Padoan. Formazione e consapevolezza per una Costituente del cambiamento

Padoan. Formazione e consapevolezza per una Costituente del cambiamento
Foto di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni

L’1 e 2 settembre, mentre a Cernobbio si celebrava il 49imo incontro del mondo della finanza, dell’economia e della politica, a Como si svolgeva L’Altra Cernobbio promossa anche quest’anno da Sbilanciamoci, una rete composta da 51 organizzazioni. Il titolo della due giorni, La Via Maestra, è anche quello della manifestazione di Roma del 7 ottobre lanciata dalla Cgil e da un centinaio di associazioni, tra cui Libertà e Giustizia. Sabato 2 settembre, Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia, ha preso parte al dibattito “La Costituente del cambiamento”: il suo intervento si può ascoltare a questo link (punto 2:39:10). Di seguito il testo della sua riflessione.

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Al Forum Ambrosetti è andato in scena il nascondimento, l’eclissi della realtà. Persino noi abbiamo dovuto essere in un altro posto. Non i bei volti dei cinque operai travolti sui binari, non le loro storie; non le tante persone ridotte a fantasmi: i poveri resi invisibili dalle statistiche, i malati, gli anziani, i giovani sempre più abbandonati a se stessi.

È andato in scena un racconto falso, una riscrittura. La stessa che il governo sembra voler fare della nostra storia repubblicana e della carta costituzionale che sta a fondamento della nostra democrazia: una “polemica”, la chiamò Piero Calamandrei, in ogni suo articolo, contro il fascismo.

La Via Maestra – questo il titolo della manifestazione di questa edizione 2023 de L’Altra Cernobbio e anche della manifestazione del 7 ottobre indetta da Cgil e società civile – è un nome in cui risuona la memoria del percorso cui diedero vita, nel 2013, per Libertà e Giustizia, Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassare. “La difesa della Costituzione – diceva il manifesto – è innanzitutto la promozione  di un’idea di società divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. Non è la difesa di un passato che non può ritornare, ma un programma per il futuro da costruire, in Italia e in Europa”.

Sono trascorsi dieci anni. Ci troviamo, oggi, in un tempo molto più pericoloso, dove non è in questione solo la necessità di difendere e applicare la Costituzione: difenderla dal progetto di presidenzialismo o premierato, di autonomia differenziata, di svuotamento di quell’art. 3 che la senatrice Liliana Segre ha chiamato la stella polare, sulla solidarietà e il dovere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. È in questione, oggi, la tenuta stessa del tessuto sociale, umano e politico che ci costituisce come Paese, che ha smesso di sentire la Carta come un patto che crea comunità, i diritti come un riferimento elementare di giustizia, la costruzione europea come un orizzonte sicuro di libertà e di pace.

Gustavo Zagrebelsky ha recentemente usato una sorta di parabola – quella dei tarli e dei castori – per parlare di chi corrode dall’interno la democrazia e di chi pazientemente continua a cercare di costruire degli argini a sua difesa. In una nota canzone del 1963, i meno giovani forse la ricorderanno, Fausto Amodei parlava di “un tarlo di discendenza nobile che cominciò a mangiare un vecchio mobile. (…) Lavorare a perdifiato, accorciare ancora i tempi, perché aumenti il fatturato e i dividendi”. Era anche quella una parabola: del capitalismo, del neoliberismo – quello che celebra la sua continuità oggi a Cernobbio – che divora esseri umani e natura. Ma oggi i tarli sono sempre di più, e non sono più solo le multinazionali; siamo noi stessi, consumatori sempre più ciechi e disperati, consapevoli di erodere la nostra stessa possibilità di sopravvivenza ma incapaci di trovare un modo per opporci, e, prima ancora, di parlarci, capirci, unirci e agire per una resistenza che sia politica, culturale, umana.

Credo che la Via Maestra, oggi, debba essere questo: ricostruire il tessuto di consapevolezza attorno al patto costituzionale, ritornare alla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire, ripensare al luminoso istituto sindacale delle 150 ore, creare scuole popolari, connessioni tra scuole e territori, lavorare insieme per dare elementi di decostruzione e comprensione della realtà e della complessità in una situazione in cui il 20% dei giovani tra i 15 e 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione (in Europa siamo secondi solo alla Romania).

