Libertà e Giustizia rilancia “Partiti più aperti e ripuliti”

Una serata per spiegare che “Dipende da noi”. Che la politica deve rifondarsi, e rioccupare il suo campo. Che i partiti devono decontaminarsi, da autoreferenzialità e corruzione. E poi aprirsi, finalmente: all’aria nuova, a volti nuovi. Libertà e Giustizia ci riprova stasera alle otto e mezza al teatro Smeraldo di Milano.

Non sarà una manifestazione “di piazza” come quelle del Palasharp o dell’Arco della pace. L’orario non lo consente, il momento è diverso. Quello che si chiede oggi è di non perdere una possibilità. I momenti di crisi – economica, politica, sociale – servono a cambiare. Deve farlo il Paese, devono farlo coloro che aspirano a rappresentarlo.

Sul palco ci saranno Gustavo Zagrebelsky e Roberto Saviano, il costituzionalista e lo scrittore. Il primo spiegherà il senso del manifesto che ha già superato le 35mila firme. Il secondo ricorderà che, per “rifondare” l’Italia, bisognerà cominciare ad affrontare in modo nuovo, e forte, la corruzione. Ad aprire l’incontro sarà la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti, a condurlo Concita De Gregorio. Insieme a loro, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, Umberto Eco, Lella Costa. Ci saranno anche collegamenti con la trasmissione di Gad Lerner L’infedele. Diretta streaming su RepubblicaTv e a Radio Popolare.

“C’è stato un tentativo di spingerci nell’angolo dell’antipolitica cui vogliamo reagire – dice Sandra Bonsanti -. La

nostra associazione si batte per la “buona politica”, che è cosa diversa”. Dissociarsi per riconciliarci è lo slogan dell’iniziativa, “ci rivolgiamo ai partiti perché pensiamo che facciano ancora in tempo a cambiare, non come dice D’Alema però. Non chiudendosi ancora, e di più”.

I promotori vogliono parlare a chi non trova spazio, a chi si sente ripetere sempre che il suo momento non è arrivato. “Il desiderio è che Bersani, Di Pietro, colgano l’esigenza del rinnovamento”. Il manifesto parte dal momento che il Paese sta vivendo, “tempi di debolezza della politica e d’inettitudine dei partiti politici”. E parla di un governo tecnico da “accettare come pharmakon”, anche se “la medicina che guarisce può diventare il veleno che uccide”.

“La ratio – spiega Zagrebelsky – è che questo governo è benvenuto per il momento in cui è stato formato, poiché si dovevano affrontare argomenti che il sistema dei partiti non era in grado di affrontare. Non si può però immaginare che la tecnica sostituisca stabilmente la politica”. Il presidente emerito della Consulta si chiede quel che tutto questo significhi “per l’avvenire della politica e della democrazia”. Ed esorta: “I partiti si rendano conto che non possono – se non tradendo il loro compito – stare a balia troppo a lungo di un potere tutelare. Devono stabilire, e subito, un contatto nuovo con quel che è fuori da loro”.

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