‘Come una fontana’. Usi e consumi di suolo

10 Apr 2012

Tra le azioni che concorrono allo sviluppo e alla creazione delle condizioni di equità sociale, troviamo quella della ‘partecipazione’. Già nella nostra Carta Costituzionale, all’art.9, si immaginano come valori e diritti, due azioni specifiche: l’azione del promuovere lo sviluppo e quella di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico

Tra le azioni che concorrono allo sviluppo e alla creazione delle condizioni di equità sociale, troviamo quella della ‘partecipazione’.
Già nella nostra Carta Costituzionale, all’art.9, si immaginano come valori e diritti, due azioni specifiche: l’azione del promuovere lo sviluppo e quella di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. La prima, proiettata verso il futuro, verso una programmazione dello sviluppo scientifico e tecnico; la seconda, verso la salvaguardia del nostro passato a tutela delle nostre identità.
Nel frattempo sono subentrate anche le Normative Europee che devono essere, però, ratificate dal Parlamento.
Con il Titolo V della Costituzione, il legislatore ha suddiviso tra Stato, Regioni, Province e Comuni, la competenza su alcune materie. Allo Stato spetta il ruolo di legislatore esclusivo, agli altri Enti quello di legislatore concorrente.
Non ci sono dubbi, così come stanno le cose, è in questo ultimo contesto che si concentra la fase esecutiva per la programmazione dello sviluppo e della crescita culturale di un territorio.
Si può pensare a una grande e alta fontana in cui è lo Stato che permette all’acqua di zampillare, ma alla base, troveremo sempre una vasca che la raccoglie; spetta agli altri Enti la gestione di questa risorsa importantissima.
Su argomenti come, programmazione, uso delle risorse del territorio, crescita e decrescita urbana, possiamo trovare molte informazioni, recentemente alcuni studi ci hanno dimostrato come, anche in Toscana, in questi ultimi anni, il consumo di suolo ha viaggiato ad e da più parti è emersa una constatazione che ci deve condurre ad una profonda riflessione:
“un suolo consumato è un suolo consumato per sempre”.
Questo deve in qualche modo spingerci, mi rivolgo soprattutto agli Amministratori a cui abbiamo delegato ruoli decisionali, alla ricerca di azioni di collaborazione democratica tra Enti che, pur competenti ognuno per il proprio territorio, devono essere funzionalmente uniti, nella salvaguardia del nostro paesaggio e delle nostre città.
Ed è per questi motivi che una associazione come Libertà e Giustizia ha, tra i suoi punti tematici, anche quello della tutela dell’ambiente, del governo del territorio e della valorizzazione dei beni culturali, che cerca di approfondire creando occasioni pubbliche, sia per i cittadini che devono essere giustamente informati, che per i partiti … affinché esercitino fino in fondo il loro ruolo di rappresentanti di valori, ideali e interessi legittimi.
Faccio un passo indietro e, per riallacciarmi alle tematiche riguardanti usi e consumi di suolo,  penso alla sovrapposizione di due immagini riprese dall’alto della Piana Fiorentina, scattate in tempi diversi e proiettate durante un forum a tema tenuto nella sede del Corriere Fiorentino. Lo sviluppo delle espansioni urbane sono a carattere diffuso, direi quasi dispersivo; questo non vuol dire essere in presenza di illeciti urbanistici, non ho motivo di dubitare che questo modo di costituire la città si sviluppa all’interno delle aree previste nei piani strutturali ufficialmente approvati. Ma questo modo di progettare il futuro di un territorio è oggetto di molte critiche, prima di tutto bisogna chiedersi se sia ecologicamente ed economicamente corretto rendere impermeabili ulteriori suoli.
Di fronte a una accertata necessità espansiva, una soluzione potrebbe essere quella di rincorrere la continuità urbana, oppure quella di affrontare la questione irrisolta delle previsioni edificatorie che, una volta imposte dal piano, sono difficilmente cancellabili anche quando non vengono realizzate. Anche il tempo per l’approvazione di uno strumento urbanistico è da rivedere, questa è una delle preoccupazioni che più interessa ai Costruttori; tanto e indefinibile a priori, il tempo che passa tra l’idea di un piano e la sua definitiva approvazione, regolamenti compresi. Però a una riduzione dei tempi non può corrispondere una riduzione delle possibilità partecipative in cui anche il cittadino sia parte attiva nel procedimento approvativo.
Gli abbattimenti temporali non possono depotenziare le procedure di democrazia partecipativa.
Al centro delle scelte deve essere posto, non solo il ruolo e le strategie degli attori pubblici, ma soprattutto il diritto della collettività a vedere rispettate le proprie aspirazioni e necessità.
Consapevole dell’importanza dei temi relativi alla disciplina del territorio, il circolo fiorentino di Libertà e Giustizia ha intenzione di organizzare a breve, un dibattito pubblico e si attiverà per programmare nei prossimi mesi una scuola di formazione in tema.

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