La svolta autoritaria e la democrazia in bilico

La svolta autoritaria e la democrazia in bilico

“Il punto di arrivo è sconfiggere la miseria, perché la miseria esaspera i nazionalismi, incoraggia le avventure, soprattutto suggerisce la sfiducia nella inutile libertà. Solo dove la democrazia ha saputo vincere la miseria, il popolo ha fiducia nelle istituzioni democratiche ed è pronto a difenderle a costo della vita . (Bobbio citazione da Calamandrei)”.

Non scorderò mai quel giorno del marzo 2014 quando insieme a Nadia Urbinati scrivemmo il testo di un appello di Libertà e Giustizia che chiamammo “Verso la svolta autoritaria”. Da allora quel titolo ha assunto un significato quasi profetico, sintesi di un timore e simbolo di una situazione che prima o poi era destinata ad avverarsi.

Al nostro testo arrivarono nel giro di poche ore le adesioni di alcuni maestri del pensiero critico che ci convinsero di aver colto nel segno, sintetizzando in poco più  di venti righe la preoccupazione che fosse proprio “il leader del Pd a prendere in mano il timone della svolta autoritaria”, neutralizzando così l’opinione e la reazione dell’opposizione. Firmarono Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare e Alessandro Pace, Paul Ginsborg e Maurizio Landini, e tutto il mondo di LeG. Del tutto imprevista ci arrivò l’adesione di Gianroberto Casaleggio.

Ricordo oggi quel momento perché sollecitata dai tweet mattinieri di Matteo Renzi che spesso si diletta a chiedere dove siano oggi quelli della svolta autoritaria…e perché a suo dire essi stiano silenti mentre il Paese è nelle mani di chi fa cose assai più gravi di quelle di cui lo accusavamo, nel 2014. Certo che mi irritano, le sue parole e la falsità delle sue affermazioni. Ma proprio per questo scelgo una strada più lunga e tranquilla, che ricordi a tutti noi gli appelli per una buona politica, le denunce negli anni di Berlusconi e in quelli che sono seguiti. Voglio cercare di ricordare a me stessa da cosa veniamo e il perché dell’appello del 2014 che ci accompagnò al referendum contro la riforma di Renzi e Boschi. Percorrere questa strada può offrirci spiegazioni importanti sull’origine dei rischi attuali, soprattutto sulla voglia crescente di autoritarismo camuffato da rispetto per il popolo, che non è una malattia soltanto italiana, ma anche per questo ancora più temibile: altro che tweet…servirebbe un pensiero forte, concreto, convincente, profondamente democratico.

Libertà e Giustizia fu fondata nel novembre del 2002 per “spronare i partiti ad esercitare fino in fondo il loro ruolo di rappresentanti di valori, ideali e interessi legittimi”. Un obiettivo mai raggiunto e sempre inseguito per passarci l’un l’altro il testimone di un’Italia onesta e laboriosa, senza ricevere nulla in cambio, ma tanto da un punto di vista culturale, di incoraggiamento, di memoria storica , di progetti per il futuro dei giovani che da allora hanno frequentato i nostri circoli e le nostre scuole. Abbiamo spronato i partiti  insieme a cittadini impegnati contro la mafia e il potere occulto, gente che si batte affinché il voto possa essere libero e sia possibile contare su un Parlamento di eletti, che ci rappresentino nel governo della cosa comune.

Fu così che ci accorgemmo, nella primavera del 2005, che in Senato si stava discutendo una riforma della Costituzione scritta da alcuni parlamentari  in una baita di Lorenzago: un testo osceno. Con l’aiuto di Altan ( “La Costituzione è in pericolo!”. “Interveniamo, o ci riserviamo il piacere di dire che l’avevamo detto?”) e la pagina di un giornale spiegammo cosa stava accadendo, nel silenzio generale. In ufficio arrivarono i ringraziamenti sei senatori di opposizione che non erano riusciti a superare il muro del potere berlusconiano: la solitudine era spezzata e io scrissi per il nostro sito un testo intitolato “Salviamo la Costituzione”.

