Non per questa elezione
Donald Trump ha appena subito una delle sconfitte giudiziarie più importanti della sua offensiva sulle midterm. La cosa più interessante, però, non è semplicemente che abbia perso. È come ha perso. E fino a quando.
Bisogna tornare al 31 marzo, quando Trump firma l’Executive Order 14399, Ensuring Citizenship Verification and Integrity in Federal Elections. La premessa dichiarata è quella che accompagna ormai gran parte della politica elettorale della Casa Bianca: impedire il voto illegale, rafforzare la verifica della cittadinanza, combattere le frodi e ristabilire la fiducia degli americani nelle elezioni.
Dentro un provvedimento molto più vasto compare però una novità. Trump ordina allo United States Postal Service di entrare direttamente nel funzionamento del voto per corrispondenza. USPS non dovrebbe più limitarsi a trasportare le schede. Dovrebbe imporre nuovi requisiti alle buste elettorali, ricevere dati dagli Stati e verificare che il materiale viaggi secondo un sistema federale comune. E se le verifiche a campione hanno esito negativo, USPS potrebbe rifiutarsi di spedire interi lotti di decine di migliaia di schede e rimandarli agli Stati chiedendo di correggerli. A poche settimane dal voto sarebbe un caos amministrativo senza precedenti.
Il servizio postale insomma non deciderebbe chi può votare e non conterebbe le schede. Interverrebbe ancora prima, sulla possibilità materiale che una scheda attraversi il sistema, raggiunga l’elettore e torni in tempo per essere scrutinata.
Ventitré Stati e il District of Columbia, guidati dalla California, fanno causa. Sostengono che il presidente stia invadendo competenze elettorali che la Costituzione assegna agli Stati e al Congresso. Da qui il nome del caso arrivato alla Corte Suprema: United States Postal Service v. California.
Il resto della cronaca può essere raccontato rapidamente. Due giudici federali bloccano la nuova disciplina. Uno di loro, Carl Nichols, è stato nominato dallo stesso Trump. Quando interviene, alcuni Stati hanno già cominciato a spedire le schede e il nuovo sistema federale non è ancora pronto. L’amministrazione ricorre e arriva alla Corte Suprema.
Il 14 settembre la Corte rifiuta di riattivare il regolamento USPS. Per le midterm del 2026 gli Stati potranno continuare a gestire il voto postale secondo le procedure già in vigore. Dissentono soltanto gli ultraconservatori Clarence Thomas e Samuel Alito.
Vista in sequenza, la vicenda sembra quasi un piccolo modello della resilienza istituzionale americana.
L’esecutivo inventa una leva nuova. Gli Stati fanno causa. I tribunali la bloccano. Il governo insiste e arriva fino a una Corte Suprema con una maggioranza conservatrice di sei giudici contro tre, tre dei quali nominati dallo stesso presidente. E quella Corte dice comunque no 7 contro 2. È un guardrail forte.
Ma non è una storia a lieto fine come sembra
A renderla più interessante è il giudice Brett Kavanaugh, che fu nominato dallo stesso Trump. Concorda con il rifiuto di applicare la regola alle midterm, ma nella sua opinione separata lascia aperta un’altra questione. Ritiene che vi sia almeno una «fair prospect», una ragionevole possibilità, che USPS possieda l’autorità legislativa per adottare una disciplina di questo genere. Il problema è applicarla adesso, quando l’elezione è già cominciata e Stati, amministrazioni locali ed elettori non hanno più il tempo di adeguarsi.
La distinzione è importante. C’è una resilienza sostanziale: il potere tenta di fare qualcosa e un’altra istituzione stabilisce che non può farla. E c’è una resilienza temporale: forse quella leva può esistere, ma non può essere azionata in questo momento.
Il ragionamento di Kavanaugh colloca il caso USPS nella seconda categoria. Il nuovo regolamento è stato fermato per il 2026. Non è detto che sarebbe fermato anche per le presidenziali del 2028, quelle decisive, se tutto venisse preparato bene e per tempo.
Una democrazia può dunque essere abbastanza resiliente da proteggere questa elezione e contemporaneamente lasciare aperta una trasformazione istituzionale capace di rendere la prossima meno protetta.
Ed è qui che conviene smettere di guardare al caso USPS e spostare l’attenzione altrove.
La macchina del DHS
Mentre una leva viene chiusa, infatti, un’altra sta crescendo. La racconta un’inchiesta dell’Associated Press sul Department of Homeland Security. Il DHS sta lavorando a un programma con un nome inequivocabile: Unlawful Voter Initiative.
Il punto di partenza è ancora il voto dei non cittadini. È già illegale, naturalmente. Il problema è la sua consistenza empirica. Le verifiche compiute finora continuano a indicare un fenomeno molto raro rispetto alle dimensioni dell’elettorato americano, e della retorica di Trump. In Iowa, per esempio, una verifica sulle elezioni del 2024 aveva confermato poche decine di casi.
La scala politica del fenomeno è invece enorme. Ed è questa distanza che rende importante il programma del DHS.
Già in agosto era emerso che investigatori della Fraud Detection and National Security Directorate di USCIS, l’agenzia del DHS per cittadinanza e immigrazione, erano stati riassegnati alla ricerca degli unlawful voters. Adesso sappiamo qualcosa di più su come funziona la macchina.
