Riforme costituzionali: il grande scempio

22 Giu 2012

Intendiamoci bene: il ddl sulle riforme costituzionali così come si è formato nel dibattito in Commissione al Senato è davvero “un pasticcio incredibile”, secondo la efficace definizione pronunciata qualche settimana fa dal presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo. Firma l’appello dei giuristi e leggi il documento di Salviamo la Costituzione

Intendiamoci bene: il ddl sulle riforme costituzionali così come si è formato nel dibattito in Commissione al Senato è davvero “un pasticcio incredibile”, secondo la efficace definizione pronunciata qualche settimana fa dal presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo. Ora però, dopo gli emendamenti e le modifiche richieste (semipresidenzialismo e Senato federale) proprio in questi giorni da Pdl e Lega, durante la discussione in aula a palazzo Madama, si può a ragione sostenere – come fa Del Pennino (Gruppo Misto-Pri) – che quella uscita dalla Commissione “era una riformetta; ma se fosse approvato l’emendamento sul Senato federale, dovrei cambiare il termine e dire che siamo in presenza di una riformaccia!”.
Comunque sia, il ddl subisce uno stop di qualche giorno e gli articoli più contestati (appunto su semipresidenzialismo e Senato federale) sono rimandati in Commissione fino a mercoledì prossimo 27 giugno, quando il testo tornerà in aula per l’approvazione, ammesso che si trovi un accordo. Intanto, l’assemblea dei senatori ha approvato l’articolo 1 che prevede la riduzione (da 630 a 508) dei deputati. Come finirà questa riforma, è assolutamente impossibile immaginarlo in questa fase: si può arenare in Commissione o dopo, in aula; può essere approvata solo con i voti del centrodestra Pdl e Lega (con il patto, che però sembra tramontato, per la Camera alta federale) e quindi senza la maggioranza richiesta per evitare il referendum confermativo; e c’è chi chiede di varare solo la riduzione dei parlamentari e poco altro; forse può saltare tutto, se si aprirà la crisi di governo (con elezioni in autunno).
Insomma, tutte le ipotesi sono ancora aperte per una riforma “che fa acqua da tutte le parti” (senatore D’Alia, Udc). Come è stato detto in aula, “una grande democrazia” come quella italiana, con una grande Costituzione, “non merita questo scempio”. Non si può “giocare con la Carta fondamentale come fosse un volantino di propaganda in vista delle prossime elezioni” (capogruppo Pd, Finocchiaro). Perciò molti senatori pensano che “i lavori non arriveranno a buon fine”, ma finiranno “nelle sabbie mobili”. Forse l’unica decisione positiva è aver “accelerato in aula il progetto di riduzione dei deputati” (articolo 1), che però è inserito “in un provvedimento che a mio avviso non diventerà mai legge dello Stato” (Finocchiaro).
Il Pd non può andare verso l’ignoto e contribuire a smantellare la Costituzione, approvando Senato federale e semipresidenzialismo. Ancora Finocchiaro: “Noi faremo la nostra battaglia fino in fondo”. E’ stato proprio il presidente della Affari costituzionali, Carlo Vizzini, a spiegare quali sarebbero le conseguenze se il ddl fosse varato dal Senato senza la maggioranza dei due terzi. In aula e poi parlando con i giornalisti, Vizzini ha indicato alcuni “problemi di natura stagionale”… diciamo così. Se si dovrà andare al referendum confermativo della riforma istituzionale, cosa accadrà in questo Paese?
“L’anno venturo” spiega Vizzini,”con la legge vigente, eleggeremmo a Camere riunite un Presidente della Repubblica per sette anni e con le elezioni politiche – spero dopo aver modificato la legge elettorale – eleggeremmo un Parlamento. Dopo queste prove elettorali, si celebrerebbe il referendum confermativo (nel caso in cui non fosse stata raggiunta la maggioranza dei due terzi) e, se questo passasse, avremmo per sette anni un Presidente della Repubblica eletto con una legge che non c’è più, perchè è stata abrogata, e un Parlamento che deve rimanere in carica per cinque anni, ai sensi di una legge che è stata abrogata”. Conclusione di Vizzini, mentre ci fissa negli occhi: “Vivremmo quindi una stagione di delegittimazione politico-istituzionale che fa tremare le vene e i polsi soltanto a pensarci”. Nessun interlocutore ha fiatato o commentato.

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