Quante volte, da allora abbiamo dovuto ripetere quella frase. Oscar Luigi Scalfaro accettò di presiedere il comitato referendario, aiutato dal suo antico amico Leopoldo Elia. Ci riunivamo nella sede nazionale della Cgil e raccogliemmo le 500.000 firme (anzi quasi un milione) insieme a un popolo che da allora non è mai andato a casa, cittadini e associazioni che aveva o capito quale fosse la posta in gioco: la trasformazione della nostra Italia nata dalla Resistenza in un Paese con meno diritti, un Paese con un Parlamento delegittimato in vista di un governo rafforzato e nelle mani di pochi. Un presidenzialismo senza check and balance, senza contappesi. Il giorno prima  del voto ci arrivò anche il “NO” del presidente Ciampi e scrivemmo: “Andiamo a votare    a testa alta: la Costituzione è di tutti”. E il “NO” vinse con quasi sedici milioni di voti, contro i dieci del “Sì”. Era il 25 giugno del 2006, da poco più di due mesi Romano Prodi governava il Paese mentre Ds e Margherita se le davano ogni giorno di santa ragione.

In pieno agosto del 2007 ricevo una telefonata da un deputato vicino a Veltroni. Io ero negli Usa. Mi viene chiesto di fare da garante delle liste del nascituro Pd per la Toscana: chiedo un parere ai nostri garanti, avrei accettato ma senza chiedere un posto in lista per me. Altri soci di LeG mi aiutano nel difficile lavoro. Ma ci rendiamo conto presto della nostra inutilità: tutto è già deciso a tavolino, tanti ex Dc, tanti ex Pci, e nessuno spazio per i più giovani che speravano davvero di realizzare il sogno di un grande partito democratico, aperto, scalabile. Il Pd è una fusione fredda. Veltroni lo sa e sembra indifferente. Si torna a votare nell’aprile del 2008 e Veltroni fa una campagna elettorale strana: non cita mai per nome Silvio Berlusconi convinto che parlare di lui non serva.

Perché? Chiamiamo a discutere tutti i leader democratici a Milano da Krizia: la domanda più frequente è : perché durante il governo Prodi non avete cancellato le leggi vergogna di Berlusconi? Nessuna risposta.

“Rompiamo il silenzio” è il primo manifesto che Gustavo Zagrebelsky scrive per Libertà e Giustizia. E’ il 7 febbraio del 2009 quando su una pagina di Repubblica esce “Rompiamo il silenzio”: in poche ore sottoscrivono 200.000 cittadini. Il manifesto diventa una bandiera per tutti coloro che denunciano il decadimento etico e sociale della democrazia in Italia: “Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico”.

Rileggere oggi quella disperata denuncia è un esercizio molto utile a chi volesse capire dove nasce la situazione presente, l’imbarbarimento, l’ignoranza, la demagogia. Direi che date quelle premesse non poteva che finire così. Il decadimento etico denunciato dal manifesto poteva essere “facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune”. Un atto di accusa durissimo contro una politica a cui si chiede “di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti” e di “non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per cedere a ricatti”. Chiediamo infine di “Promuovere l’obbligatorio ricambio della classe dirigente”.

Niente di tutto ciò accade. Un anno dopo, febbraio del 2010, secondo manifesto di Zagrebelsky, “Il vuoto”. Un testo  profetico, col quale si chiede al Pd meno autoreferenzialità, meno convegni, fondazioni, laboratori “e più presenza fra i cittadini, dove si svolge la loro vita e dove si crea il legame che si manifesta nel consenso elettorale”. Ci rivolgiamo all’opposizione chiedendo di dare segnali di vita. Firmano anche Umberto Eco, Gae Aulenti e Paul Ginsborg. Il 21 giugno pubblichiamo un nuovi appello chiedendo “Mai più alle urne con questa legge” e il 2 ottobre Paul Ginsborg sale sul palco di Piazza San Giovanni affollato dal “popolo viola” per chiedere a nome di LeG l’abrogazione del Porcellum. Sono mesi febbrili, il governo del Cavaliere è sempre più minaccioso, Berlusconi arriva a chiedere una commissione d’inchiesta sui magistrati.

