Sull’orlo delle due crisi | Libertà e Giustizia

Sull’orlo delle due crisi

Non si sa se ridere o piangere, ma a dire il vero non c’è proprio nulla da ridere. Alla crisi finanziaria ed economica si sta sommando una crisi istituzionale, la più grave probabilmente dal dopoguerra.

Il distacco tra cittadini e partiti non era mai stato tanto profondo quanto lo è oggi. La politica non è mai stata così disarmata di fronte a queste gravi emergenze e come sta accadendo nel Pd sul caso delle primarie, si cerca di ridurre il tutto a incidenti “locali”.

Come se non bastasse non sembra che i partiti si rendano conto della gravità della crisi istituzionale e dicono che basta prendere tempo. Intanto però si adoperano per mettere in crisi anche la Costituzione, cercando e trovando in Parlamento un accordo che aumenta fortemente il potere del capo del governo (può chiedere lo scioglimento delle Camere a un presidente della Repubblica che teoricamente potrebbe anche negarlo: teoricamente…).
Il cittadino si guarda intorno e non trova più le sue radici né trova valori che lo rassicurino. Bersani è invece convinto che il Pd abbia una sua identità e sostiene. “il Pd non è in cerca di Dna”.

In nessuna epoca della storia un paese è stato in grado di far fronte a due crisi così gravi e simultanee.

Stiamo forse scansando un precipizio, ma la nostra democrazia non ne esce rafforzata. E i cittadini sono sempre più soli, più deboli, più poveri e più inascoltati. Come si chiama questa situazione?

12 commenti

  • Condivido l’analisi ma non il suo tenore pessimista. Genova (e Napoli, Cagliari, Milano, NoTav ecc.) insegna che un’altra società esiste e chiede un’altra politica. Il PD, nonostante le apparenze, è già morto e sepolto e non ci si può aspettare nulla di più da un ectoplasma, altro che dna! Il problema è se le nuove istanze che salgono dalla società civile riusciranno a trovare espressioni adeguate ed all’altezza dell’immane compito che abbiamo davanti. In questo però la vostra responsabilità sarà grande, molto più delle nostre possibilità soggettive di uomini e donne di strada.

  • Mi viene in mente Marco Travaglio, che alla fine del suo articolo di ieri, si riferisce ai “… partiti che perdono pure le proprie primarie e persino i propri congressi… “, in altre parole il cosiddetto pd (meno elle) e il pd con elle, paragonandoli al personaggio della Gerusalemme Liberata: “E il poverin, che non se n’era accorto, ancora combatteva ed era morto”.
    L’antropologia politica italiana condanna il civile cittadino in un angolo e seleziona sempre il peggiore: infingardo, egoista, vile, avido, ladro. I partiti non sono altro che espressione di questa antropologia, alcuni più altri meno e tendono a fare sistema.
    Solo i movimenti ci possono dare una speranza, ma non illudiamoci; una parte grande quanto basta a fare sempre maggioranza si identifica senza riserve in quella antropologia. Dei due pd, mentre il meno elle tentenna, rubacchia qua e là o si guarda l’ombelico aspettando Godot, quello con la elle vera ha gioco facile nell’agguantare l’italiano infingardo, strizzargli l’occhio e sussurrargli: votami, io ti farò evadere, far soldi rubando senza lavorare, anzi a quelli che lavorano – coglioni – facciamo pagare tutto; e al pretonzolo: ti garantisco l’inviolabilità dei grandi sacri valori non negoziabili; e al mafioso: sono aperto a ogni tuo volere.
    Vediamo a quanti il sobrio governo Monti riuscirà a far pagare le tasse prima di cedere la mano e tornare nelle aule sorde e grigie delle sue accademie.

