Ecco perché credo che non sarà un’avventura

Non sarà un’avventura? A questo angoscioso quesito, letto con qualche giorno di ritardo a causa di un weekend dedicato a predicare in giro per l’Italia il verbo (irregolare) del PD, risponderei senza troppe esitazioni: no, non sarà un’avventura. Infatti, dei sei co-firmatari della mozione che preoccupa Sandra Bonsanti, ben quattro, cioè Soro, Bressa, Zaccaria e Amici, sono anche co-firmatari della proposta di legge costituzionale da me depositata a inizio legislatura alla Camera e dal presidente Scalfaro al Senato. Questa proposta, se discussa e approvata, impedisce cambiamenti della Costituzione a maggioranza semplice e rende obbligatoria una maggioranza parlamentare oceanica (quattro quinti) per evitare il successivo referendum. Poiché da maggio ad oggi Soro, Bressa, Zaccaria e Amici non hanno ritirato la loro firma alla mia proposta di legge, immagino la ritengano ancora vincolante, nella lettera e nello spirito, rispetto a qualunque ipotesi di futura riforma costituzionale. Di certo non potrebbero apprezzare l’idea che il governo proceda per decreto (cosa peraltro impossibile nel campo delle riforme costituzionali). Va anche riconosciuto che, nel merito, la mozione di Franceschini et al., quando parla di riduzione del numero dei parlamentari e trasformazione del Senato in camera di rappresentanza delle autonomie territoriali, non fa che richiamare lo stadio a cui si era fermata la discussione nella scorsa legislatura, e cita due riforme sulle quali il consenso è davvero molto ampio.Confesso, tuttavia, che tanto la genericità del successivo auspicio ad un adeguamento dei procedimenti decisionali e della forma di governo al mutato contesto politico-istituzionale, quanto il fatto di rivolgere un simile appello al governo hanno lasciato perplesso anche me.

Dirò di piú: poiché una mozione di contenuto cosí rilevante non era stata né discussa né votata nel gruppo parlamentare del Partito Democratico, penso che, se avessimo dovuto votarla in aula, mi sarei legittimamente astenuto; se ciò non è avvenuto è solo perché il governo l’ha accolta con qualche modifica, e quindi non si è proceduto alla votazione. Il fatto che il governo l’abbia accolta preannunzia qualche avventura, qualche pasticcio politico-istituzionale? Mi pare che da questo rischio ci abbiano prontamente salvato le nuove sparate del Presidente del Consiglio, che nel frattempo, incurante del colossale rovescio elettorale subito dalla sua precedente riforma costituzionale col referendum del giugno 2006, e anche della recentissima, (in?)cauta apertura di credito da parte del PD, ha dichiarato che riformerà la Costituzione, se necessario, con la sola maggioranza. Se la minaccia verrà attuata, l’unica avventura (vincente) in cui si potrà impegnare il PD sarà quella di promuovere un nuovo referendum costituzionale: dopotutto del precedente referendum, oltre ai Comitati Dossetti, LeG e ASTRID, furono promotori anche molti parlamentari oggi nel PD, fra i quali Bindi, Bressa e Zaccaria.

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