Il 20 gennaio del 2011 con un appello scritto in inglese (firmato da Zagrebelsky, Ginsborg e da me) chiediamo formalmente le dimissioni di Berlusconi . Un appello (“Resignation) che mandiamo agli amici italiani nel mondo chiedendo la loro solidarietà.  Ma dovremo aspettare il 16 novembre per vederlo salire al Quirinale, e   al suo posto comincia una serie di governi delle larghe intese, formula voluta da Giorgio Napolitano che affida a Mario Monti la presidenza del Consiglio.

Intanto a Firenze c’è un sindaco che scalda i motori. LeG lo osserva con interesse quando parla di rinnovare i quadri del Pd e critica la vecchia classe dirigente. Un giorno se ne va, di nascosto, a pranzo ad Arcore. Così il  19 luglio gli scrivo su Repubblica di Firenze una lunga lettera dal titolo: “Caro sindaco ti scrivo per sapere con chi stai”. Lui risponde: un paginone, che non risponde alle mie domande. Si capisce che non è ostile a Berlusconi e al berlusconismo.

L’Italia sta cambiando: la osserviamo e cerchiamo di capire cosa verrà oltre la rottamazione… Vediamo che c’è una scalata, una sorta di OPA che riguarda direttamente il Pd e Matteo Renzi che perde le primarie del dicembre 2012 e vince quelle del dicembre successivo col 67 per cento dei voti. E’ segretario del Pd e meno di due mesi dopo , il 22 gennaio del 2014, scalza Letta da Palazzo Chigi, con la benedizione di Giorgio Napolitano il quale a sua volta sembra preso da una sua foga di scalzare anche la Costituzione così come ci hanno intimato nella primavera precedente gli esperti della J.P. Morgan.

Una riforma accolta sia da Letta che da Renzi. Ed è il tempo della più grande manifestazione organizzata da LeG insieme alla Fiom di Landini, a Libera di don Ciotti : sulla scia del manifesto intitolato “La via Maestra” (titolo che sono orgogliosa di essermi inventato…) Piazza del Popolo è piena fino a non contenerci. C’è una parole d’ordine che ci attraversa tutti: “Anche noi abbiamo le nostre ineludibili riforme, ma sono quelle, spiegano Rodotà e Zagrebelsky che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla”. “Non ci faremo asfaltare”: è la promessa conclusiva di Zagrebelsky.

E così è stato.  Fino al referendum del 4 dicembre 2016. Fino alle elezioni del 4 marzo scorso, quando la Lega e i Cinque Stelle si sono presi la scena, e abbiamo avuto la conferma che la politica renziana aveva rottamato il Pd e il futuro di una sinistra di governo. E oggi, frastornati dalla tempesta di notizie sempre più gravi (aggressioni neofasciste, respingimenti di disperati, progetti minacciosi per la libera stampa e per il libero Palamento, una crisi finanziaria dietro l’angolo e una Europa dall’incerto futuro)  non facciamo che chiederci come sia potuto accadere, quando è successo che l’Italia assumesse questo volto truce, se potevamo fare qualcosa per evitare …

Saper rispondere vorrebbe dire anche avere pronta una ricetta. Nel dubbio ho cercato di percorrere il cammino delle denunce che facevamo quando volevamo rompere il silenzio, quando accusavamo il “vuoto”. Quando ci opponevamo allo stravolgimento della Costituzione. E’ stata una classe politica molto corrotta e molto miope quella che ci ha guidato. Ripiegata su se stessa, dedita all’acquisizione di potere personale e di gruppo. Una classe politica insaziabile.

E nel “vuoto” e nella delusione crescente è cresciuta drammaticamente la lontananza dei cittadini, la perdita dei riferimenti e , infine, delle nostre radici.

La “miseria” di cui parlavano Calamandrei e Bobbio ha fatto il resto, generando la sfiducia. Dove siamo, noi della svolta autoritaria, ironizzano i tweet di Matteo Renzi. Io non gli rispondo, le sue battute dovrebbero esser spiritose, ma accrescono la malinconia. E poi io non conto nulla.

Sono una antifascista invecchiata che non vorrebbe vivere per la seconda volta nella sua vita gli orrori della violenza, del razzismo, della mancanza di cultura. Vorrei che la gente non soffrisse: la fame e il freddo me li ricordo e ancora non so cosa sia peggio, l’uno o l’altra. Certo i due insieme. Vorrei che i giovani potessero amare la vita, non temerla. Sono una giornalista che ama la libertà di stampa e che pensa che sarebbe meglio che non ci fossero i portavoce del governo e le loro telefonate intimidatorie. Pensa che ogni giornale che chiude sia una sconfitta per tutti.

