La coperta dei diritti

18 Ott 2011

Un patchwork di 20 metri quadrati assemblato con le stoffe raccolte all’Arco della Pace, durante la manifestazione Ricucire l’Italia. Onestà, etica, dignità e lavoro tra le parole più riprodotte. Work in progress, la coperta s’ingrandisce con pezzi nuovi aggiunti di volta in volta; è itinerante e andrà in trasferta là dove i diritti sono assediati. Qui le foto della presentazione

Etica”,”dignità”, “lavoro”. A leggere tutto quel che è stato dipinto o ricamato sui brandelli di stoffa, i diritti si ricompongono facilmente: c’è voglia di un’Italia migliore nelle parole che fazzoletto dopo fazzoletto, maglietta su maglietta, canovaccio per canovaccio, sono stati assemblati all’Arco della Pace, l’8 ottobre, nel corso della manifestazione Ricucire l’Italia, organizzata da Libertà e Giustizia. I 25 mila che si sono stretti sotto al palco, invitati a portare un pezzo di stoffa con una parola da salvare, un diritto dimenticato, un valore da ricordare, hanno riposto nelle ceste oltre 10 chili di tessuto. L’idea, partita da Isabella Allegri, socia di LeG Milano, ha poi trovato forma sotto le mani abili di Mirella Allegri e Maria Barattin (in un tassello di stoffa c’è la loro firma, come per le opere d’arte). Ne è nata una coperta dei diritti che, dopo aver simpaticamente invaso l’ufficio di LeG, è stata presentata alla stampa martedì 18 ottobre, in piazza Sant’Eustorgio a Milano.

La coperta, che è un work in progress, per il momento si compone solo dei primi pezzi raccolti durante la manifestazione. Altri pezzi, spediti in ufficio, nella sede di LeG, saranno aggiunti. Una mostra itinerante porterà la coperta nei circoli di Libertà e Giustizia che sono più di 40 sparsi su tutto il territorio, dove man mano si arricchirà di nuovi messaggi e nuove stoffe, perché è un lavoro aperto. La coperta dei diritti, infine, è attiva, perché andrà in trasferta, là dove i diritti siano seriamente “assediati”.

“Prima l’omega e poi l’alfa”, invita una delle scritte sulla stoffa, come a dire ricominciamo d’accapo, dalla fine. C’è chi si affida ai classici e cita Toqueville, “Non c’è nulla di peggio di un cattivo governo che cerca di correggersi“, o Hemingway, “Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi“. “Competenza”, “istruzione”, “decoro” si rincorrono nella lunga scia di stoffa che, assemblata, occupa una superficie di 20 metri quadrati, la moquette quasi di un monolocale per la dignità. C’è chi avanza proposte: “Donne alla guida”, spiegando, “Le esperte di cucito siamo noi, dateci il filo”.

Il tema del lavoro è particolarmente sentito, in tempi di crisi come questi. Un diritto che si è sfilacciato o perso del tutto, accostato a quelli di solidarietà e accoglienza, per non dimenticare anche chi arriva da altri paesi per trovarlo da noi. “La patria è lì dove si vive felici”, scriveva Voltaire. Ce lo ricorda un angolo di questo gigantesco lenzuolo che annoda gagliardetti partigiani e t-shirt all’ultima moda, grembiuli da cucina e federe con scritte double-face. Ci sono brandelli di quotidianità in questa coperta lunga e larga che fotografa meglio di un’istantanea la nostra penisola. C’è il tricolore dell’Anpi che Sandra Bonsanti ha donato a nome di Giovanni Ferrara al presidente Anpi Carlo Smuraglia. Ci sono frasi d’amore per la nostra Costituzione e per la democrazia. “Vogliamo leggi ad Italiam”, urla uno dei fazzoletti.

8 ottobre 2011, Milano, noi siamo qui, dunque la verità oggettiva esiste, non si può eliminarla nemmeno per legge, l’Italia non lo permette“, scrive uno degli autori, in diretta dalla piazza. C’è il diritto alla felicità che si affaccia con prepotenza, riecheggiato anche nelle parole di Roberto Saviano che ha mandato un lungo video per la manifestazione dell’8 ottobre.

C’è comunque in ogni messaggio la voglia di partecipare, la consapevolezza che esserci può cambiare il corso delle cose. Lo sa bene chi ha scelto di testimoniare la sua presenza riproducendo con un pennarello, in bella grafia, una frase di Einstein: “Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e se ne stanno lì a guardare“.

Poi c’è anche l’amara riflessione di Corrado Alvaro: “La disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile“.

Qui le foto della presentazione

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