“Nessuna mediazione sui principi”

«È una bella giornata per presentare questo libro», premette la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti. E le vittorie di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli diventano al cinema Odeon la scenografia per un secondo dialogo – dopo quello raccolto nel libro edito da Laterza «La felicità della democrazia» – tra il presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e il direttore di Repubblica Ezio Mauro. «Questi giorni segnano la fine di una degenerazione della democrazia, sta a noi controllare che non si torni indietro», rileva Zagrebelsky. «Il pericolo più grave non è che qualcuno metta in discussione la democrazia ma che attacchi la sua sostanza», risponde Mauro.
È un secondo dialogo incalzato dallo storico Paul Ginsborg, oltreché dalla giornalista Bonsanti. E nonostante la complessità della materia tantissimi “cercatori di felicità” sono arrivati all´Odeon ieri pomeriggio: platea piena (330 posti), alcune decine nel loggione. Con in prima fila il presidente della giunta regionale Enrico Rossi.
A Ginsborg piace quando il dialogo, nel libro, «diventa dibattito». Soprattutto all´inizio: «Mauro si dice sicuro nella nostra democrazia, dice che nessuno oggi, qui, nel mezzo dell´Europa attenterebbe alla democrazia. Zagrebelsky fa notare che una volta si misuravano i progressi della democrazia, oggi invece si misurano i regressi», annota lo storico. Anche lui, Ginsborg, ha scritto sullo stesso tema («La democrazia che non c´è», pubblicato da Einaudi) e immagina una democrazia quotidiana, che riconquista uno spazio alla politica, oggi protesa invece a consumare tutto dentro il palazzo.
Zagrebelsky non gradisce la parola “berlusconismo”: «Questi anni non sono il prodotto di una idea politica tanto da arrivare ad un “ismo”». E a Bonsanti che chiede del populismo, il presidente emerito replica: «Abbiamo avuto una vicenda degenerativa abbastanza normale». Sulla degenerazione però nessun dubbio: «Basta pensare alla legge elettorale, con la quale chi sta in basso conferma le scelte dall´alto». E invece «nessuna mediazione è possibile sui principi» di fondo della democrazia, dice Zagrebelsky. Citando pure Gianfranco Miglio e la sua teoria del ciclo democratico («50-60 anni, tre generazioni»).
Mentre per il direttore di Repubblica «il populismo può essere una tentazione per tutta l´Europa: non è solo un problema italiano, è un impasto di forte tradizione e novità pericoloso perché seducente in un momento di disorientamento delle persone». E´ però il populismo, annota il direttore Mauro, di una «destra al cubo, una destra reale, alla quale si contrappone una sinistra che non sa bene neppure cos´è».

Leggi l’intervista a Zagrebelsky

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