Pensa che la Costituzione debba essere attuata: oggi non ci  sono le condizioni per modificarla, né le garanzie che non venga stravolta.

E penso ai tanti cittadini con i quali abbiamo vissuto decenni di impegno: scorrono davanti al mio sguardo, compagne e compagni. Siamo invecchiati insieme, nelle piazze, nelle manifestazioni, nelle ore trascorse a limare comunicati ed appelli. Niente di questo andrà perduto. Gli uomini del nuovo potere stiano sereni: non tireremo i remi in barca. Il nostro è un mare aperto, da sempre solcato da chi portava civiltà e cultura e amore per l’umanità.

Siamo sempre quelli della svolta autoritaria.

 

10 commenti

  • Questo governo, anomalo per gli interessi che vorrebbe rappresentare. Anomalo per il voto espresso dagli italiani, è voluto da Renzi e dal suo Pd. “Facciamoli governare”, “gli italiani ci hanno mandato alla opposizione”. Sono le parole di Renzi. Il giocatore della ruota della fortuna azzarda sulla pelle del popolo italiano. Spera in un programma elettorale che ritiene incompatibile con le finanze, con l’europa che ha imposto austeri parametri che ci hanno portato ad avere 5mln di poveri assoluti e 8mln di relativi. Sono masse di poveri incompatibili con il dettato costituzionale. Sono la certificazione della fraudolenza dei governi della sinistra neoliberista che ha reso il popolo italiano vassallo dei potenti. Il referendum costituzionali erano il tentativo di imporre a questo paese la dittatura della oligarchia. Il voto del 4 marzo ha messo in evidenza il malessere che vive il paese. La sinistra non soltanto ha smesso di rappresentare la gente che fatica, ma addirittura si schiera contro la povera gente. Destinare una parte delle risorse ad alleviare la condizione miserabile in cui vive una parte della popolazione ce lo impone il dettato costituzionale. Le corporazioni feudali si sono saldate in un unico interesse. Mediaset, la rai, la repubblica, il corriere della sera, la stampa, tutti insieme appassionatamente deridono il tentativo del governo di dare a questo paese un flebile risposta. Il potere dominante crede che i poveri se ne staranno con le mani in mano. Il compito dello Stato è di rimuovere gli ostacoli che impediscono al popolo di emanciparsi dalla criminale mafiosa gestione del potere. Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti. Il percorsi potrà essere democratico oppure no.

  • E’tutto un deja vu. Complessivamente siamo immersi in una onagrocrazia. Chissà, piuttosto, come e quando se ne uscirà.

  • Illustre e cara presidente Bonsanti, Capitano, mio Capitano,

    se è vero che la resppnsabilità maggiore per il degrado della nostra democrazia spetta alla mediocrità dell’offerta politica, io ne assegno anche molta alla miglior elite di cui il Paese dispone, per non aver messo realmente in campo tutto il suo potenziale per impedire che le istituzioni venissero da essa occupate e logorate!

    LA VIA MAESTRA è stata solo l’ennesima manifestazione inefficace, e quindi frustrante, in cui tanti democratici hanno speso ancora una parte della loro volontà d’impegno: un capitale che ogni fallimento riduce e depotenzia.

    Nella sua cronologia “Verso la Svolta Autoritaria e la Democrazia in Bilico”, manca il suo “manifesto” che conteneva l’ipotesi operativa perfetta: “COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE” http://www.libertaegiustizia.it/2011/06/16/costruire-la-rivoluzione/ che terminava magnificamente “Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.
    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.”

    Manifesto a cui dopo qualche mese fece seguito, con lo stesso concetto espresso in termini più sfumati, il prof. Settis col suo “AZIONE POPOLARE. CITTADINI PER IL BENE COMUNE”, Einaudi 2012.

    Concetto ancora richiamato dal Pres. Onorario prof Zagrebelsky: “La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e , con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare.”