    M

  • Come si chiama questa situazione?
    Dopo la crisi che blocco il nostro paese dopo tangentopoli sino al 1997 iniziarono ad arrivare in Italia le culture economiche “anglosassoni” , culture a cui non eravamo abituati, culture che trasformavano per esempio gli immobili in assegni o in crediti in sofferenza, le aziende fatte di donne e uomini e condotte da imprenditori sia pubblici che privati in casseforti da scassinare, i cittadini lavoratori in risorse umane da incanalare in siti interinali, il benessere in extralusso per pochi, le capacita imprenditoriali in arroganza prenditoriale, i beni di un paese nelle privatizzazioni selvagge dei capitani coraggiosi di D’Alema. Questo periodo, e non l’attuale decadenza, decretò la fine irreversibile di questi partiti. I partiti sono oggi governati da coloro che ci hanno allora distrutti, forse ed è persino peggio, in buona fede. Il risultato auspicato sulla tolda di un piroscafo fu raggiunto……….meglio ricchi in un mondo di poveri che un po’ meno ricchi in un mondo migliore.
    La classe dirigente industriale , in particolare quella privata, di allora inneggiava al processo in atto, salvo un elite intellettuale. Elite che iniziò già ad essere distrutta nel corso dell’ultimo, se pur breve, governo Andreotti il VII, l’inizio vero della fine, quello che mise in atto tutte le premesse necessarie per svendere il bene pubblico , per chi non lo avesse ancora capito….i nostri soldi.
    Questa classe dirigente, prona e servile, ma convinta di essere dominante, iniziò ad essere trattata come meritava……a calci nel sedere proprio da quelli che aveva aiutato ad impossessarsi del malloppo. Ed ecco i capitani coraggiosi, il loro vero volto, ciò che effettivamente erano e continuano ad essere …..pirati.
    Capitani coraggiosi che arrivavano in Ferrari nei cortili delle aziende che avevano fatto finta di comprare con lettere di credito finte da 100.000 Miliardi delle vecchie Lire.
    I partiti che hanno voluto, agevolato, spinto ciò che è avvenuto in questi anni , in particolare gli uomini e le donne che all’interno dei partiti e nei salotti romani hanno sancito questi patti, non possono più in alcun modo essere credibili, devono essere sostituiti nel più breve tempo possibile da nuovi , veramente nuovi soggetti. Non hanno sicuramente freddo ai piedi….Buone Vacanze.
    L’attuale governo deve a loro servire per farsi operare da un male che sta diventando incurabile ma solo il bisturi può risolvere. Fate presto!!!!!!
    Senno la domanda della prima riga avrà un solo terribile nome

  • leggo dal comunicato congiunto Pd-Lega di ieri: “La legge elettorale dovrà essere coerente con le rifome costituzionali, riconoscere lo stretto rapporto tra eletto e elettore senza l’utilizzazione delle preferenze”.
    Violante-Calderoli (autore del Porcellum e della rifoma della Costituzione bocciata dal referendum del 2oo6).
    Se si farà, la legge elettorale, sarà solo al prezzo di un nuovo attacco alla Costituzione, che questa volta rischia di riuscire.
    Ripeto: come si chiama questa situazione?

  • Ho l’impressione che il segretario del PD – il quale ha di recente rivendicato che il suo è il primo partito italiano – confonda due livelli: quello del partito come è e quello del partito come dovrebbe essere. E’ vero che, nei sondaggi, il PD raccoglie la maggioranza relativa dei voti; tuttavia, tutti i segnali che arrivano dalla consultazione dei cittadini tramite le primarie dicono che il PD, così com’è, non piace proprio. Dunque, anzichè liquidare le primarie come intralci di percorso, il segretario Bersani dovrebbe prendere atto che i cittadini italiani ripongono ancora molte speranze nel PD, ma non nel partito quale è oggi, bensì in ciò che dovrebbe e potrebbe essere, se appunto ascoltasse la richiesta di rinnovamento qualitativo dei suoi processi interni e dei suoi rappresentanti e di allargamento della partecipazione, che arriva dalle primarie.
    Questa speranza nell’apertura del PD alle energie migliori del paese è alla base del consenso elettorale che emerge dai sondaggi e disattenderla, a fini di cieca tutela dell’esistente, è suicida.
    Elisabetta Rubini

  • Presidente Bonsanti,
    già alcuni mesi fa ebbe a parlare di “RIVOLUZIONE MITE” accendendo in me una vivace emozione. Fu una fiammata e non un incendio, purtroppo! Ed oggi torna a scoprire che:

    “Il distacco tra cittadini e partiti non era mai stato tanto profondo quanto lo è oggi. ”

    Avanti con la “RIVOLUZIONE MITE” Presidente! Aiutiamo il Governo dei Corretti, Competenti e Capaci a salvare il Paese! La Costituzione è col Popolo Sovrano!

  • Perchè siffatte manovre dei capi partito, di modifica dei connotati del Documento dibattuto e definito da un Parlamento eletto appositamente,in risposta ad oltre un ventennio di regime monarchico-fascista-papalino, si svolgono all’insaputa degli elettori,pur essendo essi per primi interessati ?.

