosa frase di Padoa Schioppa: ”Le tasse sono bellissime’!’

La dott.ssa Rossella Orlandi, Responsabile dell’Agenzia delle Entrate – direzione regionale del Piemonte – ha parlato di evasione fiscale nella nostra regione.
Ha ricordato che non è facile per il fisco italiano controllare 6,5 milioni di partite IVA esistenti nel Paese … contro ad esempio i 3,8 milioni in Germania. Ha accennato al fatto che il nord manifatturiero ha situazioni strutturali più facili da controllare, mentre al sud vi è una prevalenza di soggetti piccoli, di ”partite iva” che tendono a sottrarsi ai controlli. Ha ricordato che la complessità e la frammentazione del sistema stesso favorisce l’evasione.
Ha accennato alla grande evasione anche nei settori agricoli.
Sostiene che la vocazione degli italiani è decisamente molto forte nel sottrarsi ai pagamenti dovuti. Ma che la cosa più vergognosa sta in tutta una serie di ”studi veri e propri” fatti a ”tavolino” da ”commercialisti” specializzati che riescono ad ”aggirare” la legge, con sotterfugi ”pseudolegali” sottraendo alle casse dello stato un consistente introito potenziale.
Sostiene che occorrerebbe una completa revisione normativa del sistema, rendendolo più semplice e facile sia da chi deve pagare le tasse sia da parte di chi deve controllare.

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Paolo Volpato passa poi la parola al Dr. Bruno Tinti chiedendogli se sarebbe possibile una rivoluzione ”culturale”.
Bruno Tinti – ex magistrato, giornalista del Fatto Quotidiano, scrittore, ribadisce che il fatto di poter recuperare solo il 10-11% dell’evasione totale significa che vengono fatti ”solo” il 10-11% di accertamenti, quindi pochi.
Chi sa di avere solo la percentuale del 10-11% di accertamenti ed un condono ogni 3 o 4 anni sa di poter rischiare l’evasione.
Ricorda che su 41,5 milioni di contribuenti l’88% degli introiti fiscali arrivano da dipendenti e pensionati … gli ”altri” sono i potenziali evasori.
Parla delle pene ”ridicole” che la nostra giustizia prevede per le dichiarazioni infedeli (da 1 a 3 anni), mentre spesso i produttori di fatture false (punibili con pene da 3 a 6 anni) sono spesso nullatenenti e quindi non perseguibili.
Il nostro sistema tributario, secondo il Dr. Tinti, dovrebbe esser preso così com’è e buttato nel cassonetto!
Propone di forzare i pagamenti con carte di credito in modo da favorire la tracciabilità dei pagamenti.
A parità di stipendio un singolo dovrebbe avere meno sgravi fiscali rispetto a chio ha moglie e figli. (”quoziente familiare”) .
Sostiene che per evitare il reato di corruzione basterebbe premiare il primo che si costituisce rompendo così il patto di connivenza tra i due. Bisognerebbe poi poter ”scaricare” le spese rompendo anche in questo caso la connivenza tra acquirente, che risparmia l’IVA ed il fornitore che riduce l’imponibile.
Alberto Marcheselli – docente di diritto tributario all’Università di Torino, non si dice d’accordo con Tinti sul fatto di punire con il carcere gli evasori fiscali, in quanto sostiene che il carcere non migliorerebbe le cose… Secondo lui è tempo perso metterli in galera … tanto con la legge italiana non vi andrebbero comunque.
Sostiene che l’economia si è retta su una sorta di patto di non belligeranza … io chiudo un occhio … tu mi assumi qualcuno.
Se i controlli fossero fatti bene, e a tutti, costituirebbero di per se un valido deterrente.
La serata è stata interessante non solo per gli argomenti trattati con capacità e conoscenza ma anche per i ”vivaci” scambi di opinione che si sono venuti a creare tra i relatori stessi.

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