    Fino ai giorni nostri col prof Azzariti che titola: “Una rivoluzione costituzionale per uscire dalla barbarie” (il Nuovo Manifesto, 16/09/18

    Si, cara Bonsanti,
    c’è qualcosa di più efficace e nobile di una Rivoluzione Costituzionale per fermare la “Svolta Autoritaria” e quel degrado della nostra Democrazia che induce sempre più frequenti rigurgiti pubblici di episodi parafascisti? Ed anche, che è ancor peggio, una preferenza crescente della Cittadinanza delusa, verso sitemi autoritari?.

    Non credo nell’innocenza di chi, consapevole di questi rischi, limita la sua opposizione a denuncia, analisi, lamento e commento, o ad ulteriori manifestazioni frustranti.

    Capitano, mio Capitano…

  • Leggo e apprezzo il gruppo dirigente di giustizia e libertà perché la loro azione è ispirata dal desiderio di democrazia e dal vedere finalmente rispettato il dettato costituzionale della repubblica fondata sul lavoro. Da tempo apparite come la borghesia che godendo di privilegi a cui si guarda bene di rinunziare, tacita la propria coscienza, distribuendo volantini davanti a qualche fabbrica in crisi irreversibile, dove parlano di problemi che non conoscono e mai conosceranno. I costituenti individuarono nel lavoro lo strumento con cui il popolo si sarebbe emancipato dal sistema di potere. In Italia la disoccupazione reale oscilla tra il 26° al 28°. Il compito della repubblica antifascista era di rimuovere gli ostacoli che impediscano al popolo di esercitare il diritto al lavoro. Cosa impedisce la creazione del lavoro? La creazione del lavoro impedita dalla intermediazione parassitaria. L’Italia era ed è rimasta un paese feudale. Il lavoro non si crea per tassazione iniqua, per lo sfruttamento che patisce per colpa di uno Stato rimasto fascista. I costituenti avrebbero dovuto fare tabula rasa dello Stato monarchico fascista. Il difetto dei costituenti è di aver consegnato la costituzione nelle mani di uno Stato che mai ha smesso di essere monarchico fascista. Uno Stato marchiato a fuoco dalle leggi razziali. Uno Stato marchiato a fuoco dalle responsabilità che ha assunto nella shoah. Uno Stato che mai ha fatto i conti con la propria storia. I 5mln di poveri sono la nuova shoah. Le classi dominanti banalizzano le responsabilità dello Stato. Uno Stato che si pavoneggia al G8 non dovrebbe avere 5mln di poveri assoluti. Uno Stato che ha un bilancio di 800,00 mld di euro non dovrebbe avere disoccupazione reale al 28°. L’informazione servile tace sul crimine che si consuma sul popolo. La burocrazia si schiera contro il minimo accenno di cambiamento. Cosa dovrebbe fare il popolo per abbattere la tirannia che ha scelto strategicamente di sottometterlo? I segnali che il popolo ha dato con il voto sono chiari e inconfutabili. Dalla mummia che abbiamo come capo dello Stato sento parlare di conti pubblici ma non della condizione miserabile in cui vive il popolo italiano. Il 28° di disoccupati sono manovalanza per il crimine organizzato. Il popolo italiano è in ostaggio della mafia tradizionale e la mafia di Stato enormemente più pericolosa della prima. Tra poco si imporra una scelta di campo. Vedremo dove si collocheranno quelli che si definiscono progressisti. L’Italia non è a rischio autoritario. L’Italia è in ostaggio degli autoritari burocrati parassiti che da sempre gestiscono lo Stato.

  • Cara presidente Bonsanti, capitano mio capitano,

    nella sua cronistoria Lei esalta la manifestazione “LA VIA MAESTRA” e “Non ci faremo asfaltare!”, che non fermarono la deforma e ci portarono al referendum oppositivo col CDC e tutte le sigle partecipanti.

    E abbiamo cantato la Vittoria oscurandone (anche a noi stessi) la partecipazione decisiva delle destre, che preferirono abbattere Renzi che non la Costituzione, come ebbero provato a fare 10 anni prima, senza riuscirvi contro di noi e la Sinistra al referendum conseguente.