  • Perchè la stampa e la televisione,che ricevono lauti contributi con denaro prelevato dalle tasche degli elettori,tacciono su questa bassa operazione di manomissione del Documento di cui gli elettori sono i più diretti interessati ?.

  • Cara Bonsanti, sarò lunghissimo.
    La situazione è preoccupante ma non catastrofica. Ed ha un nome.
    Noi in fondo viviamo le onde lunghe della svolta thatcheriana e reaganiana , la c.d. “deregulation” neoliberista, approdata in ritardo in Italia, ma approdata. Non dobbiamo allora essere reticenti. Giriamola come vogliamo, ma tale svolta, riconsacrando il decisionismo monocratico sotto specie di governabilità in tempo reale, e puntando tutte le sue carte sui bilanci statali e sui tagli della spesa pubblica , ha nel suo rovescio messo in crisi il ruolo dello stato democratico regolatore ed erogatore di servizi (utili) , della democrazia rappresentativa, del partito politico e dei parlamenti nazionali – senza conferire a quello europeo maggiori responsabilità – iniziando a erodere anche il senso etico del welfare, di cui milioni di giovani e famiglie ne pagano le conseguenze. Senza nessuna concessione allo statalismo, all’assistenzialismo, e all’assemblearismo, il paradosso di oggi è che lo Stato interviene ancora. Ma solo per salvare le banche!
    La parola d’ordine importata dopo anni in Italia è stata tuttavia un’altra. E ha riguardato il grottesco circo Barnum del berlusconismo. Quello comparso dopo “Mani Pulite” che ha promesso la rivoluzione liberale presto trasformata nella rivoluzione della morale e del bon ton pubblici e privati. Nelle mani di Berlusconi questo circo Barnum non ha guardato alla crescita e alla libertà del mercato, alle riforme necessarie, alla (promessa) riduzione delle tasse. per rilanciare la domanda. Ma dopo gli attacchi alla Magistratura ha propagato l’etica Fininvest : “arricchitevi” e “godetevela”;“…non pagate le tasse”e “curate solo il vostro orticello”. Da qui iniziano in un crescendo gli attacchi alla rappresentanza, ormai inutile, e al Parlamento, superfluo, : “…ghe pensi mi”. Un trappolone populistico pagato caro perché l’obiettivo principale era proprio il partito politico nascosto dietro la “filosofia” del “…ragazzino lasciami lavorare” e della felicità individuale che avrebbe fatto rabbrividire gli stessi Thatcher e Reagan. Così come sono andate le cose, dobbiamo ringraziare il corpo sano democratico del nostro Paese , perché poteva finire peggio. Ma tale “filosofia” ha fatto dei danni. Non solo facendo presa su una certa opinione pubblica, ma eccitando anche una serie di intellettuali ed opinionisti nostrani in attesa di riscatto. Dopo anni di sopportazione catto-comunista, di pessimismo storico, di classi e movimenti operai, di interventi pubblici, i loro editoriali si sono concentrati sulle virtù della società aperta, del “laissez faire”, delle mani libere; sull’arretramento dello Stato, sul passo indietro della politica non più primato dell’agire politico o forma di carità cristiana, ma ancella dell’economia e di interessi privati. Il keinesismo? Roba sbagliata da dimenticare! Succede però che questo elogio dell’individuo anomico, ha anche predicato il superamento del partito politico e delle sue mediazioni. Anziché chiarire di volta in volta quello che si voleva dire , questi sermoni neoliberisti tesi nelle migliori intenzioni alla condivisibile critica del vecchio Stato centrale e assistenziale e del partito piglia tutto, hanno invece sortito l’effetto opposto. Creando nel tessuto sociale convincimenti incredibili. Senza specificare e incapaci di prevedere il secondo Ventinove dietro l’angolo, questi chierici del neoliberismo hanno ri-posizionato sull’altare della storia , il mantra della “mano invisibile”, degli “spiriti animali”, del “disordine creativo” e del “laissez faire” , che di fronte ai poteri forti veramente sconosciuti della finanza globale e alla loro ferocia predatoria, sono risultati invece espressioni di un capitalismo provinciale paleoindustriale che non faceva i conti col digitale e con la globalizzazione dei mercati e della finanza. La ventata di individualismo addolcito dall’aggettivo metodologico ha poi fatto il resto: è l’uomo con le sue azioni solitarie al centro dell’universo ma non le istituzioni. L’auto-nomia ( …il farsi la legge da soli ?), l’autodeterminazione e l’esaltazione dei diritti civili a danno di quelli sociali e umani , hanno messo infine la ciliegina sul nostro recente passato.
    E’ proprio in questo scenario che il partito politico – autentica società civile a mio modesto avviso – si squaglia e comincia la sua delegittimazione. Arretra dalla sfera pubblica. Arretra dai territori. Al suo posto, e di fronte al reale rischio dei pacchetti di tessere comprati, degli apparati onnipotenti, e delle oligarchie perenni, subentrano però i comitati elettorali una tantum usa e getta . Subentrano le primarie. Non subentra un suo rilancio e la sua riforma. Ed è in questo clima che i legami sociali e la ricerca del bene comune, la formazione permanente alla politica, la competenza, l’incontro, l’etica, sono stati giudicati come residui religiosi di un solidarismo cristiano fuori tempo o epigoni di un marxismo londinese da rimuovere in fretta, senza sapere che erano invece le colonne del liberalismo. Meglio camminare da soli che camminare insieme delegando a qualche capo.
