Dal terrorismo rosso degli anni ’70 e ’80 alle tangenti degli anni ’90 fino al terrorismo internazionale e al caso Abu Omar: Armando Spataro, oggi procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, ha attraversato da magistrato alcune delle fasi più drammatiche della storia recente italiana. Spataro – che ha appena pubblicato il libro autobiografico «Ne valeva la pena» – questa settimana sarà in Alto Adige per due incontri pubblici: a Merano giovedì e a Bolzano venerdì.
«Armando, ma ne valeva davvero la pena?». È la domanda che il procuratore Spataro si sente rivolgere il 29 gennaio di uno degli anni ’90, anniversario dell’omicidio del magistrato Emilio Alessandrini a opera di un commando di Prima Linea. A porre la questione un maresciallo dei carabinieri «protagonista di tante indagini di terrorismo e di mafia». Il contesto quello dell’«ennesima stagione di violenti attacchi alla magistratura», cui la cronaca ci ha abituato negli ultimi decenni.
«Ne valeva la pena» è il titolo del libro (edizioni Laterza) in cui Spataro ripercorre le vicende giudiziarie italiane viste dal suo osservatorio privilegiato (ha ricevuto il Premio Capalbio 2010 per la sezione Politica e istituzioni). Lo ha scritto perché, come dice il suo collega Gherardo Colombo «dobbiamo coltivare il vizio della memoria. Meglio: il dovere della memoria».
Armando Spataro è in magistratura dal 1975, da sempre in forza alla Procura della Repubblica di Milano. È stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura tra il 1998 e il 2002 e nella sua lunga attività ha vissuto direttamente le fasi più controverse dei rapporti tra giustizia e politica. Si è occupato di terrorismo interno, di mafia e criminalità organizzata, di terrorismo internazionale (con le indagini sul rapimento dell’imam di Milano Abu Omar). Dopo il 1994 è stato chiamato da procuratore Borrelli nel pool di Mani Pulite. Spataro parlerà a Merano, giovedì alle 20.30, nell’auditorium del centro scolastico di via Wolf. Il giorno dopo sarà a Bolzano alla Lub, nell’ambito del progetto «Fair Play – Regole di vita», per una conferenza aperta alla cittadinanza (ore 18.30, «Lotta al terrorismo e rispetto dei diritti: un difficile, ma necessario equilibrio»).
A Merano tratterà del tema: «L’illegalità nel sistema Italia: quali vie d’uscita?». È invitato dal circolo meranese di «Libertà e giustizia» (coordinato da Gianfranco Forza) cui fanno riferimento una trentina di soci da tutta la provincia.
Costanza Firrao è la responsabile della segreteria nazionale dell’associazione: cura il rapporto con i soci e i simpatizzanti, si occupa dell’organizzazione delle scuole di formazione politica e promuove la nascita di nuovi circoli. Frequenta Merano, ci tiene a dire, come «una seconda Heimat». L’emergenza legalità, racconta, «parte da lontano, Tangentopoli fu la punta dell’iceberg e nei primi anni ’90 ci fu l’illusione collettiva che spazzando via i partiti politici e la classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica, il problema si potesse risolvere. Come si è visto, l’avvento di Berlusconi ha invece segnato l’inizio di una stagione politica in cui l’illegalità è diventata prassi, l’attacco sistematico alla giustizia, unicamente per difendersi dai processi in cui è implicato, il tentativo costante e progressivo di introdurre una Costituzione “formale”, che mina l’impianto della nostra Carta, il gigantesco conflitto d’interessi che gli permette di controllare i media, l’appartenenza alla P2… Si potrebbe andare avanti all’infinito». Libertà e Giustizia, aggiunge, «è un’associazione di cultura politica che non vuole né sostituirsi ai partiti né agire contro di essi. La sua mission, a partire dalla nascita nel 2002, è quella di anello di congiunzione tra partiti e società civile. Tra le sue battaglie più “visibili” quella del referendum costituzionale del 2006, l’unica vittoria del centrosinistra in tutti questi anni».
Osservatorio Autoritarismo
Il ritorno alla normalità dopo il “carnevale della protesta”?