    “E oggi…non facciamo che chiederci come sia potuto accadere …e se potevamo fare qualcosa per evitare …
    Saper rispondere vorrebbe dire anche avere pronta una ricetta.”

    E’ potuto accadere perché la “miglior elite culturale del Paese”, nella sua intrinseca mitezza, non ha saputo o voluto opporsi e battersi contro l’aggressività della mediocrità, lasciando ad essa vulnerabili praterie.

    Una ricetta luminosa per arrestare degrado e declino, fu il suo Manifesto “Costruire la Rivoluzione” del Giugno 2011: ma fu inteso solo come un lampo…e non come una “Stella Cometa e Polare” da seguire nella oscura notte della Repubblica…

    E un’altra l’abbiamo strappata nell’avvicinarsi del 4 Marzo, quando, invece di proseguire coerentemente il cammino intrapreso col ref oppositivo, presentando col CDC e tutto il Civismo una Lista Civica Nazionale per la Democrazia Costituzionale, ci siamo persi andando a cercare al buio
    L in quella notte oscura “la Sinistra che non c’è” e che si nascondeva…

    La ricetta vincente non può prescindere dalla cacciata della mediocrità dal Parlamento!

    Il destino del Paese merita di essere affidato, attraverso il voto e/o l’esercizio della Costituzione, a quella miglior elite, anche suo malgrado, perché parrebbe impossibile un suo negarsi se una Cittadinanza in cerca di affidabilità, glielo chiedesse “coram populo”.

    p. s. qualcuno risponda, prego: è amaro sentirsi utili solo al momento del rinnovo della tessera. Ma grazie cmq.

  • Restando al corsivo iniziale, anche se a obiettare Bobbio, Calamandrei e Bonsanti si rischia il reato di lesa maestà, credo sia l’iniquità, nella miseria materiale, a produrre tutti i danni elencati, mentre non li vedo conseguenti ad una dignitosa miseria equamente sopportata e affrontata per essere superata.

    Poi è vero che una volta superata la povertà, anche l’iniquità perde la sua carica corrosiva verso libertà e istituzioni.

    Fino ad arrivare alla corrosione del rigore morale personale con tutto quel che solitamente e storicamente segue…

  • Raccogliere consenso schierandosi sempre dalla parte di chi ha fatto bene qualcosa; e perciò: Analizzare profondamente gli episodi, gli operatori del bene, i criteri pragmatici che hanno risolto situazioni difficili capovolgendole in positive, creare schieramento con chi ne ha beneficiato, farsi dare i giusti suggerimenti da chi ha partecipato lottando strenuamente a queste attività meritorie, mettere in primo piano con tutto l’impegno di cui si è capaci e le capacità di diffusione mediatica il complesso culturale che senza essere formulato in una teoria già espressa sostiene i comportamenti che perseguono i buoni risultati.
    Gli esempi eclatanti ci sono:
    La perseveranza della famiglia Cucchi.
    Il paese di Riace.
    Le aziende fallite trasformate in cooperative.
    Le associazioni volontarie che puliscono tante città dall’immondizia.
    Don Ciotti.
    L’amministrazione del comune di Bergamo ascoltando i suggerimenti di chi lavora.
    ………………………

    Fare molta promozione dei buoni programmi di divulgazione come “presa diretta” e “Report”.

  • Sì, cara Bonsanti,

    siamo invecchiati impegnandoci e vincendo qualche battaglia dal 2002 ad oggi, ma stiamo perdendo la guerra!

    La svolta autoritaria non siamo riusciti a fermarla definitivamente, ma solo a favorirne un cambiamento dei protagonisti.

    La Costituzione non è affatto al riparo da ulteriori tentativi di deforma. Anzi, oggi sarebbe ad alto rischio di maggioranza parlamentare qualificata e quindi senza possibilità di accedere allo strumento referendario oppositivo. E quindi, cosa vogliamo fare? Ancora appelli, raccolta firme, manifestazioni storicsmemte inefficaci allo scopo?

    Cara Bonsanti,

    a me piacerebbe un sacco incendiare la nostra prossima storia con una ubriacatura di gioiosa adrenalina “Costruendo la Rivoluzione Costituzionale” per blindare lo Spirito Originale ed Autentico di quella Carta che davvero merita di essere sottratta alle brame demolitrici della mediocrità.