Una situazione in cui il 76,5% degli italiani, secondo l’ultimo rapporto Censis, non è in grado di riconoscere le fake news, e dove la politica, la sfera pubblica, la stessa democrazia, non possono che apparire mondi lontani, scollegati dalle esistenze, come dimostra il progressivo abbandono del diritto al voto.  Luoghi di relazione in cui porre argine al processo di revisionismo storico e negazionismo in atto, che ha sempre gli stessi dispositivi: il rovesciamento della realtà, la colpevolizzazione delle vittime, la diffusione di teorie del complotto, l’irrisione della tradizione, del discorso scientifico e storiografico, della memoria. Lo vediamo all’opera sul fascismo, sulle trame nere degli anni Settanta, sulle regole condivise della democrazia, sulla costruzione europea, sulla migrazione;sulla crisi climatica e ambientale, sulla crisi pandemica, sul ritorno del nucleare. E non è un caso che il triste catalogo  del generale Vannacci dedichi tanto veleno, oltre che a femministe e omosessuali (la “lobby gay”), a ecologisti e animalisti, in una concezione darwinista della natura che fa da pseudo-giustificazione del patriarcato.

La “costituente del cambiamento” deve implicare, fuori dagli slogan, la costruzione di giustizia ambientale e giustizia sociale, di cultura dei diritti, antifascismo, pace, in un mondo che vuole rendere obsoleti questi concetti.

1 commento

  • Illustre presidentessa Padoan,

    vorrei davvero che trovasse il tempo per leggere e ponderare questo messaggio che contiene una proposta operativa potenzialmente molto efficace, avallata da illustri docenti, di cui in privato potrò farle pervenire le e-mail.

    Se è apprezzabile la volontà degli organizzatori de “La Via Maestra”, lo strumento della manifestazione per la sua storica inefficacia, è diventato una ritualità poco partecipata e quindi sconsigliabile (la precedente di un paio di mesi fa con la CGIL e tutto l’armamentario progressista e 90 associazioni, ha messo insieme 30mila persone, truppe cammellate comprese).

    È molto maturo il tempo di andare oltre, è tempo di Realizzare quella Sovranità Popolare sempre declamata astrattamente, brandendo la Costituzione agli artt che consentono la Democrazia Diretta Propositiva, che con un’importante partecipazione popolare, può diventare impositiva, e comunque fare della Costituzione un Bene Comune intangibile senza l’avallo della Cittadinanza.

    Si può fare! Ecco come, copio incollo:

    ante scriptum: N.B. questo è solo un modus operandi a disposizione di chi più ne sa e più può, modificabile e/o integrabile per il miglior risultato possibile per il Paese e per il popolo progressista, anche se io l’ho pensato per il PD, che però non ascolta…

    “AGIRE con la Costituzione”:

    per fare della stessa un Bene Comune blindato verso ogni ulteriore insulto”, ma aperto ad aggiornamenti da chi ne avrà l’autorevolezza, con l’avallo della Cittadinanza!

    per aggregare il Popolo Progressista attorno al nuovo PD, liberandolo dalla necessità di comporre un “campo largo” e difficile tra concorrenti (a sinistra le coalizioni accorciano la vita di governi e maggioranze)

    per tutelare la nuova segretaria da condizionamenti interni non desiderati

    per riportare l’astensionismo nel gioco democratico

    per non perdere 5 anni facendo solo opposizione, lasciando l’iniziativa ad una maggioranza parlamentare che non ci può piacere, minoranza nel paese, anche figlia di una pessima legge elettorale .

    perseguendo riforme qui ed ora perché le promesse non bastano più ad un elettorato sfiduciato, smarrito, confuso, indotto al secondo posto in Europa per analfabetismo funzionale (OCSE).

    Si può fare! Coinvolgendo l’associazionismo culturale-progressista della cosiddetta Società Civile, nell’esercizio congiunto e sinergico degli articoli 71 e 50 della Costituzione, “REALIZZANDO”, una volta nella storia, quella Sovranità Popolare sempre astrattamente richiamata, “nelle forme e nei limiti consentiti”, andando oltre analisi, appelli e promesse.

    Anche se gli articoli citati, il 71, “Proposta di Legge di Iniziativa Popolare” (PLIP), e il 50, “Petizione alle Camere”, hanno nel tempo rivelato la loro debolezza nei confronti di parlamenti sordi ed arroganti, il loro esercizio congiunto e sinergico può dare ad essi un’efficacia importante e decisiva.

    In che modo?

    Per coinvolgere diversi gruppi sociali con diverse sensibilità e raggiungere più facilmente numeri imponenti e impositivi, e poiché lo sforzo organizzativo è pressochè uguale, si lanceranno contemporaneamente non una, ma 4/5/6 PLIP a comun denominatore progressista, in modo che 60mila cittadini possano firmarle tutte senza contorsioni contraddittorie, soddisfacendo il 71.

    Una volta raggiunte le necessarie 60mila firme certificate (non proprio un’impresa impossibile), le PLIP verranno inserite in una formale Petizione alle Camere, con l’invito alla semplice sottoscrizione, anche via web, per raggiungere facilmente numeri importanti, che in democrazia sono decisivi.