    Ma il discorso si farebbe ancora più lungo.
    Cara Bonsanti , conosco da tempo le vostre battaglie in particolare quelle sulla difesa della Costituzione italiana che mi trova d’accordo specie ai nostri giorni quando emergono tentazioni presidenzialiste. E’ pur vero che la Costituzione non è un mostro sacro inamovibile ma, dossettianamente, essa non va stravolta. Quello che invece mi attenderei da associazioni benemerite come le vostre, è l’impegno teso a (ri)portare nelle coscienze democratiche ancora vive e vegete, la misura esatta di alcune questioni che inconsapevolmente abbiamo tutti contribuito a creare.
    Mi riferisco soprattutto,come ho accennato prima , alla svolta antipartitica in progress da ormai oltre venti anni, da Tangentopoli e da Forza Italia in poi. Su cui, chi più e chi meno, abbiamo dato il nostro contributo con l’elogio smisurato della società civile a danno di quella politica, con l’elogio dell’associazionismo non partitico, che nelle intenzioni di Tocqueville svolgeva un preciso compito sussidiario. Abbiamo così aperto la strada ai partiti cesaristi sotto padrone, ai movimenti separatisti – sudisti e nordisti – , ai sempre verdi partiti personalizzati che in Italia, grazie a Dio, si sono vestiti di arlecchinate escortiste, speriamo esaurite per sempre. Il giusto rigetto, senza se e senza ma, del malaffare e della corruzione, dei legami illegali di alcuni esponenti di partito, le sacrosante denuncie dei privilegi delle caste e della spesa facile e clientelare; le cricche e le lobby, i parlamentari inquisiti, messi tutti in un unico calderone assieme al partito politico, hanno poi portato alla distruzione della rappresentanza e alla crisi della democrazia rappresentativa. Risultato? Ci siamo illusi di essere nell’Atene di Pericle – povera Atene! – e abbiamo preteso la democrazia diretta, senza mai distinguere di volta in volta il bambino dall’acqua sporca, il dito dalla luna.
    Di contro cresceva l’impolitica e l’antipolitica sotto il segno del qualunquistico “tutti ladri e incapaci”, “i partiti sono tutti da buttare” di cui Beppe Grillo con la sua pericolosa creatività è stato l’artefice impareggiabile che ha portato a quel 10 % di italiani maggiorenni che ancora ritengono la politica e i partiti interessanti per la democrazia politica.
    E’ a questo punto che il salto da questa situazione al “dagli alla classe dirigente” è stato breve. Ma ora ne paghiamo le conseguenze col disinteresse, con la grave crisi istituzionale ( come sottolinea lei) e con il tappabuchi-surrogato delle primarie che più che essere uno strumento del partito, come dovrebbero essere , vengono valutati come uno strumento contro il partito. Queste primarie, notoriamente utili proprio quando il partito politico è assente come negli Usa, le abbiamo a mio avviso enfatizzate oltre ogni misura. Tenendo conto che in ben due occasioni ho votato, e che voterò ancora oggi a Roma, il rischio che questa enfasi ha nascosto, è stato la delegittimazione completa del partito e della sua classe dirigente. Il che ci può trascinare a mio avviso dritti dritti alla post-democrazia: quella dei poteri forti finanziari, quella del partito occasionale a tempo senza storia e identità, quella sulla tutela di interessi, quella insomma post- partitica. In alternativa quella dell’autoritarismo dolce personalizzato dai media, o del partito padronale dei plutocrati che , come dicevo, in Italia abbiamo avuto occasione di conoscere.
    La situazione attuale io allora la semplificherei in questo modo : è una situazione post-partitica e post-democratica . Senza vie d’uscita dunque? No!
    Perché nella consapevolezza che senza partito, una società complessa e globalizzata come la nostra non va da nessuna parte se:
    1°) riforma elettorale permettendo, saremo in grado di riformare il partito politico riportandolo alle sue funzioni di democrazia interna e di partecipazione previste nell’art. 49 della nostra Carta;
    2°) le tante altre associazioni di società civile entrassero da “esterne” o con qualche loro iscritto nei partiti;
    3°) saremo tanto bravi di rivalutare senza nostalgie e con equilibrio il ruolo dello Stato, della politica e del partito politico;
    4°) togliamo il dubbio che rispettare le regole e lo stato di diritto non significhi togliere le libertà;
    5°) infine ci renderemo conto che senza classe dirigente professionale, capace, tecnica, onesta, a cui delegare la nostra pericolante democrazia, rischiamo svolte autoritarie;
    ebbene allora riscopriremo la partecipazione, metteremo le primarie al loro posto di complemento, e salveremo forse la democrazia politica liberale rappresentativa togliendo le illusioni che ai nostri giorni si possa andare avanti “primarieggiando”.
    Il mio potrebbe sembrare l’elogio del primato del partito politico.
    Ma non lo è! Il partito è parte di un tutto. Ma senza di esso la democrazia arretra.
    Nino Labate- Roma 19 febbraio 2012