Secondo la denuncia di un testimone, rimasto anonimo per timore di ritorsioni, centinaia di funzionari vengono utilizzati per incrociare dati federali sull’immigrazione e registri elettorali statali. La formazione di questo personale sarebbe stata rapidissima, in alcuni casi inferiore alle due ore. Agli agenti sarebbe stato chiesto di controllare fino a quaranta nominativi al giorno. I risultati possono confluire in TECS, uno dei sistemi informativi federali utilizzati per attività investigative e di law enforcement: una verifica elettorale può dunque trasformarsi in un record investigativo federale.
DHS respinge le accuse e presenta il programma come un normale strumento di contrasto alle frodi elettorali. Non sappiamo di una macchina federale che stia cancellando in massa elettori dalle liste. Il punto è che esiste ormai una capacità federale dedicata alla ricerca del fenomeno. Acquisire voter data. Incrociare archivi. Chiedere file agli Stati. Verificare lo status migratorio. Segnalare nominativi. Costruire dossier investigativi.
È una capacità amministrativa nuova o, almeno, impiegata con una scala e una priorità politica nuove. Ed è molto più difficile da fermare di un regolamento USPS.
Una norma può essere impugnata davanti a un giudice. Una struttura amministrativa che raccoglie dati, incrocia database e produce informazioni opera invece attraverso una molteplicità di atti, richieste, accessi e investigazioni. Non ha bisogno di modificare formalmente le regole elettorali per incidere sull’ambiente nel quale quelle regole vengono applicate.
Qui il movimento rispetto a USPS è quasi speculare. Il servizio postale non può, per questa elezione, diventare il filtro attraverso il quale devono passare le schede. Il DHS invece può continuare ad alimentare la macchina che cerca l’elettore illegittimo.
Il problema del denominatore
Ed è questo, probabilmente, il punto politico più delicato. Per sostenere una narrativa sul voto dei non cittadini servono casi. Un apparato investigativo molto grande può trovarli. Non necessariamente inventandoli. Non occorre alcun complotto. Basta cercare una violazione rarissima con un’intensità straordinaria.
Se centinaia di funzionari confrontano milioni di registrazioni elettorali con archivi sull’immigrazione, è perfettamente possibile che individuino persone che non avevano diritto di registrarsi o di votare. Quando accade, quelle violazioni devono essere accertate e perseguite. Ma il loro significato politico dipende dal denominatore.
Se un’indagine trova 600 non cittadini che hanno votato dentro un universo di decine di milioni di elettori, ha dimostrato una cosa precisa: seicento persone hanno violato la legge. La stessa scoperta può però essere annunciata in un altro modo: «Finalmente abbiamo la prova: i non cittadini votano». Entrambe le frasi possono essere letteralmente vere, ma raccontano due storie diverse.
Il Nevada offre già un assaggio del problema. Il DHS aveva inizialmente segnalato quasi 16.000 nominativi come possibili non cittadini presenti nelle liste elettorali. Nella parte sottoposta alle prime verifiche manuali, 185 erano stati effettivamente confermati come non cittadini; migliaia di posizioni restavano ancora da esaminare. Il numero iniziale produce immediatamente una notizia politica. Per capire quello successivo bisogna invece spiegare il metodo, i possibili falsi positivi e soprattutto distinguere fra risultare iscritti nelle liste e avere effettivamente votato.
È qui che l’apparato amministrativo incontra la costruzione narrativa. Lo Stato non deve falsificare un dato perché quel dato acquisti un’enorme forza politica. Può scegliere che cosa cercare, con quale intensità cercarlo e quale parte del risultato rendere immediatamente visibile.
Per questo l’inchiesta dell’Associated Press sul DHS potrebbe essere, alla lunga, più importante della stessa decisione della Corte Suprema su USPS. Quella sentenza mostra un sistema istituzionale capace di reagire. Stati, organizzazioni civiche e tribunali hanno impedito che una nuova infrastruttura di controllo del voto postale entrasse in funzione mentre l’elezione era già cominciata.
Ma la resilienza efficace non consiste nel vincere una causa. È una competizione fra capacità. Alcune vengono bloccate. Altre crescono. Alcune cambiano forma. Altre imparano dai propri fallimenti.
USPS è stato fermato, “per ora” come sottolinea il giudice Kavanaugh. Intanto il DHS continua a lavorare.
Lo Stato di diritto americano ha protetto in parte questa elezione da un rischio importante: il tentativo del governo di creare il caos nel sistema del voto postale. Non ha ancora dimostrato di poter proteggere la prossima.
Approfondimenti
- Quinta Jurecic, «Rules Designed to Create Chaos», The Atlantic, 11 settembre 2026.
https://www.theatlantic.com/ideas/2026/09/mail-voting-usps-trump/688585/
- Ali Swenson, «DHS voter probe may break state laws and wrongly implicate US citizens, whistleblower alleges», Associated Press, 14 settembre 2026.
https://apnews.com/article/trump-election-noncitizen-voting-homeland-security-whistleblower-57f6d4bbc11347815020d2e5f241d6f9
- Peter Eisler, Ned Parker, Linda So e Mike Spector, «Election officials prepare for chaos as Trump seeks to tilt the midterms to Republicans», Reuters, 15 settembre 2026.
https://www.reuters.com/investigations/election-officials-prepare-chaos-trump-seeks-tilt-midterms-republicans-2026-09-15/
- Jonathan J. Cooper, «Supreme Court lifts a cloud over midterms, letting mail ballots flow as normal to voters», Associated Press, 15 settembre 2026.
https://apnews.com/article/mail-ballots-scotus-supreme-court-trump-6a7774587252d8733aca46908b5d6fc0

