25 aprile a Firenze con i Rosselli, Calamandrei e gli studenti del Michelangelo

30 Apr 2023

Il 25 aprile non è una ricorrenza come le altre, e neppure una ricorrenza, intesa come inerte ripetersi di un certo avvenimento, o il suo anniversario. Il 25 aprile non è una ricorrenza come le altre perché non è nel passato, ma i suoi frutti, o meglio il suo frutto, la Costituzione, vive intorno a noi.

La Costituzione non è qualcosa che appartiene al dopoguerra soltanto, ma è viva, presente e modello di cittadinanza per tutti noi.

La Costituzione è stata scritta per essere sempre attuale, ed è per questo che delinea idee, principi e valori piuttosto che disposizioni valide solo nel momento della stesura.

La Costituzione è l’eredità dei migliaia di partigiani morti sognando quel grande faro della libertà, ovvero quell’Italia così bella. Il 25 aprile non è una ricorrenza perché l’antifascismo e la resistenza non sono e non devono essere storia, ma bensì il nostro presente. La storia siamo noi, qui, ora, ed è necessario comprenderlo prima che ci passi a cavallo davanti agli occhi. N

on possiamo cambiare la storia, ma possiamo farla, giorno dopo giorno, azione dopo azione, verso un futuro migliore. Tutto inizia nelle scuole pubbliche, laiche, non di partito, che Calamandrei ricorda che debbano essere, in conformità alla Costituzione, aperte a tutti, in modo che i migliori di ogni classe possano contribuire, seppur per un brevissimo periodo di tempo, al miglioramento della società.

I nostri compagni pestati, con le loro azioni, ci hanno ricordato che c’è ancora del buono nella nostra scuola pubblica, che continua a combattere e a resistere, a discapito di vent’anni di tagli e ridimensionamenti attuati dai vari governi di ogni colore politico. Dunque la scuola come mezzo, di crescita, di formazione, di comprensione, di scambio di idee, ma mai come strumento.

Dal giorno seguente l’aggressione fascista al Michelangiolo, abbiamo visto per settimane varie testate giornalistiche, sempre appostate fuori dalla nostra scuola, o che cercavano di ricavare qualche dichiarazione, o che ricostruivano gli eventi, per usare un eufemismo, in maniera fantasiosa, a caccia di un titolo da schiaffare in prima pagina per vendere copie. Siamo stati al centro di una bufera, siamo stati il terreno di scontro di partiti che non hanno esitato e strumentalizzare la vicenda per darsi un tono, o accusare la controparte con modi che ricordano molto una disputa tra tifoserie.

E noi studenti, con i professori, siamo anche scesi in piazza per chiedere l’attuazione della dodicesima disposizione della Costituzione, la quale vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista, insieme a esponenti e partiti politici che sono stati al governo per anni, ma che non hanno fatto niente a riguardo. Quindi da dove ripartire? Dalla scuola pubblica, dalla Costituzione e dagli studenti, i quali sono vitali, vivi, dinamici, pronti ad essere la storia. Una volta una mia professoressa mi disse che la sua generazione era stata eccellente nell’analizzare la realtà, e che la nostra avrebbe dovuto cambiarla.

Ecco, io credo che i giovani, oggi, al contrario di quanto viene spesso detto, non siano il futuro, ma il presente, un presente che ci ricorda che cambiare è possibile, che la Costituzione non è morta, che il 25 aprile non è una semplice festa, ma dobbiamo essere noi. La storia siamo noi, qui, ora, e noi giovani siamo pronti a farla, siamo pronti ad acciuffare il futuro, un futuro che spesso sentiamo sempre più allontanarsi come l’orizzonte.

Perché allora dovremmo continuare a lottare, a manifestare per gli ideali che il 25 aprile ci ricorda da ottant’anni, se ogni che facciamo un piccolo passo verso di loro, essi sembrano allontanarsi, e rimangono dunque irraggiungibili? In fondo a cosa serve l’orizzonte se non a camminare? E noi camminiamo e continueremo a camminare, conoscendo solo il prossimo passo di un percorso senza fine ma con un tracciato ben delineato, ovvero la Costituzione.

Che l’antifascismo in questo paese l’abbiano risvegliato due ragazzi pestati perché difendevano le loro idee fa pensare molto, ma non la nostra generazione, bensì quella che aveva analizzato talmente bene la realtà che si era dimenticata di cambiarla.

Non temete, il futuro è in buone mani, e, se la scuola pubblica verrà risollevata, sarà in mani ancora migliori, ma forse un certo tipo di potere non vuole che le persone, da tutte le classi, abbiano la possibilità di sollevarsi e avere un posto al sole per qualche istante. Perciò partiamo innanzitutto da noi stessi, cambiamo ciò che non va in noi, e poi potremo cambiare il mondo intorno a noi, partendo da quei valori e principi che la Costituzione pone come fari lungo il percorso nebbioso che è la nostra vita.

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