Il Parlamento è base della nostra democrazia

Caro presidente Scalfaro, care amiche e amici dell’Associazione, rispondo volentieri alle domande che avete posto a me, come agli altri candidati alla Presidenza del consiglio per le prossime elezioni. 1) Siamo assolutamente convinti che nella prossima legislatura il Parlamento dovrà approvare una modifica dell’articolo 138 della Costituzione che elevi a due terzi la maggioranza necessaria per l’approvazione di leggi di revisione costituzionale e che consenta in ogni caso il successivo referendum popolare sul testo approvato. Questa modifica deve essere, a nostro avviso, preliminare a ogni altro eventuale intervento di revisione costituzionale. La “messa in sicurezza” preliminare della Costituzione, attraverso la modifica dell’articolo 138, era del resto già contenuta nel programma dell’Unione di due anni fa, e l’esame ne era già iniziato presso la Commissione affari costituzionali del Senato. Va precisato che la modifica va prevista per qualunque legge di revisione costituzionale, senza distinzione tra la prima e la seconda parte della Costituzione. E ciò oltre che per le ragioni tecniche che i giuristi conoscono, anche perché riteniamo che esista un nesso sostanziale tra le due parti della Carta fondamentale. Aderiamo alla proposta della Vostra associazione, anzitutto per contrastare la “banalizzazione” della Carta fondamentale, che viene troppo spesso considerata come una delle tante leggi in vigore, da cambiare in uno o più punti a seconda delle opinioni e delle spinte prevalenti in questo o quel momento.

Riteniamo che l’impianto fondamentale, i valori, i principi della nostra Carta fondamentale siano oggi più validi che mai. Essa è il frutto di una stagione alta – idealmente, culturalmente, politicamente – della storia italiana, incomparabile sotto ogni aspetto con quella che stiamo vivendo. Del resto questo fu il giudizio espresso da una larga maggioranza di italiane e italiani nel referendum del giugno 2006, quando proprio in nome della difesa della Costituzione repubblicana fu respinta la riforma votata dal centro destra. Condividiamo anche la proposta che mira a prevedere in ogni caso, cioè quale che sia il numero dei voti con i quali l’ipotizzata revisione costituzionale sia approvata dal Parlamento, la possibilità del ricorso al giudizio finale dei cittadini attraverso il referendum. Alla ragione di principio – per la quale è giusto prevedere la partecipazione dei cittadini a eventuali modifiche della Costituzione, che appartiene a loro, e non ai partiti – si aggiunge una preoccupazione. PD e PdL dichiarano di voler modificare la Costituzione e parlano di legislatura costituente, senza però indicare i concreti contenuti dell’auspicata riforma. C’è quindi il rischio che con la maggioranza parlamentare dei due terzi sia approvata una riforma finalizzata a interessi di parte, e in particolare alla riduzione degli spazi di pluralismo politico e della democrazia rappresentativa. Un cambiamento, a nostro avviso, negativo e che comunque deve poter essere giudicato – approvandolo o respingendolo – da tutte le cittadine e i cittadini.2) Riteniamo che la forma di governo parlamentare debba restare alla base della nostra democrazia, e che molto limitate e puntuali siano le modifiche da introdurre alla Costituzione: la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo paritario.

E’ troppo comodo addossare alla Costituzione responsabilità che sono invece della politica. Se c’è una crisi della democrazia italiana essa è di rappresentanza e di rappresentatività, non di assenza degli strumenti per assumere decisioni. Coerentemente a questa impostazione, riteniamo che la legge elettorale vada riformata sulla base del modello tedesco. Introdurre una clausola di sbarramento è giusto, per selezionare le forze politiche davvero rappresentative; distorcere la rappresentanza per chi supera la soglia di accesso comprime il pluralismo senza alcun vero vantaggio per la governabilità come del resto dimostra appunto l’esperienza della Germania. Nella prossima legislatura opereremo perché all’Italia siano date regole democratiche di tipo europeo, e non uno pseudopresidenzialismo oligarchico e asfittico.

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