Noi nella normalità solo apparente

In pochissimi giorni ci stiamo riabituando a vecchi paesaggi e a riti dimenticati, alla politica che non è spettacolo ma discussione, ci stiamo abituando all’assenza delle urla e dell’ignoranza sventolata come caratteristica della democrazia.
Davanti a Palazzo Chigi si fermano frotte di cittadini normali che come un tempo aspettano di vedere se per caso passa qualcuno di un governo di gente normale.
Stiamo ritrovando una sorta di “normalità” proprio mentre la crisi diventa più profonda e così difficile da bloccare, normalità mentre l’emergenza coinvolge tutta l’Europa. Normalità e semplicità.
L’anomalia berlusconiana è solo dietro l’angolo ma a tutti appare vecchia, logora, aliena.
Ci sono molti ritorni che preoccupano, come una eccessiva dose di cattolici che in politica vogliono fare una politica cattolica. E cose che ancora si capiscono poco, come possibili conflitti di interesse o interessi non del tutto trasparenti.
Però questo sentimento di normalità ritrovata ci permette di guardare alla politica come a qualcosa che si può condividere o, se non si è d’accordo, combattere con mezzi costituzionalmente corretti.
A dieci giorni dalla nascita del governo Monti e in piena bufera finanziaria ed economica possiamo consolarci di questa normalità?
La tentazione è forte e la soddisfazione per chi in questi anni ha contribuito a combattere Berlusconi denunciando i rischi di quella bramosia di potere che ha invaso le istituzioni e mortificato Camera e Senato, è più che giustificata.
Ma poi, purtroppo, è davvero tutto da costruire. E’ un ritornello, lo dicono tutti: ora dobbiamo ricominciare, dobbiamo ricostruire dalle macerie… Lo dice anche chi in questi anni non vedeva gli abissi verso cui eravamo sospinti.
Si riparte, si ricuce, si ricostruisce. Eppure credo che non sarà così facile. Credo che  la “normalità” in cui ci stiamo cullando sia solo apparente e che nuove durissime prove ci attendano nei giorni e nei mesi a venire.
Non c’è nulla di scontato. La buona politica è tutta da costruire.
Il problema è che nessuno che abbia fatto politica in questi anni, maggioranza (ma come avrebbe potuto succube del cavaliere?) e opposizione si è preoccupato di preparare il dopo: non è solo questione di forze politiche o di schieramenti, voglio invece dire che non è stato preparato il ricambio, il rinnovamento di quegli stessi partiti coinvolti nella traversata del deserto. Non ci sono stati, insomma né i Parri né i La Malfa che mentre facevano i partigiani creavano il Partito d’Azione per i giorni a venire. E preparavano la nascita della Repubblica.
Tutto è da fare o da rifare. Però io vedo almeno due problemi molto seri che possono intralciare la strada della rinascita della politica.
1) Se non si è capito fino in fondo il guaio in cui eravamo finiti, se non si sono riconosciuti i vizi e i rischi degli anni di Berlusconi, se non si conosce l’anomalia, allora essa potrebbe ripresentarsi di nuovo, non in un futuro molto lontano, ma presto. Se non si è vigilato nel passato, sapranno vigilare oggi e domani?
2) Se il sistema della corruzione è ancora così diffuso, se come sembra, le mazzette continuano a rappresentare normale nutrimento di apparati bisognosi di fondi, come si pensa di costruire una fiducia dei cittadini in forze politiche che impongono sacrifici e sopravvivono di illegalità, economia sommersa, corruzione, evasione fiscale? Quale questione morale, quale impegno contro la criminalità che non siano soltanto belle parole ci aspettano in questa fase apparentemente “normale”?
3) Servirebbe un grande impegno civile e politico per discutere prima e inventare poi le forme e le strutture di partiti nuovi, che non mortifichino i cittadini elettori, ma li coinvolgano in uno sforzo comune. Servirebbe una sede aperta e dialogante, nella quale i contributi non venissero giudicati come atti di accusa e i più giovani non venissero demonizzati per le loro ansie di partecipazione. Servirebbe non definire “riserve” le studiose e gli studiosi che in questi anni difficili ci hanno illuminato con la loro saggezza e competenza.
Servirebbero coraggio e generosità.
Ma questi sì che non sono sentimenti tanto normali. Forse potrebbero bastare intelligenza politica e conoscenza della storia.