    Quali i temi più LARGAMENTE popolari, coinvolgenti e quindi funzionali?

    1a) Oggi l’ambientalismo è obbligatoriamente sugli scudi, e una PLIP per la “Cessazione del consumo di suolo agricolo e/o del finanziamento energie fossili” in progressione molto rapida, sarebbe sicuramente accolta con partecipazione attiva da quel movimento, spesso nelle piazze a manifestare, o impegnato a pulire il mondo raccogliendo plastiche e rifiuti, o a imbrattare l’arte, ho a speronare baleniere coi gommoni

    2a) Il sindacato chiede da lustri e decenni una norma che regoli la “Rappresentanza”, con tutto quel che vuol dire per il mondo del lavoro, e una PLIP che soddisfi questa giusta richiesta, sarebbe sicuramente ben accolta e accompagnata attivamente nel suo percorso da quella grande forza organizzata.

    3a) Una norma per rilanciare e blindare il SSN da desumere dai lavori dei FORUM TEMATICI organizzati dal PD

    4a) Una norma per rilanciare la Pubblica Istruzione con particolare riguardo all’estensione di asili nido e scuole primarie a tempo pieno, per ridurre le disuguaglianze e promuovere una società più ricca in conoscenza, cultura ed educazione civica.

    5a) La necessità di una buona “Legge elettorale che restituisca agli elettori il vero potere”, che non è quello di mettere una crocetta sul candidato cmq scelto dal segretario, ma quello di concorrere alla scelta dei candidati alla propria rappresentanza, anche territoriale, è avvertita dalla generalità dell’elettorato, oggi quanto mai!
    (Il prof Pasquino, esperto della materia, suggerisce la scelta tra i sistemi francese o tedesco “senza correzione alcuna”, positivamente collaudate da molte legislature da solide democrazie. E, aggiungo io, sarebbe assurdo impantanarci tra proporzionale puro maggioritario o misto, visto che abbiamo votato e rivotato con porcellum e rosatellum!).

    6a) la sostituzione di quel che resta del Parlamento bicamerale dopo il taglio rozzo e brutale, cioè di fatto un anacronistico monocameralismo diviso in due sezioni fotocopia e mal funzionanti, con la “Riforma Monocamerale dei proff Ferrara, Rodotà e altri di livello” negli archivi della Camera dal 1985.
    Una riforma raffinata e puntuale, elaborata in scienza e coscienza da grandi giuristi che avevano e hanno in stima la Costituzione e la centralità del Parlamento nella Repubblica Parlamentare, non per disprezzo, propaganda o risparmio di spesa, ma, già allora, per razionalizzare la funzionalità di quella istituzione.
    (Con questa eccellente riforma, solo da aggiornare in punta di cesello, si otterrebbero anche 2 effetti collaterali importanti: la cancellazione dei nomi di Calderoli, Salvini, Di Maio e C.) dall’elenco dei riformatori della Carta, ruolo e titolo di cui non sono degni nel modo più assoluto, e una riduzione di spesa di oltre 500 milioni l’anno.)

    Una volta raccolte le 60mila firme su tutte le PLIP, esse verranno inserite, come già accennato, nella stessa unica formale “Petizione alle Camere” con l’invito, attraverso ogni strumento disponibile, alla Cittadinanza sensibilizzata a sottoscriverla e a diffonderla per partecipare così ad una azione CORALE ,ASSERTIVA, COSTRUTTIVA e quindi capace di indurre entusiasmo!

    Per i temi proposti e le entità coinvolte, si può prevedere un numero di firme tali da non poter essere ignorato da qualsiasi Parlamento elettivo…altrimenti resterebbe l’art 40 da esercitarsi come conclave laico verso di esso.

    Con il successo di questa AZIONE, oltre le riforme proposte, “avremo fatto della Costituzione un BENE COMUNE blindato verso ogni ulteriore insulto”, ma aperto ad aggiornamenti da chi ne avrà l’autorevolezza, con l’avallo della Cittadinanza! E offerto agli astenuti la possibilità di rientrare nel gioco democratico, liberati dalla scelta triste del “male minore”.

    In vista delle prossime elezioni europee, col rischio reale di uno spostamento a destra dell’asse politico, sarebbe quanto mai importante una maggioranza relativa del nuovo Partito Democratico, dal quale cerco, invano, ascolto permeabile da mesi…” Ascolto e avalli che trovo presso docenti molto qualificati, ma non incidei nel dibattito socio-politico.

    Paolo Barbieri già socio presso circolo di La Spezia

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