Processo breve, in vista modifiche

ROMA - Si lavora alacremente, in casa Berlusconi, per trovare una “via di fuga” sul processo breve. Una soluzione tecnica, che ovviamente dovrà seguire, e mai precedere, una ritrovata intesa politica con il presidente della Camera. Nella quale avrà un ruolo di grande evidenza lo stop agli attacchi giornalistici contro di lui e, come chiede la finiana Maria Ida Germontani, anche “la revoca della sua espulsione” vista come “la pre-condizione per qualsiasi trattativa su qualsivoglia argomento”. Una nuova norma transitoria, opportunamente rivisitata, che al contempo salvi il Cavaliere dai suoi processi incombenti (Mills e Mediaset), facendoli “morire”, senza però trasformarsi in quella “amnistia mascherata” che Fini e gli uomini di Fli denunciano e non sono disponibili a sottoscrivere. E che neppure il Quirinale asseconderebbe con la sua firma, anche se dal Colle fanno autorevolmente sapere che sul processo breve, come per le intercettazioni, la linea del presidente non sarà “trattativista”, ma quella del wait and see, aspettare il testo, leggerlo, valutarlo, e solo in quel momento emettere un giudizio.
Ma poiché le due cose assieme, il voto favorevole dei finiani e la firma del Qurinale, sono fondamentali, ecco che l’ordine di Berlusconi a chi maneggia le carte è stato chiaro: “Mettetevi a studiare una soluzione che ci faccia uscire dal guado”. Una via che non dovrà suonare come un rimettersi alla volontà di Fini perché, come dice il premier, “se all’improvviso mi piegassi a lui la gente non capirebbe, mentre finora ha apprezzato la nostra fermezza nei suoi confronti”. Ma al contempo un escamotage per ridurre l’impatto della futura legge sui dibattimenti pendenti. Se finora, sotto la mannaia del processo breve, sarebbero dovuti cadere tutti i processi pendenti al maggio 2006, quelli dell’indulto di Prodi, i tecnici Pdl ragionano su una “riduzione del danno”, su una rimodulazione che attenui gli effetti negativi. Alcune centinaia, aveva stimato l’Anm, tra il 10 e il 40% dei dibattimenti per il Csm, solo l’1% per il Guardasigilli Alfano: comunque lo si valuti, l’impatto dovrà essere ridotto al minimo. Per evitare giudizi come quello del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri: “Il processo breve, per come è stato concepito, è un regalo a tutti, alla mafia e non solo. Quindi, per coerenza, dovrebbe farsi sentire il ministro Maroni”.
Una linea che non potrà dispiacere a Italo Bocchino che ieri diceva: “Spetta ai tecnici di Berlusconi farci delle proposte. La nostra posizione politica è chiara: siamo favorevoli a uno scudo per evitare la gogna giudiziaria del premier, ma non a far cadere 3 o 400mila processi”. È ovvio quindi che se l’impatto del processo breve si attenua in termini considerevoli la via di un’intesa si apre. Una strada che anticipa gli effetti di un’eventuale bocciatura del legittimo impedimento (il 14 dicembre c’è il giudizio della Consulta), ma che non sarà facile trovare. La voce di un possibile incontro, già in questi giorni, tra gli esperti giuridici di Berlusconi e Fini, Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno, pur circolata, non trova al momento conferma.
I finiani, comunque, preparano la “campagna di settembre”. Prima fermata: Mirabello, domenica 5 settembre. La linea di Fini e dei parlamentari di Fli verrà messa a punto il giorno prima, in una riunione nella sede di Farefuturo. Lì, il presidente della Camera illustrerà il discorso che terrà il giorno dopo in provincia di Ravenna, alla festa del Tricolore. In cui parlerà anche del processo breve per ribadire che quel principio, di per sé giusto, non può trasformarsi in “un’amnistia mascherata”. È quello che ripete da giorni Bocchino. Che ha ribadito che il testo va cambiato perché “la Camera (l’8 settembre il ddl approda in commissione Giustizia, ndr.) non è l’ufficio notarile dei testi approvati al Senato”. “Questioni di lana caprina” per il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto che “non aiutano il buon esito dei rapporti che vanno chiariti in modo chiaro e definitivo”.
Processo breve, ma anche futuro del governo, mentre si fa strada l’ipotesi di un patto federativo tra Pdl e Fli. Bocchino, quasi ad allentare le tensioni con il Pdl,  pare chiudere le porte a un terzo polo: “Col risultato del 2008 e con la legge elettorale vigente le coalizioni sono due e non ne vedo altre all’orizzonte”.

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