7 commenti

  • la “tranquillità” di cui si parla è data dalla presenza del vero potere in parlamento. Lo starnazzare dei camerieri è rimandato per il “tempo necessario”

  • Ricucire l’Italia è tempo perso, sappiamo con che polli abbiamo a che fare e più cucita di così non si può. Dobbiamo cucire l’Europa e l’Italia verrà in sovrappiù. Si sa gli italiani seguono quando vedono che comunque si comportino non possono più fare danni.
    Pe ricucire l’Euroap dobbiamo fare un discorso preliminare ai tedeschi: senza rancore,anzi con moto rispetto, ma per cominciare Berlino esca dall’Europa. Poi si vedrà.
    Nel frattempo gli europei provino a non acquistare più BMW e/o Mercedes nonché Opel per un paio d’anni.
    ___
    O si capisce questo o è finita.

  • Ho letto, ho riletto e credo che rileggerò ancora. Hai fatto molti centri, hai toccato dubbi e perplessità, hai cercato, in poche parole, di dare corpo ad una speranza, “è possibile tornare a concepire la politica senza avere paura”- una politica fatta di puri sentimenti, di devozione, di certezze. Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di leggerti.

  • La classe politica aspetta, il parlamento è in attesa, di che mi domando. Se vari parlamentari dichiarano la necessità di tagli ai loro costi, di essere d’accordo sull’eliminazione dei vitalizi, perchè aspettano le proposte legislative dal governo? Come mai nessuno rinuncia fin da ora, senza attendere, al proprio vitalizio, alla macchina blu e a tutte le altre cose per cui si è meritato l’appellativo di casta?
    Cara Sandra, c’ero anch’io qui a Firenze in occasione dell’incontro con Franceschini, certo mi ha colpito molto il suo glissare e il non rispondere al tuo invito, reiterato, di presentare in parlamento una legge che rendesse la democrazia partecipata.

  • spero che la regione Toscana si sbrighi a cambiare la legge elettorale. Pensare che secondo lo schema di riforma istituzionale che vuole il dimezzamento dei parlamentari, con Camera politica che fa le leggi e Senato delle Autonomie locali fatto di eletti in secondo grado (cioè scelto tra chi è già in comune o in regione) il guasto della Toscana (eletti nominati in liste bloccate) potrebbe riverberarsi anche sul Senato. Un immenso pasticcio, ma a causa del quale sempre meno i cittadini potranno scegliere, sempre di più tutto nelle mani della classe partitica. Comunque, prima di tutto salviamoci dalla catastrofe!!!!

  • E’ arrivato il momento di pagare il conto di questi anni di festa e visto che il conto é espresso in numeri, affidiamo la riscossione ad uno che di numeri se ne intende, Mario Monti. Ma il governo tecnico per definizione é un governo tecnico e farà il proprio lavoro applicando la tecnica di cui é capace e di cui si fregia: Per cui se un italiano di media mangia un pollo al giorno, su quella media verrà contata la parte di quel pollo che ognuno di noi dovrà apparecchiare sulla tavola dello stato. Praticamente continuare a prenderlo in culo ma questa volta a spingere é Rocco Siffredi. Eh si, perché di questo stiamo parlando e questo dovrebbe bastare per fare scendere in piazza migliaia di Indignados in salsa italiana, ma qui da noi il più indignados, se va bene ha fatto solo il ’68, forse a parole, e quando scende in piazza é solo per svuotare il catetere o sfasciare qualche vetrina. Invece noi siamo pronti a salutare il governo tecnico come una liberazione, e purché B. se ne vada, a pagare di tasca nostra. Ed é quello che ci faranno fare. Si perché pare, che io e Flavio Briatore, Rocco Paloscia ed Emma Margegaglia, l’artista di strada Sciupafemmine e Massimo Boldi, tutti insieme dicevo, siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità: me cojoni, e cosi gli stage non retribuiti e la vacanza a Courmayer, i contratti da co.co.pro nei call center e il tener lo yacht parcheggiato a Porto Cervo fanno di media un pollo a testa. Con la matematica non si scherza.

  • Sarà come dice la nostra Bonsanti,ma io non mi sento ancora di appartenere a coloro che si stanno “riabituando a vecchi paesaggi ed a riti dimenticati”.
    Sarà perchè la terra dei gattopardi in cui sono nato e cresciuto mi rende scettico sulla capacità di conversione dello “sciacallo” politico a capo degli sciacalletti dotati di diritto all’ultima parola,come da contratto.

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