Napoli. Ancora gobettiano? «Sì». Liberale rivoluzionario? «Certo». E renziano? «Anche». Vincenzo De Luca, l’ex sindaco di Salerno vincitore delle primarie per le Regionali in Campania, attraversa il secolo con disinvoltura. Perché Gobetti? «Perché fu lui a dire che il moralismo è sempre utilitaristico». E perché Renzi? «Perché è un grande modernizzatore». E che anche Renzi possa aver usato il moralismo in chiave utilitaristica, questa è un’altra storia: ci torniamo dopo. Intanto, De Luca è in campo e si nota. Giuliano Ferrara ne parla e si esalta («II mio amico De Luca… Lui sì che…»). Marco Travaglio lo punta e si indigna («Condannato in primo grado per abuso d’ufficio, prescritto per smaltimento abusivo di rifiuti, imputato in altri processi per associazione a delinquere, truffa, peculato e abusi vari, sospeso per la legge Severino, reintegrato dal Tar, e decaduto perché da sindaco faceva pure il sottosegretario di Letta»). Enrico Mentana lo cita in diretta tv e scommette («Vedrete, il Pd gli chiederà di farsi da parte»). Allora, De Luca, lei è o non è il candidato del Pd? «Lo sono da quando ho vinto le primarie». Eppure… «Eppure niente. Ho incontrato Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Nessun problema». Nel 2010 lei ha già sfidato, perdendo, il berlusconiano Caldoro. Perché insiste? «Altri tempi, altro contesto. E poi io feci un miracolo: 200mila voti più della coalizione». Già, ma poi abbandonò il campo per tornare nella sua Salerno. «Ero più utile lì. E ricordo che per ritornare al Comune ho rinunciato al vitalizio sicuro e a 15 mila euro al mese». Però lei non avvertì prima gli elettori. Se ne guardò bene. «Avrebbe portato sfiga». Ora, se eletto, per lei scatterà la sospensione prevista dalla legge Severino. «Se scatterà la sospensione farò ricorso al Tar e sarò reintegrato». Che scatti la sospensione è certo, incerto è semmai l’esito del suo ricorso. E poi la Cassazione potrebbe decidere sull’incompetenza dei Tar. «Non cambia nulla. Chi vince governa». Nel senso che il voto popolare prevale sulla legge? Non era Berlusconi a dire così? «Sì, era lui. Io dico un’altra cosa. E cioè che il voto deve spingere il legislatore a rivedere le leggi fatte con i piedi». Ma intanto, per governare lei dovrà insediarsi. Chi lo farebbe durante la sua sospensione? «Avrò il tempo di nominare». Le sembra una bella prospettiva? «Quante storie! Non sarà mica per l’eternità! Con Caldoro abbiamo avuto per cinque anni un governatore assente. Ed ecco i risultati: siamo ultimi in tutto e primi solo per disoccupazione. Piuttosto, perché non prendere atto che la mia è una battaglia di civiltà. La Severino va cambiata, punisce i sindaci e i governatori e non i ministri e i parlamentari, viola il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge, ingessa il Paese». Un sondaggio che pubblichiamo oggi dice che per l’84% degli elettori Pd lei farebbe meglio a rinunciare. «Per me valgono i voti veri, quelli delle primarie». Comunque le leggi vanno rispettate, giusto? «E infatti io la Severino la rispetto, mica la legge mi impedisce di candidarmi e di essere eletto!». Ma la legge sulle incompatibilità non l’ha rispettata. Lei è decaduto da sindaco a causa di quella. «È vero, ma il capitolo non è chiuso, aspettiamo la Cassazione. Tutti a vedere la pagliuzza e non la trave. Dov’erano i moralisti quando io, prima delle inchieste giudiziarie, puntavo l’indice contro il ministero alle Infrastrutture?». Di Lupi lei ha detto anche che assomiglia alla figlia di Fantozzi. «E che sarà mai! Mica è una mitragliata alle spalle. Più delle mie battute, dovrebbe preoccupare la sostanza delle cose. E la sostanza è far ripartire il Paese come io ho fatto ripartire Salerno». La accusano di volere un ecomostro in città, il Crescent. Anche la figlia di Italo Calvino… «Lasciamo stare. Tutto questo per 52 centimetri di troppo. Ma insomma! Se qualcuno vuole mummificare l’Italia deve vedersela con me. E con Renzi». A proposito: le sembra giusto chiedere le dimissioni per la ministra Cancellieri, salutare con soddisfazione quelle di Lupi e tacere sul suo caso e su quello dei sottosegretari indagati? «Storie diverse. Conta la valutazione politica. Io so solo che Lupi non poteva rimanere lì dov’era un minuto di più».
Il Corriere della sera, 29 marzo 2015
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