Partiamo dagli eventi bolognesi degli ultimi giorni – la morte di Fakir Abderrahim sotto il peso di due poliziotti, uno dei quali inginocchiato sulla sua schiena, mentre aveva i piedi e le mani legati e gli operatori della Croce Rossa stavano assistendo alla scena; e, il giorno dopo, la guerriglia urbana che si è consumata negli stessi momenti in cui nella piazza, quella del Nettuno, si teneva una manifestazione della cittadinanza con il sindaco Matteo Lepore e i familiari di Fakir. Questi eventi sono stati trasformati in un micidiale susseguirsi di dichiarazioni e parole che, da un lato, hanno messo in secondo piano la morte di Fakir e, dall’altro, hanno scatenato una violenta campagna contro il sindaco di Bologna e l’amministrazione. Alla fine della fiera, il linguaggio e il tema in discussione sono stati dominati dalla destra: la manifestazione dei cittadini in Piazza del Nettuno è diventata “la piazza” rabbiosa convocata dal sindaco per attaccare le forze dell’ordine. L’altra piazza, quella dei disordini, è stata etichettata come esemplificativa della piazza pacifica. La benedizione di questa manipolazione dei fatti, vergognosa e puramente ideologica, è venuta dalla stessa Presidente del Consiglio, che ha condannato la decisione di Lepore di “convocare la piazza”. In questa espressione si manifesta la manipolazione della destra e, al contempo, l’inefficacia dell’opposizione. L’attacco a Lepore è un attacco alla cittadinanza libera e attiva, civile e responsabile.
Viene spontaneo chiedersi perché il linguaggio e la lettura tendenziosa e ideologica della destra governativa diventano immediatamente parte del discorso pubblico, senza che dall’altra parte nessuno sappia, con forza e autorevolezza, rovesciarla e ristabilire il vero? Meloni dice che il sindaco di Bologna “ha chiamato la piazza”. Schlein, Conte e Bonelli non sembrano vedere in questa frase un intento autoritario volto a far passare ogni espressione collettiva come una provocazione. Cara Presidente del Consiglio, il sindaco Matteo Lepore non ha chiamato “la piazza”, ha voluto far sentire la cittadinanza di Bologna vicina ai familiari e alle istituzioni. Questo è civismo. Questa non è un’istigazione contro lo Stato e le forze dell’ordine. Bologna ha un abito consolidato nel civismo: ogni volta che un evento doloroso scuote la città, i cittadini sanno dove andare e che cosa fare. Dagli anni delle stragi fasciste a questi anni di nuova violenza. Tra l’altro, e Meloni si guarda bene dal dirlo, il sindaco aveva preso accordi con la Questura prima di convocare la cittadinanza. Bologna è questa: ogni volta che la città è ferita, i cittadini si interessano e mostrano la loro sensibilità per il bene della città e di tutti coloro che la vivono.
La destra identifica tutto questo con un attentato all’ordine, ed è ovvio: perché vorrebbe che ciascuno di noi si facesse gli affari propri e che alle cose pubbliche ci pensassero loro. La difesa della libertà di esprimere in pubblico idee e preoccupazioni è il primo diritto di libertà che i cittadini di una democrazia hanno e rivendicano. Noi non siamo “la piazza”; noi siamo cittadini che sanno come si vive la piazza.


Luigi Manconi