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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Ddl Zan, si muove anche il Vaticano 

02 Luglio 2021

Nadia Urbinati Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

Conosciuto come ddl Zan, il disegno di legge approvato dalla Camera il 4 novembre 2020 e ora in discussione al Senato concerne le “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge”.

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Si occupa -prima di tutto- di apportare modifiche al codice penale per integrarle con un nuovo reato e rispettive pene per azioni lesive della persona «per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». Per esempio, con le modifiche all’articolo 604-bis del codice penale si include tra i reati di “propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi” anche quelli “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

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Non si impone alcuna dottrina o idea o opinione, né si interviene sulla libertà individuale di scelta. Invece, si specifica che idee, opinioni o scelte sono libere “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Coerentemente alla tradizione liberale e dello stato di diritto, si chiarisce la distinzione tra idee o opinioni o scelte e la loro ispirazione esplicita a compiere atti “discriminatori o violenti”.

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A onor del vero, la definizione di “atti discriminatori” è tutt’altro che univoca e può essere oggetto di contestazione. Così pure, è complicato entrare nell’intenzione di un agente e individuare il “concreto pericolo” che da una sua opinione derivi il compimento di un atto discriminatorio.

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Il secondo tema oggetto di discussione, e sul quale si è concentrata la polemica di questi giorni in seguito alla nota verbale del Vaticano resa nota dai media, riguarda l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” con lo scopo di “promuovere la cultura del rispetto” per queste differenze e sensibilizzare la coscienza contro atti o propositi discriminatori o di violenza.

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Questa giornata si affianca ad altre che la Repubblica dedica a questioni specifiche e sensibili, come per esempio la Giornata della Memoria della Shoah e dei crimini perpetrati di regimi nazista e fascista per ragioni razziali.  Come in occasione della Giornata della Memoria, anche in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia “sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile” per la sensibilizzazione sul fenomeno discriminatorio.

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Le scuole sono direttamente coinvolte, come anche le altre amministrazioni pubbliche, nel senso che devono provvedere “alle attività” pedagogiche e di sensibilizzazione “compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente”.  E’ questo aspetto che più ha allarmato il Vaticano. Benché il ddl non faccia riferimento a percorsi curricolari obbligatori, tuttavia invita le scuole pubbliche e quelle private parificate a dedicare discorsi e riflessioni al problema della discriminazione per ragioni di scelta sessuale.

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Domani, 23 giugno 2021

Politologa. Titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York.
Come ricercatrice si occupa del pensiero democratico e liberale contemporaneo e delle teorie della sovranità e della rappresentanza politica.
Collabora con i quotidiani L’Unità, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e con Il Sole 24 Ore; dal 2019 collabora con il Corriere della Sera e con il settimanale Left.

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