    Ps. Se lo vuole togliere dai commenti e postare in qualche altra collocazione , o leggere soltanto, faccia pure.

  • Comunico agli amici di LG che è online il sito

    http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com/

    con il Database completo e aggiornato (o almeno ci si prova) dei condannati, prescritti e imputati nel Parlamento Italiano. (con foto). Molti di loro sono semi-sconosciuti e fare informazione vuol dire anche renderli noti al pubblico, con nome , cognome, foto e rispettivi reati

    L’obbiettivo è mantenerlo aggiornato anche con il contributo e le segnalazioni degli utenti (sez. Contattaci)

    Potete linkarlo, riprenderne e pubblicarne il contenuto a vostro piacimento sul vostro blog o pagina Facebook.

    Saluti

  • Si chiama completamento del “piano di rinascita democratica”,
    della loggia P2, sequestrato a M. Grazia Gelli nel luglio
    1982.

    Se avete dei dubbi confrontate i testi che si trovano in rete, in particolare per: il coinvolgimento di CISL ed UIL, l’emarginazione della CGIL e la separazione delle carriere dei magistrati, il presidenzialismo, la cessazione del valore legale del titolo di studio, lo smatellamento della RAI, unificazione ed occupazione delle TV private, dei giornali, dell’editoria…. l’unica cosa che non e’ mai stata presa in mano dai governo Brlusconi sembra essere la drittura morale alla quale Gelli rendeva, a parole, omaggio, ma ora…

    Si chiama collasso di 800 anni di civilta’ giuridica: Magna Charta, Habeas corpus, Dei delitti e delle pene…

    Il presidenzialismo con la “sfiducia costruttiva” (diffidate sempre dagli eufemismi, servono a velare i crimini piu’ atroci) porta a rinnegare le conquiste di 250 anni di civilta’ politica, dalla dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, la “dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” sino alle varie Costituzioni liberali e alla dichiarazone universale dei diritti dell’uomo.

    Si chiama Societa’ che cade ancora nella trappola delle avidita’ cieche che ciclicamente avvelenano il capitalismo quando questo prende il controllo dell’apparato legislativo.

    E dove porta?

    Jha Shankar Prem, nelsuo libro “Il caos prossimo venturo: il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni”, edito Feltrinelli (in inglese : The Twilight of the Nation State: Globalisation, Chaos and War) ci spiega che, per stupida avidita’, il capitalismo sta ora sprofondando la societa’ civile che lo ha allevato in un lungo periodo di instabilita’ e di conflitti sanguinosi.

    Forse e’ seriamente il momento di guardarsi negli occhi, capire quali futuri sono possibili e lavorare molto seriamente e con determinazione alla realizzare il futuro che vogliamo e che, soprattutto, vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti.

    Per poco tempo ancora ci sono molti futuri possibili.
    Il serio impegno personale di tutti e di ciascuno di noi puo’ ancora impedire che ci vengano rubati.

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