    Organizzi a Firenze una tavola di confronto sul tema tra pensatori che nel tempo hanno speso il termine “Rivoluzione Costituzionale” o assimilabili, per verificarne la reale fattibilità: già discuterne sarebbe eccitante!

    Perché no?

    Saluti ed ossequi!

  • Sig Ambrosi,

    30 anni di denunce dei “denunciatori professionali” alla Travaglio, Gabanelli. Iacona, Stella, Rizzo & c., non hanno prodotto alcuna reazione volta al cambiamento, ma solo accompagnato degrado e declino del Paese.

    E neppure gli esempi positivi proposti, slegati da una progetto operativo spendibile in tempi contenuti, hanno prodotto effetti importanti al fine di un cambiamento qualitativo dell’offerta politica.

    Ed il Paese prosegue il suo cammino verso il suicidio politico, economico, finanziario e sociale, mentre alcuni tra i migliori pensatori teorizzano una Rivoluzione Costituzionale…che rimane incredibilmente sulla carta, senza neppure un tentativo di approfondimento collettivo tra gli stessi teorici.

    Altri ritengono indispensabile per il cambiamento, un’evoluzione culturale della Cittadinanza…senza rendersi conto che essa è una prospettiva irrealizzabile contro un potere costituito che vuole tutt’altro.

    E viene a mancare anche la speranza nelle briglie dell’Europa…anch’esse tutt’altro che salde… Per chi non Crede, è fosco l’ere, il cielo è muto… mentre il “SalviMaio” prosegue e perletua la stagione nefasta della casta, solo un po’ più ridicola.

  • sono una voce discorde ; io ho sostenuto il Sì al referendum , perché consideravo il superamento del bicameralismo perfetto un importante contributo alla modernizzazione delle nostre istituzioni . Pensavo e penso che le famose denuncie della deriva autoritaria siano state strumentali e abbia prevalso nella campagna referendaria la volontà di abbattere Renzi piuttosto che la valutazione del merito della riforma ( mi fa specie leggere commenti in cui qualcuno ancora due anni dopo parla di deforma ; bastano i giochi di parole ? ) e che la vostra ostinata campagna sia servita solo a dare una patina di intellettualità alle falangi 5S e centrodestra incapaci di produrne in proprio … a me sembrava evidente allora che la vittorai del No non avrebbe aperto alcuna prospettiva politica ( ricordo Zagrebelski che alla vigilia del voto riconosceva la necessità di creare un nuovo soggetto politico , ma rimandava l’impresa a dopo il voto ; peccato che pochi giorni dopo se ne é uscito con una breve dichiarazione del tipo missione compiuta, ritorno ai miei studi … allora parlai di tradimento dei chierici .. ) E’ sintomatico che il testo della Bonsanti, così dettagliato e pieno di rivendicazioni di meriti fino al 4 dicembre, per la fase successiva diventi generico, senza più citare fatti, dichiarazioni,azioni, limitandosi a chiedersi spaesata come é potuto accadere ? Davvero pensate che se avesse vinto il Sì oggi saremmo in una situazione peggiore ? La vittori del No ha tramortito il pd , che non ha saputo reagire per i gravi limiti della sua dirigenza e in particolare di Renzi, entrando in una fase di afasia che ha prodotto il 4 marzo e che dura purtroppo tuttora . Ma le forze che si sono schierate alla sinistra del pd che cosa hanno realizzato ? Un risultato del solito 3% e una nuova serie di scissioni … recentemente ho letto che Fassina e D’Attorre hanno espresso sostegno alla finanziaria di questo governo basata su assistenzialismo e condono … e gli intellettuali ? sarà casuale che solo personaggi come Cacciari che sul referendum non hanno assunto posizioni liquidatorie , ancora facciano sentire la loro voce ? il popolo di sinistra, che ancora esiste, malgrado tutti i rospi che ha dovuto ingoiare, dovrà trovare da solo una via d’uscita . Quanto al quesito di Renzi , se Renzi non vi piace , considerate che in molti (quorum ego) si pongono la domanda : ma ora che hanno da dire Zagrebelski e gli altri paladini del No ? con il governo giallo-verde i pericoli per la democrazia non esistono più ?

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